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Una certa Puglia scompare via via che il secolo incede, lasciando però una traccia, un esempio e magnifici pensieri da custodire come le mele cotogne nella cassapanca di cui scrive Aristofane, «così i vostri panni avranno profumo d’intelligenza». Nel caso di Giovanna Gennarini Laterza, mancata ieri a 89 anni, bisogna ricordare anche lo stile, parola quasi estinta, quando non irrisa. «La signora Giovanna» - come la chiamavamo in molti - per decenni sedette a una scrivania in fondo alla libreria Laterza che s’intravedeva dall’ingresso, allora in via Sparano. Che fosse stato o meno lo stesso tavolo degli incontri di Benedetto Croce con il suo editore Giovanni Laterza, com’è plausibile e ci piace pensare, da quella «plancia» Giovanna si muoveva tra gli scaffali e governava la libreria con discrezione e competenza, accogliendo non solo quelli che oggi son definiti i «lettori forti», ma anche gli studenti, le ragazzine, il passante incuriosito da un testo in vetrina (un ruolo «ereditato» e rinverdito dalla primogenita Maria Laterza).

Giovanna Gennarini discendeva da una nobile famiglia tarantina di cui si ha notizia fin dal 1500, che rifulge grazie a Michele Gennarini, colto, coraggioso e combattivo sindaco della città jonica nel passaggio storico di fine ‘700, quando il Mezzogiorno freme di ideali giacobini e ne subisce la reazione sanfedista. A Taranto, sull’Isola lungo via Duomo, c’è ancora il palazzo Gennarini con l’omonimo ipogeo, del quale la signora Giovanna andava assai fiera e che negli ultimi vent’anni s’è impegnata a restaurare e a rivitalizzare ospitando alcune iniziative culturali.

Ad Alessandra Bocchino, che nel 2010 per la «Gazzetta» intraprese un viaggio tra le famiglie aristocratiche di Puglia, la signora Gennarini confidò di avere riscattato lo stabile dai suoi fratelli con l’intento di sottrarlo al rischio del degrado, come aveva fatto un’altra Giovanna nata nel 1790, figlia libertaria e poliglotta del giurista napoletano Valentino Zingaropoli e moglie di Carlo Gennarini, il rampollo di quel Michele dall’animo rivoluzionario. «I baresi sono in gamba - disse nel 2010 -, nel giro di poco hanno trasformato Bari vecchia, mentre a Taranto tutto tace, è ora di creare una forza autentica che restituisca al cuore antico della città ciò che aveva e che anni di abbandono le hanno tolto: la sua bellezza e il suo futuro. Qui c’è un fiume di storia che attende solo di riprendere a scorrere per trasformarsi in modernità». Ed è il caso di far cenno a quanto bisogno vi sia di una modernità virtuosa sui Due Mari afflitti da un’industrializzazione guasta, mentre c’è chi vagheggia la chiusura della fabbrica senza alternative credibili per il lavoro in città.

Corteggiatissima dagli ufficiali della Marina Militare - ci raccontò lei stessa -, al fascino della divisa preferì quello della toga. Giovanna sposa l’avvocato Paolo Laterza, scomparso due anni fa, conosciuto nelle aule di Giurisprudenza del capoluogo pugliese dove lui era un giovane assistente di Aldo Moro. La nobile ragazza tarantina sceglie così l’Adriatico, un altro mare e nuovi orizzonti: diventa una borghese barese nell’alveo della famiglia Laterza - Paolo era il fratello dell’editore Vito Laterza - con la sua straordinaria storia culturale e d’impresa. Quella borghesia, nell’editoria come in diversi ambiti professionali ed economici, ha contribuito a fare di Bari l’emblema d’un Sud «diverso», lontanissimo dagli stereotipi: una città-regione aperta al mondo, generosa nei tentativi di riscatto meridionalistico a dispetto del luogo comune sui soldi dei baresi «pochi, maledetti e subito», volitiva al pari di poche altre realtà in Italia, mediterranea eppure «calvinista». Parliamo della Bari novecentesca dell’Acquedotto, del Petruzzelli, dell’Università tra le più vivaci del dopoguerra, delle professioni liberali... Élites borghesi, consapevoli e fiere di interpretare tale ruolo «di servizio», che da tempo sono purtroppo fuori gioco o fuori campo: un declino pernicioso per il Paese tutto dove oggi le classi dirigenti dissimulano il proprio status.

In quella Bari, Giovanna e Paolo Laterza erano oltretutto i raffinati ospiti di scrittori e studiosi in città per i mitici «Mercoledì letterari» al teatro Piccinni, per un seminario accademico o la presentazione di un romanzo: da Herbert Marcuse a Norberto Bobbio, da Eduardo De Filippo a Natalia Ginzburg, da Leonardo Sciascia al giovane Pier Vittorio Tondelli... Vivacità, curiosità, idee e libri, un grande amore per i libri. Altro che «salotti»! Pochi giorni fa l’editore Alessandro Laterza ha ricordato che è trascorso un trentennio dacché nel novembre 1989 una parte della famiglia Laterza decise di mettere in vendita le quote della casa editrice, alle quali era molto interessata la Rizzoli. Ma Vito e Paolo con Giovanna esercitarono l’opzione, forti di una mobilitazione della società civile, in primis della «Gazzetta», nonché dell’intervento di una banca. La Laterza restò «barese», cioè autonoma, indipendente, visionaria quanto basta e sempre concreta, con lo sguardo festoso di Giovanna Gennarini Laterza, la sua allegria che rimava con libreria.

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