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Un Lecce con più certezze
alla conquista di Firenze

Progressi nel gioco, carattere e ambiente ricompattato per sperare ancora

La partita contro l'Andria ha evidenziato diversi aspetti che inducono a guardare al futuro con maggiore ottimismo. Il tecnico Rizzo chiamato a riportare a una condizione ideale elementi decisivi come bomber Caturano e Torromino

Lecce, l'abbraccio tra Mancosu e i compagni dopo il gol del momentaneo 1-0 all'Andria (Massimino Foto)

Lecce, l'abbraccio tra Mancosu e i compagni dopo il gol del momentaneo 1-0 all'Andria (Massimino Foto)

di Marco Seclì

CALCIO LECCE - Due partite, due pareggi, due gol fatti e due subiti. È ancora troppo presto per capire se la «cura Rizzo» funzionerà. Ma il Lecce si mette in marcia per arrivare alla finale playoff di Firenze con qualche certezza in più rispetto al passato.

Segnali positivi sono arrivati domenica dalla gara contro l’Andria e riguardano un po’ tutti gli ingredienti per sperare in un finale di stagione convincente. Dall’aspetto tecnico-tattico al carattere sfoderato dalla squadra, al recupero di elementi fondamentali come Mancosu.

Un altro segnale che fa guardare al futuro con fiducia, altrettanto se non più importante dei primi, è l’aver ritrovato la compattezza dell’ambiente. La contestazione che aveva accompagnato l’ex tecnico Padalino e poi coinvolto pure i giocatori a partire dalla dolorosa sconfitta di Foggia è terminata. Il Lecce ha ritrovato il sostegno pieno della tifoseria, ora di nuovo disposta ad accompagnarlo in forze nell’epilogo della stagione.

Tornando ai fatti del campo, il primo tempo contro l’Andria ha mostrato progressi rispetto all’involuzione che aveva contraddistinto le precedenti uscite dei giallorossi. Si sono intraviste le novità introdotte dall’avvento di Roberto Rizzo sulla panchina. Scambi in orizzontale ridotti al necessario e ricerca pressoché immediata della profondità attraverso rapide verticalizzazioni.

Si è vista pure una maggiore protezione della difesa, specie attraverso i compiti assegnati al centrale di centrocampo. Arrigoni è sembrato un po’ meno partecipe all’impostazione (lasciata più spesso alle iniziative degli interni Mancosu e Costa Ferreira), ma più presente in fase difensiva. Il risultato è stato che la retroguardia non ha mai corso i rischi cui puntualmente si esponeva, con i due centrali difensivi costretti a tamponare le falle in mediana. L’avversario non ha mai trovato spazi utili per colpire, tanto che il gol del pareggio andriese è arrivato a seguito di un calcio da fermo.

La predisposizione alla battaglia emersa domenica è poi un altro sintomo incoraggiante. Contro un avversario all’ultima spiaggia, a caccia del posto playoff, che non di rado ha fatto ricorso al gioco duro, la squadra ha ribattuto colpo su colpo sul piano del carattere. Lo stesso spirito sarà indispensabile negli spareggi, a patto di non esagerare con l’agonismo e di evitare di cadere nelle provocazioni.

Detto delle note positive, restano sicuramente diversi punti da migliorare. Nella ripresa, complice il calo fisico, l’intensità di gioco è venuta meno, i meccanismi razionali voluti da Rizzo e ammirati nel primo tempo sono via via saltati. Troppe le ripartenze e le occasioni sprecate. Un lusso che ai playoff il Lecce non potrà permettersi. Da mettere a punto anche lo sviluppo della manovra sulle corsie esterne. Bisognerà poi rivitalizzare qualche giocatore apparso ancora al di sotto dei propri standard.

Su tutti Caturano e Torromino: le loro qualità non si discutono, occorre che recuperino la forma migliore per tornare a essere l’arma in più del Lecce.

Roberto Rizzo ha due settimane per lavorare su tutti questi aspetti. Per ora, ci si può accontentare dei progressi.

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