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L'allenatore Roberto Rizzo sul prato del Via del Mare con la squadra del Lecce (foto Massimino e Anza)

Roberto Rizzo nel primo allenamento con il Lecce (foto Massimino e Anza)

di Marco Seclì

CALCIO LECCE - Aveva un’ora di tempo per rispondere alla chiamata della società, ma per decidere gli sono bastati dieci minuti. «Se sono venuti a chiedermi di allenare il Lecce in un momento così difficile le cose sono due: o pensano che sono bravo oppure sono pazzi».

Roberto Rizzo ci ha riflettuto un po’ su e ha scelto la prima ipotesi. Poi si è lanciato con entusiasmo nella sua nuova avventura in giallorosso. Oggi, a 56 anni, è un uomo e un tecnico più maturo di quello che undici anni fa, dalla «Primavera dei miracoli» fu spedito sulla panchina del Lecce per tentare di salvare la serie A. Impresa sfiorata, che non gli valse la riconferma e che anzi, forse, frenò la sua carriera di allenatore preparato e promettente. Avrà pensato anche a questo in quei dieci minuti di riflessione prima del nuovo sì.

Acqua passata, rimarca «Roby gol» durante la presentazione, ieri pomeriggio, nella sala stampa «Sergio Vantaggiato» del Via del Mare. «Conquistammo un punto a partita - ricorda - con una squadra che ne aveva 12 alla ventiquattresima giornata. Una media che sarebbe stata ampiamente sufficiente per la salvezza. Ci arrivammo comunque vicini. Andammo via col magone, ma il calcio è così». Nessuna recriminazione.

Oggi Roberto Rizzo ha un’altra missione non facile da compiere, quella di raccogliere l’eredità di Padalino, ma ha la determinazione e l’esperienza giuste per portarla a termine. «Spero di riuscire a coronare il sogno della dirigenza e di tutti i tifosi del Lecce».

Dovrà fare in fretta a rivitalizzare una squadra apparsa appannata nelle ultime uscite, perché i playoff sono ormai alle porte. Niente stravolgimenti, annuncia, «sarebbe da stupidi». «Il 21 maggio è in programma il primo spareggio - osserva il neo allenatore giallorosso - non c’è tempo per le rivoluzioni. Sarebbe sciocco cercare di modificare in pochi giorni un’impostazione tecnico-tattica acquisita in dieci mesi. Interverrò su qualche atteggiamento complessivo della squadra, questo sicuramente».
E le varianti si possono già intuire. «Ogni allenatore può interpretare lo stesso impianto-base in modo diverso - spiega - c’è chi predilige il palleggio, altri, come me, preferiscono la verticalizzazione». Il tiki-taka di Padalino sembra ormai al tramonto.
Rizzo non ha parlato con lui, ma ha apprezzato il lavoro del predecessore. «Diciamo la verità, il Lecce si è trovato sulla strada un avversario fortissimo come il Foggia, ma la media punti resta vertiginosa e bisogna darne atto. Qualcosa però si può fare».

Anche dal punto di vista psicologico. «Bisogna spazzare via il malumore subentrato nell’ambiente e che inevitabilmente è arrivato alla squadra. Cercherò di fare capire ai ragazzi che qui c’è un pubblico che vive di amore per il Lecce e non di crudele contestazione. I tifosi oggi sono come un innamorato deluso, ma in passato hanno più volte dimostrato di saper serrare i ranghi per il bene della maglia».

Roberto Rizzo conosce l’ambiente come le sue tasche. Protagonista da tempi di Iurlano, quando era calciatore, passando per la proprietà Semeraro e ora alla società di Enrico Tundo e Saverio Sticchi Damiani. «Sono a casa, mi sento a mio agio, conosco Saverio Sticchi Damiani da tantissimo tempo, il direttore sportivo Meluso da trent’anni. Questo mi facilita il compito. E una società che ha difeso l’allenatore anche in un momento così difficile mi conforta; il nostro è un mondo in cui spesso ti buttano via al primo passo falso».

Ha avvertito anche l’affetto che lo circonda. Tramite lui è arrivata una ventata di aria nuova che serve a fare tornare il sereno. La squadra l’ha vista all’opera « tre-quattro volte dal vivo e una decina di volte in tv, perché di solito sabato e domenica seguivo la serie B e la serie A». È però sicuro che avrà a che fare con un «gruppo sano e unito, fatto di professionisti seri e che annovera elementi con ottime capacità, che vanno valorizzati. Mi aspetto da tutti che facciano del loro meglio, non solo per la presenza del nuovo allenatore ma anche per rendere giustizia al lavoro svolto con chi mi ha preceduto».

Il tecnico originario di San Cesario lascia la sala stampa e corre sul campo per il primo allenamento. La storia recente insegna che per un salentino non è mai stata una passeggiata allenare il Lecce. Tutti sperano, però, che Roberto Rizzo sia «profeta in patria». Come Mimmo Renna, il leccese che nel 1976 portò i giallorossi in serie B.

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