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Lecce e un problema da risolvere: la fragilità difensiva

Migliorare la fase di non possesso è uno degli imperativi dei giallorossi in vista delle ultime dodici giornate di campionato

Liverani: cercare di trasformare un gruppo in squadra

LECCE - Migliorare la fase di non possesso è uno degli imperativi del Lecce in vista delle ultime dodici giornate di campionato. Le cifre dei primi ventisei turni indicano che questa è una priorità di Marco Mancosu e compagni. La formazione salentina, infatti, è quella che ha incassato il maggior numero di reti, ben 56, con una media di 2,15 a match. Troppe. Per raggranellare i 15 punti che ancora mancano per meritare la permanenza, l’undici diretto da Fabio Liverani dovrà trovare il modo di subire meno gol. Magari mantenendo, al contempo, il trend positivo fatto registrare sin qui nella fase offensiva, con 34 gol all’attivo ed una media di 1,30 ad incontro, che fanno della prima linea leccese la decima della massima serie per prolificità.

«È soprattutto una questione di attenzione - sostiene l’ex difensore Raimondo Marino, che è stato in forza al Lecce nel 1989/1990 e nel 1990/1991, dopo le stagioni vissute con il Napoli di Diego Armando Maradona e con la Lazio - Liverani è un bravissimo trainer. Sa dare senz’altro le disposizioni giuste ai calciatori, ma in campo ci vanno loro e compete a loro tenere sempre al top la concentrazione e non perdere mai di vista l’avversario. Altrimenti, in serie A, la punizione, intesa come gol subito, è immediata, quasi scontata. D’altro canto, l’abitudine a giocare a certi livelli cresce con l’esperienza. Quindi, ci sta di sbagliare. Tra l’altro, non è una questione legata ad un reparto, ma all’intero collettivo perché è tutta la squadra che prende parte sia alla fase difensiva che a quella offensiva».

Liverani sta provando la difesa a tre. Potrebbe essere una soluzione?
«Non ci sono moduli risolutivi. La retroguardia a tre, che diventa a cinque nella fase difensiva, può comunque aiutare ad evitare di subire quei tagli che tanto spesso sono stati pagati a caro prezzo dal Lecce. Con questo sistema di gioco, semplificando, il centrale agisce come una sorta di libero vecchio stampo. Tocca a lui andare a “chiudere” certe situazioni. Probabilmente l’allenatore romano opterà per questa soluzione in talune circostanze, come ha fatto contro l’Inter, al Via del Mare, con risultati positivi».

Vede qualche uomo-chiave nel reparto arretrato?
«Liverani non ha mai rinunciato a Lucioni e Rossettini. Quindi indico loro. Quando ho guidato la Ternata in C1, nella seconda parte del 2006/2007, portandola alla salvezza, l’ex Benevento militava nella Primavera ed accadeva spesso che lo facessi lavorare con me, in quanto vedevo in lui delle buone qualità».

Il Lecce resterà sino in fondo una squadra propositiva?
«Senza dubbio, in quanto la filosofia calcistica di Liverani è questa ed ha dato i suoi frutti sul campo».

Chi potrebbe essere l’arma in più dei giallorossi nelle ultime 12 giornate?
«Falco ha i mezzi per essere fondamentale perché ha fantasia, è capace di saltare l’uomo, garantendo la superiorità numerica, vede la porta e sa servire l’assist al compagno. Ringrazio il tarantino per essersi ricordato, in una recente intervista, di quando lo facevo fermare dopo l’allenamento per provare certe situazioni, ai tempi in cui lavoravo nel vivaio del Lecce. Ma oltre a lui, ci sono altri uomini dalla notevole cifra tecnica in grado di incidere, come Farias e Saponara«.

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