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PIERO ARGENTIERO

Chiesto il processo per lo studente diciannovenne brindisino Simone Perrino, ritenuto l’adescatore di un dodicenne. Chiesto anche il processo per il padre e uno zio del dodicenne: il primo per istigazione a picchiare lo studente, l’altro per averlo picchiato. Il rinvio a giudizio è stato chiesto dal procuratore Marco Dinapoli. Deciderà il giudice per l’udienza preliminare Maurizio Saso.

L’accusa mossa allo studente è di avere adescato il dodicenne attraverso Facebook, abusandone in almeno tre occasioni. Fu arrestato anche il padre del ragazzino per lesioni personali gravi. In un primo momento si pensò che l’uomo, scoperto ciò che il diciannovenne aveva fatto al figlio, lo prese a martellate provocandogli gravi ferite alle testa. Ma non era andata così. A picchiare il 12enne era stato lo zio che si presentò ai poliziotti e confessò. Il padre fu scarcerato ma non del tutto scagionato.
Simone Perrino, difeso dall’avvocato Gianvito Lillo, fu arrestato. Era il 20 maggio del 2016. Stando alla ricostruzione fatta dai poliziotti della Squadra Mobile, Perrino conobbe il dodicenne su Facebook attraverso un falso profilo. Si fece passare per una donna. Gli incontri avvennero nel parco Cesare Braico. Il diciannovenne si presentò all’appuntamento dicendo di essere stato delegato dalla donna a incontrarlo e lo costrinse ai rapporti sessuali con la promessa che gli avrebbe fatto conoscere questa fantomatica donna. I tre incontri sessuali avvennero in agosto, tutti nel parco del Braico.

L’inchiesta parte come tentato omicidio. È novembre. Il diciannovenne è ridotto in fin di vita. In ospedale arriva in coma. Operato alla testa, si riprende e dice di essere stato aggredito da alcuni extracomunitari. A marzo viene depositata la denuncia per abusi sessuali presentata dai genitori del dodicenne. Si sospetta che a ridurre in fin di vita lo studente è stato il padre del ragazzino. L’ordinanza di custodia cautelare viene emessa dal giudice per le indagini preliminari Luigi Forleo.
A scoprire l’abuso sessuale era stata la madre del dodicenne. Insospettita dai comportamenti del figlio entrò nella sua chat. Ne parlò al marito. Era novembre. Il genitore si trasformò in investigatore. Una domenica di novembre, negli scantinati del complesso Appia Verde, dalle parti del Cesare Braico, Perrino viene picchiato. La rabbia di chi lo colpisce è tanta. Gli fracassa la testa a colpi di martello.

La denuncia dei genitori viene presentata lo scorso marzo, quando lo studente si è praticamente ripreso. Arrestato prima il ragazzo, il padre si presenta successivamente perché è fuori. Il colpo di scena avviene quando si presenta ai poliziotti lo zio.

«Sono stato io – dice – e quelle ferite le ho provocate con un anello che porto sempre al dito».
Viene effettuato anche un incidente probatorio a due dodicenni, uno dei quali è il denunciante. I due confermano quanto detto in precedenza al pubblico ministero. In buona sostanza entrambi hanno confermato di essersi incontrati con il 19enne: una sola volta tutti e tre, mentre l’altro, quello i cui genitori sporsero denuncia lo scorso marzo, ha detto che gli incontri sono stati più di uno.

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