Domenica 11 Gennaio 2026 | 20:37

Brindisi, molo e zona franca ancora senza futuro. Altra proroga a Enel, investitori alla porta

Brindisi, molo e zona franca ancora senza futuro. Altra proroga a Enel, investitori alla porta

 
andrea pezzuto

Reporter:

andrea pezzuto

Brindisi, molo e zona franca ancora senza futuro. Altra proroga a Enel, investitori alla porta

L’autorità portuale accorda un ulteriore anno di tempo alla società per smantellare le attrezzature in banchina. Disatteso il cronoprogramma originario

Domenica 11 Gennaio 2026, 14:01

Alla fine Enel otterrà una concessione per un ulteriore anno della banchina di Costa Morena dove non movimenta più carbone dal 2023. Il fine è consentire alla società di smantellare tutti gli asset sulla banchina; cosa che da cronoprogramma sarebbe già dovuta avvenire. La linea morbida dell’Autorità portuale non era scontata, dato che da oltre due anni la più pregiata banchina del porto di Brindisi non accoglie traffici e quindi non produce ricchezza. Un lusso che un porto con movimentazioni di merci in picchiata e un ente con bilanci in precario equilibrio non possono permettersi.

Secondo il cronoprogramma originario, la completa liberazione della banchina era fissata per la fine del 2026, con l’avvio dei primi interventi sul molo dalla seconda metà del 2025. Ciò avrebbe consentito all’Autorità portuale di mettere a bando l’area demaniale già nel 2026. Il nuovo concessionario avrebbe dovuto avere a disposizione le prime aree liberate a metà del 2026.

Tuttavia, tutto è rimasto per l’ennesima volta sulla carta e adesso ente portuale ed Enel si accordano su un’ulteriore proroga che ritarda l’insediamento di nuovi investitori come Grimaldi, la quale da oltre due anni ha presentato un progetto da 60 milioni di euro e 240 occupati diretti incentrato sul traffico di automotive. Nel progetto iniziale era prevista la realizzazione di una grande piastra logistica su una superficie di 20 mila metri quadri (tra zona franca doganale e banchina Enel). Ma su queste aree, secondo quanto prospettato nei mesi scorsi dal sindaco Pino Marchionna e dal capogruppo del Pd Francesco Cannalire, potrebbe operare anche Msc, leader mondiale nel traffico merci, che su Brindisi ha già puntato come hub crocieristico, avendo ottenuto una concessione che contempla la realizzazione - a spese della compagnia - di un terminal passeggeri a Sant’Apollinare.

Il lungo stallo provocato dall’attendismo del Governo sul futuro della centrale Enel sta condizionando ogni nuova ipotesi di sviluppo e utilizzo degli spazi portuali. Se realmente Enel dovesse dare seguito all’impegno di smantellare da subito le attrezzature in banchina e la centrale dovesse essere mantenuta in riserva fredda, a quel punto, in caso di emergenza e necessità di tornare a bruciare carbone, bisognerebbe prevedere modalità alternative sostenibili (quindi senza dispersione di polveri) per portare il combustibile a Cerano. Una soluzione che probabilmente sarà individuata nella nuova Aia.

Intanto, sul futuro di Enel si registra l’intervento dei rappresentanti di Avs di Brindisi e Civitavecchia, Riccardo Rossi e Anna Rita Zuena. «Nell’ultimo Consiglio dei ministri - sostengono - il ministro Pichetto Fratin ha partorito una semplice informativa che evidenziava tutte le criticità connesse all’opzione del mantenimento delle centrali in riserva fredda. Si è cosi evidenziato che lo scenario di riserva fredda altro non è che una formula ambigua che rischia di diventare un comodo alibi politico per rinviare decisioni, mantenere lo status quo e ipotecare il futuro di entrambe le città. Perché tenere in vita gli impianti, anche solo potenzialmente, significa mettere a rischio gli obiettivi strategici che Civitavecchia e Brindisi devono ottenere senza ulteriori rinvii: lo smantellamento e la messa in sicurezza delle due centrali, le bonifiche, l’ampliamento reale e non fittizio delle zone industriali, investimenti certi, una vera reindustrializzazione e la tutela piena dell’occupazione. Solo così è possibile dare subito certezze ai lavoratori, in particolare dell’indotto, da impiegare in tutte le fasi di dismissione e bonifica ed avere il tempo per la reindustrializzazione dei nostri territori attraverso l’esito delle manifestazioni di interesse del Mimit lanciate nel 2025. Ogni soluzione che mantenga una zona grigia, ogni scelta che congeli il futuro della città in nome di equilibri nazionali o interessi energetici estranei al territorio, è inaccettabile. Civitavecchia e Brindisi hanno già pagato abbastanza. Ora servono trasparenza, responsabilità e scelte definitive, non formule opache buone solo per non decidere».

© RIPRODUZIONE RISERVATA

Marchio e contenuto di questo sito sono di interesse storico ai sensi del D. Lgs 42/2004 (decreto Soprintendenza archivistica e Bibliografica Puglia 18 settembre 2020)

Editrice del Mezzogiorno srl - Partita IVA n. 08600270725 (Privacy Policy - Cookie Policy - - Dichiarazione di accessibilità)