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In Puglia e Basilicata

Notti d'estate

Mesagne, a tu per tu col primo soccorso

118 brindisi

Scene di «ordinaria» vita serale al Ppit ricavato nell’ex ospedale brindisino

02 Agosto 2022

Angelo Sconosciuto

BRINDISI - «La aspettiamo nell’ambulanza senza ruote...». Dall’altro capo del telefono Luigi Campana, infermiere di pluridecennale esperienza, conferma al cronista l’appuntamento per la serata di mercoledì al Punto di primo intervento territoriale (Ppit) di Mesagne. Motivo dell’incontro: stare qualche momento con l’équipe di primo intervento sanitario. Non un’intera «notte d’estate», ma almeno un... assaggio.

Il tempo di parcheggiare l’auto all’esterno e di entrare nel Ppit, al piano terreno di quello che un tempo era il glorioso ospedale «San Camillo De Lellis» e la guida non c’è più. C’è un signore in piedi, mascherina in volto, che si nota in attesa di qualche responso; c’è un ragazzo di colore, come tanti ce ne sono a Mesagne, che attende seduto...
Dopo qualche minuto la guida: «È venuto un signore che lamentava dolori al petto. La dottoressa sta facendo un elettrocardiogramma, noi abbiamo fatto un prelievo per stabilire il valore di un enzima... Devi aspettare».
Ed intanto c’è via vai, arrivano un paio di soccorritori con zainetto in spalla, l’ambulanza è pronta nell’atrio...
Già, perché qui si sta il minor tempo possibile: se non è nulla si torna a casa, in caso contrario si va - e subito - verso un reparto di «Pronto soccorso», che non va affollato proprio grazie all’opera che qui si svolge.
E sembra che quel dolore al petto sia almeno un «dubbio», se nella sala ci sono i soccorritori con la barella pronti a raggiungere Brindisi.

Assieme al ragazzo attendiamo, mentre un signore di mezza età avverte dolori che verranno diagnosticati come colica e curati lì. Notiamo che il medico scrive, firma documenti, intanto il paziente dell’elettrocardiogramma è pronto ad essere trasferito...
Fuori intanto si è alzato un vento forte (è lo stesso che i social segnaleranno come “Tromba d’aria nel Brindisino”) e la dott. Antonella Marullo, fonendoscopio al collo, ha il tempo per portare le carte fuori ai soccorritori che vanno verso Brindisi e, al rientro in stanza, di scambiare due battute col cronista. «Siamo in un posto di primo intervento - dice -: quando si presenta una persona, la prima cosa da fare è ottemperare alle norme anticovid, quindi provvediamo a trattare il malessere e subito a decidere se, come tutti vorremmo che fosse, non è nulla e dopo le cure qui si può mandare il paziente a casa, o approfondire il caso e con lo screening che si può fare in loco, interessare del problema di salute i reparti di Pronto soccorso».

Il ragazzo fa notare alla dottoressa che il suo dolore è all’altezza dell’addome e lo fa entrare subito. «Qui trattiamo anche chi lamenta coliche; qui possiamo e dobbiamo praticare le suture leggere...», conferma Luigi Campana. Insomma, non è un pronto soccorso come ancora è nell’immaginario collettivo: è un «Ppit»: punto di primo intervento territoriale. È qualcosa di meno e qualcosa in più di un pronto soccorso: qualcosa di meno perché minore è il raggio di azione e gli strumenti in possesso dell’équipe. Prova ne sia la circostanza che non è possibile, ad esempi, effettuare un «emocromo» che potrebbe stabilire la sussistenza o meno di un’appendicite. È qualcosa in più - da un punto di vista psicologico per l’utenza – perché è appunto quel primo soccorso che, nella speranza che non sia nulla di grave, consente a tanta gente di rasserenarsi rispetto alla notizia del trasferimento in un reparto ospedaliero, con i medici che curano in queste stanze quanti presentano problemi di salute affrontabili nella struttura.

Fino a qualche anno addietro si registravano non meno di 10mila interventi l’anno, in questi mesi ne sono stati già fatti diverse migliaia, ma a fine anno sarà difficile raggiungere quella soglia dei 10mila. In queste «notti d’estate» poi non manca il cittadino straniero, il turista di passaggio, l’emigrato che è tornato in città ed avverte qualche malessere che potrebbe rovinargli i pochi giorni di vacanza... Anche il ragazzo accolto e visitato, intanto, presenta qualche dubbio che qui non si può sciogliere: resta in osservazione ancora un po’ e poi... «Anche lui probabilmente dovrà andare in un reparto ospedaliero», ci dice la dott. Marullo, mentre predispone la documentazione per i colleghi che lo prenderanno in carico tra qualche momento, cercando anche di fare in modo che - pensa il cronista - lui solo abbia almeno un amico che vada a visitarlo e si metta in contatto con lui.
E, come una goccia costante di un rubinetto, ecco una signora seduta con la figlioletta... Un altro frammento di attività, in una «notte d’estate» nel Ppit di Mesagne, quell’«ambulanza senza ruote», che non sta ferma ed è capace di andare, anche ad una certa velocità.

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