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Carovigno, da non vedente ad atleta pronto a ogni sfida

Carovigno, da non vedente ad atleta pronto a ogni sfida

Ecco la storia di Vincenzo Donateo, un giovane che ha perso la vista a causa di una malattia

31 Luglio 2022

Flavio Cellie

CAROVIGNO - La gara si svolge oggi pomeriggio alle 18, ma c’è chi ha già vinto, è Vincenzo Donateo. Un giovane carovignese che ha perso la vista a causa di una malattia. Vincenzo ha voluto raccontare a La Gazzetta la sua storia, che lo ha portato oggi a correre la maratona delle «Due Torri» che si svolge tra Torre Guaceto e Torre Santa Sabina, frazione marina di Carovigno. Organizzata per la 17ª volta dall’Atletica Carovigno, la manifestazione sportiva punta a mettere insieme sport e solidarietà per grandi e piccini.

Chi è Vincenzo Donateo e come è nata la tua passione per la corsa?
«Sono un ragazzo non vedente a seguito di una malattia degenerativa che mi ha privato della vista; e nonostante fossi un gran sportivo, avevo deciso di abbandonare tutte le attività. E così, l’unica cosa che restava da fare era “pensare”. Pensare a ciò che non potevo più fare, a ciò che avrei potuto diventare, sapevo bene che molte cose non sarebbero state più come prima. Tutto questo mi ha portato ad infliggermi tanta sofferenza. A stare male. Un giorno però ho deciso di reagire. Ho iniziato a frequentare una palestra. In maniera timida ho conosciuto il titolare della palestra di Carovigno, Mimmo Bellanova. Mia moglie mi ha detto che, quando andavo lì, Mimmo mi guardava come si guarda una persona che non ha nessuna difficoltà, con lo sguardo di chi avrebbe voluto darti una mano. E così è stato. La partenza è stata un po’ deficitaria, a volte imbarazzante. Non riuscivo a fare cose basilari. Avevo dimenticato il modo in cui bisognava farle. E dopo aver ascoltato la storia di un ragazzo non vedente che correva, ho deciso di farlo anch’io e mi sono iscritto ad un percorso di atletica. Non dimenticherò mai il primo giorno. C’era un grande imbarazzo da parte di Angelo, la mia guida che, comunque, non mi ha mai detto “non si può fare”. Siamo partiti con un bracciale di canapa lungo circa trenta centimetri. Mi teneva anche il polso perché era timoroso e ancora non conosceva le mie capacità motorie. Dopo la seconda uscita, ho cominciato a correre procurandomi subito un piccolo infortunio al ginocchio. Dopo l’estate ho deciso di affrontare la mia prima gara ufficiale a Ceglie Messapica. Non ero più una persona con difficoltà ma ero diventato un paratleta, come tanti oggi. Ovvero una persona che, grazie ad una disciplina sportiva, può mettersi in gioco, può correre. Grazie alla mia guida ho iniziato a fare allenamenti. Benché non fossero tanti, ho cercato di farcela comunque. Al secondo chilometro ho smesso di correre ed ho continuato, camminando. Li mi sono reso conto che l’importante non è arrivare primi o ultimi. L’importante è non fermarsi. È stato fondamentale pensare che al traguardo, lì c’era la mia famiglia. Le persone che mi amano. Quindi lo dovevo fare per me e soprattutto per loro. Dovevo dimostrare, non solo a me, ma anche a loro che ce la posso fare. Gli ultimi duecento metri, mia figlia mi ha dato la mano e abbiamo tagliato il traguardo insieme. Penso sia stata, per me una delle cose più emozionanti in assoluto.

Oggi ti sei realizzato acquisendo tante competenze, come vedi il tuo futuro?
«Grazie all’Associazione Ciechi di Brindisi, presieduta da Michele Sardano, ho acquisito competenze informatiche. In seguito ho conseguito una patente informatica internazionale. In passato sono stato un militare volontario dell’aeronautica. Ho ricevuto una grande formazione che mi ha preparato e reso pronto ad affrontare il mondo del lavoro. Lo scorso anno ho fatto una esperienza lavorativa molto interessante. Ho dimostrato di poter dare luce ad una società cieca. Non voglio arrendermi, voglio continuare a prendere le redini della mia vita, ad aiutare la mia famiglia, a realizzare i nostri sogni. La malattia non ha solo colpito me, ma anche chi mi sta a fianco. Quando corro, non sono mai solo. Fisicamente sono io e la mia guida, però corro con le persone che mi stanno vicino quotidianamente, come la mia famiglia. Per quanto riguarda l’atletica, tengo a ringraziare, in maniera particolare, Francesco Valente, presidente dell’Atletica Carovigno. Persona speciale, grande atleta, mi piace definirlo così. Ha preso a cuore il mio caso, non trattandomi mai con pietà, cercando di vedere le mie doti. A volte facevamo lunghe passeggiate, condite con tante chiacchiere, pianti, risate, discorsi a ruota libera. Senza che me ne accorgessi mi accompagnava ad un traguardo. Valente ha preparato Tonino, Salvatore, Ronny le guide che mi sono state vicine e mi hanno insegnato ad inseguire, seriamente, dei traguardi».

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