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il processo

Gara di tiro dinamico mortale a Brindisi, il giudice: «Altezza del terrapieno inadeguata»

Gara di tiro dinamico mortale a Brindisi, il giudice: «Altezza del terrapieno inadeguata»

Il 28 maggio 2016 perse la vita il capitano dei Carabinieri Giambruno Ruello

29 Luglio 2022

Mimmo Mongelli

BRINDISI - Morte del capitano dei Carabinieri Gianbruno Ruello: il giudice ha ritenuto che l’«Altezza del terrapieno era obiettivamene inadeguata a tutelare l’incolumità degli utenti della struttura» . Questa una delle motivazioni della sentenza con la quale il giudice del Tribunale di Brindisi Simone Orazio ha condannato due degli imputati finiti sotto processo per l’incidente in cui il 28 maggio del 2016 perse la vita l’ufficiale dei carabinieri. Ruello fu raggiunto da un colpo di pistola alla testa nelle fasi preliminari della quarta gara del «Campionato italiano di tiro dinamico ation shooting», che si stava disputando a Oria, presso il poligono situato fra il centro delle città federiciana e il santuario di San Cosimo e Damiano, sulla strada provinciale 58.
Quarantanove anni, sposato, padre di due figli, originario di Taranto, brindisino di adozione, il capitano Ruello per anni era stato comandante del nucleo investigativo del reparto operativo del comando provinciale di Brindisi. Anche dopo il suo trasferimento a Bari – era stato nominato capo sezione operativa dell’ufficio Oaio del comando regionale dell’Arma – non aveva spostato la sua residenza da Brindisi.

La mattina del 28 maggio di sei anni fa, il capitano Ruello era impegnato, insieme a tanti altri membri delle forze dell’ordine, nella quarta prova del Campionato italiano di tiro dinamico, che era in programma sul campo di «Tiro dinamico DSC Oria», ubicato in contrada Santoro. Il tragico incidente accadde ancor prima che la gara vera e propria avesse inizio. L’ufficiale dei CC, che rivestiva il ruolo di giudice di gara nella competizione in programma a Oria, fu centrato alla testa da un proiettile esploso da una pistola semiautomatica Glock calibro 9. Il proiettile che raggiunse il capitano Ruello fu esploso da un tiratore che si trovava su un altro percorso di gara. I due percorsi erano divisi da un terrapieno sovrastato da pneumatici fuori uso. Tale barriera, però, si evince dalle motivazioni della sentenza, non era abbastanza alta.

«Le prove raccolte in merito alla conformazione del poligono di tiro e, segnatamente, dall’elemento divisorio posto tra gli stages 1 e 2 hanno dimostrato, senza tema di smentita - scrive il giudice – che l’altezza del terrapieno fosse obiettivamente inadeguata a tutelare l’incolumità degli utenti della struttura, perché essa variava da 1,35 a 1,61 metri ed al riguardo non può essere valutata, in aggiunta, l’altezza degli pneumatici che sovrastavano il terrapieno in parola, essendo emerso che questi ultimi fossero vuoti e, quindi, del tutto inadatti ad arrestare o trattenere i proiettili».

Le condizioni dell’ufficiale dell’Arma apparvero subito gravissime. Trasportato in tutta fretta al «Perrino», i medici dell’ospedale del capoluogo brindisino lo sottoposero ad un delicato intervento chirurgico nel tentativo di strapparlo alla morte. Dopo l’intervento il capitano dei carabinieri fu nel reparto di Rianimazione dello stesso ospedale, dove decedette il giorno dopo.
Nel corso del processo, che si è celebrato dinanzi al Tribunale di Brindisi, sono emerse delle responsabilità solo a carico di Francesco De Pace, presidente dell’associazione sportiva Dynamic Shooting Club Federico II, condannato alla pena di un anno e otto mesi di reclusione, e Francesco Tancredi, consigliere della stessa associazione e responsabile del campo, condannato a un anno e tre mesi di reclusione, mentre, nonostante le richieste di condanna formulate dal pm Raffaele Casto, sono stati assolti, perché il fatto non costituisce reato, gli altri cinque imputati. Si tratta di Pietro Apuzzo, il giocatore che ha esploso il colpo di pistola fatale al capitano Ruello mentre partecipava alla gara; Graziantonio Prudentino, vice presidente e arbitro del percorso in cui si trovava Apuzzo, Salvatore Castellana e Alfonso Passiante, consiglieri dell’associazione; Cosimo Leone, responsabile degli arbitri.

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