Mercoledì 23 Gennaio 2019 | 23:39

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clima d’odio

Ronde anti-migranti in azione dopo doppio pestaggio a Brindisi

Sventata la terza aggressione. Si presume si sia trattato di una vendetta scattata dopo la denuncia di una 15enne: «Tre extracomunitari hanno tentato di violentarmi»

Ronde anti-migranti in azione dopo doppio pestaggio a Brindisi

BRINDISI - Il primo - accerchiato da un gruppo di cinque persone incappucciate che, senza proferire parola, hanno iniziato a prenderlo a bastonate fino a mandarlo in ospedale. Il secondo affrontato - dieci minuti dopo e poco distante dal teatro del primo pestaggio - da due soggetti che con lo stesso modus operandi al grido «uccidilo, uccidilo» lo hanno massacrato di botte. Il terzo poco dopo ancora, sfugge ad una analoga sorte solo perché un passante, accortosi dei malintenzionati in agguato, minaccia di chiamare le forze dell’ordine. Questo fatto non sarebbe stato denunciato ancora ufficialmente, se non dal «Forum provinciale per cambiare l’ordine delle cose» direttamente alla stampa parlando di «ronda razzista» in agguato. Tutti e tre gli episodi si sono verificati venerdì sera in città ed hanno un unico punto in comune: il bersaglio è in tutti e tre i casi una persona di colore. Le due aggressioni e quella presumibilmente sventata arrivano a conclusione di una giornata in cui una ragazzina di 15 anni denuncia in questura una presunta aggressione subita da tre stranieri, non identificati, probabilmente di colore e un 22enne originario della Nuova Guinea viene arrestato dai carabinieri subito dopo aver sfasciato sette auto in sosta, senza un giustificato motivo, nei pressi della stazione ferroviaria. Nell’arco della stessa giornata, «fake news» su presunti rapimenti di bambine e aggressioni di vecchiette ad opera di «uomini neri» contribuiscono a rinfocolare un clima d’odio e paura in città. Il sospetto più immediato è che se non si tratti di vere e proprie «ronde razziste», è che qualcuno abbia voluto ergersi a «giustiziere fai da te» portando a termine una brutale spedizione punitiva.

Il primo ad essere aggredito, intorno alle 19,50 è stato B.S. 20 anni del Senegal, residente nel dormitorio di via provinciale San Vito, vive e lavora da tempo in città, nessun problema con la giustizia, stava andando alla Caritas quando è stato affrontato e ferito in via Conciliazione. «Erano alti e grossi, avevano il volto coperto con un cappuccio, uno si è messo davanti a me, gli altri hanno cominciato a picchiarmi senza dire una parola». Il 20enne ricoverato all’ospedale Perrino ha riportato ferite giudicate guaribili in una quindicina di giorni ed è stato dimesso sabato mattina. È stato colpito alla testa, alle braccia e al volto.

Qualche minuto dopo, poco distante, alla fine di via Appia - nei pressi - del sottopasso ferroviario almeno due persone affrontano e massacrano sempre armati di mazze al grido «uccidilo, uccidilo» Eljia K. è il segretario della comunità cittadina del Ghana, da anni vive con la famiglia e lavora a Brindisi come falegname. Aveva da poco chiuso l’attività e stava trasportando dei borsoni quando qualcuno lo ha chiamato per attirare l’attenzione e poi ha iniziato a pestarlo. Anche lui è finito in ospedale con una prognosi ben più pesante: 25 giorni. Con ferite alle spalle, alle braccia e al volto. È stato costretto ad indossare un tutore che gli fascia tutto il busto. Anch’egli è stato dimesso sabato mattina dopo una notte in ospedale. La terza aggressione sarebbe stata sventata grazie all’intervento di un passante il quale ha urlato al gruppo di aggressori che avrebbe chiamato la polizia. Sugli episodi indaga la Digos di Brindisi che in queste ore sta acquisendo le testimonianze delle vittime e sta cercando di chiarire se il movente sia realmente razzista o se si sia trattato di episodi di altra natura. «Un forte invito a moderare i toni» è arrivato ieri dal prefetto di Brindisi, Valerio Valenti: «I due episodi sono in fase di approfondimento da parte della questura di Brindisi, che mi auguro possa portare al più presto all’individuazione dei responsabili. È comunque da stigmatizzare e disapprovare ogni forma di reazione da parte di cittadini, peggio ancora se in forma associata».

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