Domenica 16 Dicembre 2018 | 07:54

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BRINDISI - Settecento chili di sigarette di contrabbando – 3600 stecche di «bionde» – trasportate su una nave della Marina militare che rientrava da una missione in Libia: sono tre le inchieste aperte, una della Procura militare, una della giustizia ordinaria e una della Marina.

Ed è stata proprio la Marina militare, con una nota ufficiale, a fare il punto di quello che è successo.
«Il 15 luglio scorso su nave Caprera, ormeggiata nel porto di Brindisi e di rientro dall’Operazione Nauras in Libia (durante la quale l’unità ha fornito supporto tecnico alla Guardia costiera e alla Marina militare libiche), in seguito ad attività di controllo disposta dal comandante della nave stessa, sono stati rinvenuti scatoloni contenenti tabacchi lavorati esteri. Della scoperta sono state prontamente informate le autorità giudiziarie militare (Procura di Napoli) e ordinaria (Procura della Repubblica di Brindisi). Le indagini sono tutt’ora in corso e la Marina militare, nel confermare la massima collaborazione con le autorità giudiziarie, ha anche avviato una inchiesta sommaria interna. Questo allo scopo di perseguire anche disciplinarmente gli eventuali responsabili».

Anche la Procura della Repubblica di Brindisi ieri ha diramato un comunicato sulla vicenda per puntualizzare alcuni aspetti della vicenda che vede un’unità navale della Marina di fatto trasformata in scafo blu.
«Il personale della Capitaneria di Porto di Brindisi è del tutto estraneo ai fatti. Il personale della Capitaneria di Porto di Brindisi – si legge nella nota a firma del procuratore della Repubblica di Brindisi Antonio De Donno – è stato il primo organo di polizia giudiziaria delegato dalla Procura della Repubblica a svolgere le indagini sul trasporto a bordo della nave del tabacco di contrabbando. Unitamente al personale della Guardia di Finanza – prosegue la nota – la Capitaneria di Porto ha provveduto al sequestro penale del tabacco di contrabbando e all’inoltro della conseguente comunicazione di notizia di reato alla locale autorità giudiziaria. Il tabacco, dopo essere stato sottoposto a sequestro penale, è stato trasferito, con automezzi in dotazione alla Capitaneria di Porto, nel luogo in cui avrebbe dovuto rimanere in sequestro».

L’indagine è in pieno corso e non è escluso che, a stretto giro di tempo, possano essere adottati i primi provvedimenti cautelari da parte della magistratura brindisina. Il fascicolo è stato affidato dal capo dell’ufficio inquirente del Palazzo di giustizia al sostituto procuratore Giuseppe De Nozza, uno dei magistrati «anziani» della Procura brindisina. Ieri per il pm titolare dell’indagine è stata l’ennesima giornata di grande lavoro, ma sempre all’insegna del massimo riserbo.

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