Giovedì 21 Marzo 2019 | 08:55

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Villa Romatizza, quel bene abbandonato dell'Asl (che vale 7,8 mln di euro)

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LATIANO - Per coprire il deficit della sanità, la Regione Puglia nel 2009 pensò di mettere in vendita gli immobili delle Aziende sanitarie locali: 900 proprietà definite «non strumentali» che secondo l’Ares (l’Agenzia regionale per la Sanità) a quel tempo valevano circa 90 milioni. La vendita di quelle proprietà immobiliari delle Asl sarebbe dovuta avvenire, attraverso una società veicolo, secondo modalità tipiche di un’operazione di cartolarizzazione.

La Regione inserì quegli immobili in un «contenitore societario». In quella lista di beni disseminati in tutta la Puglia c'è anche Villa Romatizza, l'ex ospedale psichiatrico sulla statale 7 nel territorio di Latiano; una struttura chiusa sul finire degli anni 70 il cui valore sarebbe (secondo una stima della società veicolo), di oltre 7,6 milioni di euro. 

Visitare quella struttura, distrutta dall'incuria e depredata di ogni bene possibile, è un viaggio nella capacità dell'uomo di come possa distruggere un bene inestimabile dal punto di vista ambientale. Situato a ridosso della zona artigiana del paese di ciò che una volta ospitava malati psichiatrici, non restano oramai che le pareti: persino le porte e le finestre sono state divelte e portate via da ladri senza scrupoli. In alcuni casi gli alberi divorati dalle fiamme (appiccate dall'uomo o alimentate da improbabili auto combustione dell'erba che si è impadronita dell'immobile) si sono abbattuti sulla struttura facendola crollare in alcuni punti. Così avviene da anni. 

Neppure le promesse dei diversi direttori generali che in questi anni si sono succeduti (la Gazzetta anni fa ha persino denunciato che gli oltre 90 alberi di ulivo erano stati per anni coltivati da personale sconosciuto alla stessa Asl) sono state utili. Non solo: le promesse non sono servite a recuperare quel bene (oramai l'intervento di restauro sarebbe dieci volte più costoso del valore stesso) così come anche il patrimonio verde che quella struttura custodiva: un vero a proprio parco botanico che circondava una preziosa villa stile liberty (depredata anch'essa) di proprietà di una delle famiglie nobili del paese che la cedette a quel tempo all'Asl di Lecce. Oggi quell'immobile sembra un fantasma senza vita; persino gli altissimi pini, le querce secolari stanno morendo. 

La struttura solo da un paio di anni (nel 2016) è stata messa in sicurezza: una semplice recinzione leggera costata circa 14mila euro che in realtà non impedisce l'accesso a chiunque voglia impadronirsi che siano animali o persone non autorizzate.

Da domani, lunedì 23 luglio, grazie all'intervento di una Associazione culturale e al coinvolgimento della Regione Puglia che ha concesso un finanziamento al Consorzio di bonifica dell'Arneo, la storia di questo importante patrimonio dei cittadini potrebbe voltare pagina. Domani mattina anche grazie all'autorizzazione concessa dall'attuale direttore generale dell'Asl, Giuseppe Pasqualone in un'area del parco adiacente il Canale reale (i cui lavori di pulizia sono stati avviati qualche mese fa dopo una campagna di denuncia da parte della stessa Associazione culturale e grazie all'impegno della Regione e dell'Arneo) verranno installate le prime cinque panchine che potrebbero servire a ridare vita a quel parco. Un gesto simbolico che però dovrà stimolare la stessa Asl ad intervenire con urgenza sulla restante parte del parco le cui foto (qui pubblicate) dimostrano come ormai non c'è più tempo da perdere. 

«Nelle prossime ore non è escluso - assicura l'Associazione culturale «L'Isola che non c'è» - si potrebbe procedere alla installazione di un sistema di video sorveglianza e di illuminazione per garantire la sicurezza del sito. Si spera sia l'inizio di una serie di altri interventi che possano portare al quasi completo recupero di quel patrimonio così da restituirlo ai cittadini ai quali affidarlo anche con eventuali accordi tra la Asl e le associazioni che potrebbero definitivamente «adottarlo» fino alla dismissione (dal procedura di cartolarizzazione) o addirittura fino alla sua naturale destinazione d'uso sanitario. Per il momento sembra svanita la possibilità che possa diventare un centro per la lavorazione del plasma. L'ipotesi nelle ultime ora - sarebbe - ritenuta troppo costosa per la Regione.

Insomma, qualsiasi cosa dovesse diventare in futuro, serve con urgenza quantomeno salvare quegli alberi. Lo chiedono i cittadini che da anni sono spettatori inermi di quell'abbandono. «Noi dicono gli oltre 150 dell'Associazione - vigileremo fino a quando qualcosa non accada». f.giul.

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