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all'ospedale «perrino» di brindisi

Il posto fisso di Polizia rischia di scomparire

Come effetto «collaterale» dell’ampliamento del Pronto Soccorso

Il posto fisso di Polizia rischia di scomparire

BRINDISI - Il posto fisso di Polizia presso l’ospedale «Perrino» di Brindisi - ossia l’unico presidio di sicurezza istituzionale operativo all’interno della struttura - potrebbe nei prossimi giorni scomparire letteralmente.

Si proprio così. E questa volta non si tratta di un ridimensionamento dovuto a tagli di fondi da parte del Ministero degli Interni o alla spending review. Anzi, paradossalmente, la probabile scomparsa fisica del Posto fisso di Polizia dal Perrino sarebbe, per così dire, l’«effetto collaterale» del tanto decantato e pur apprezzabile ampliamento del Pronto soccorso deciso dalla Asl di Brindisi, guidata dal direttore generale Giuseppe Pasqualone.

Finora, infatti, l’ufficio di Polizia dell’ospedale di Brindisi - come avviene in tutti i nosocomi d’Italia per esigenze anche di tipo strettamente operativo - ha potuto svolgere la propria attività all’interno di un ufficio attiguo al Pronto soccorso ed accessibile dallo stesso Pronto soccorso. Ora, però, le due stanzette dove per circa 20 anni gli agenti della Questura di Brindisi hanno potuto svolgere al meglio il proprio lavoro, a tutela degli utenti e anche del personale ospedaliero, non potranno più essere occupate degli uffici di Polizia perché funzionali all’ampliamento e all’ottimizzazione del nuovo Pronto soccorso.

Fin qui, tutto sommato, nulla di strano. Si sarebbe infatti portati a presumere che chi, per conto della Asl, ha progettato l’ampliamento del Pronto soccorso, abbia anche opportunamente pensato ad una ricollocazione degli uffici di polizia che sia funzionale al delicato compito degli agenti, quanto meno nella stesa misura in cui lo erano i precedenti uffici, se non addirittura in misura maggiore. E qui invece casca il vecchio e famigerato asino, perché la Asl di Brindisi - sulla base di quanto evidentemente suggerito dai tecnici incaricati di progettare l’ampliamento del Pronto soccorso - ha offerto alla Questura di Brindisi, come alternativa (sia pur provvisoria) all’attuale ubicazione, la minuscola garitta vetrata (finora adibita a sala d’attesa) attigua alla portineria di ingresso al parcheggio ospedaliero. Una sistemazione a dir poco discutibile, anche come dislocazione provvisoria. E ciò, non soltanto sul piano della qualità e dignità del lavoro di chiunque si trovasse costretto a lavorare con gli altri colleghi in una stanzetta di 5 metri per 5,40; ma anche totalmente inadeguata sul piano delle esigenze strettamente operative, considerando la delicatezza del compito che un ufficio di Polizia svolge presso il più importante plesso ospedaliero della provincia. Basti pensare - solo per fare un esempio - che la garitta in questione è completamente circondata da vetrate e, probabilmente, a qualche progettista è sfuggito che in un ufficio di polizia, tra le tante altre cose, si raccolgono anche denunce di ogni tipo da parte dei cittadini. Denunce per le quali la riservatezza è un requisito minimo indispensabile, che non potrebbe certo essere assicurato da una stanzetta con le pareti in vetro, attraverso le quali, anche a metri di distanza, qualsiasi cittadino denunciante potrebbe essere riconosciuto da chi transita all’esterno della garitta. E se a tale inconveniente si potrebbe ovviare nelle ore diurne applicando ai vetri delle semplici pellicole fumé, il problema resterebbe insoluto per le ore serali quando, ovviamente, nell’ufficio verrebbero accese le luci.

Ma come non pensare poi agli innumerevoli casi - purtroppo a più riprese già verificatisi - di esigenze di intervento immediato da parte della polizia: quante volte è già accaduto che pregiudicati giunti in Pronto soccorso sotto l’effetto di sostanze psicotrope o alcoliche abbiano dato in escandescenze, danneggiando gli ambienti o anche aggredendo il personale medico e paramedico. In alcuni casi è bastato che qualche individuo con precedenti penali finisse in Rianimazione dopo un incidente stradale, perché i suoi parenti mettessero letteralmente a soqquadro il Pronto soccorso, bestemmiando e minacciando chiunque si trovasse loro di fronte, comprese persone in camice bianco o in divisa da vigilante e finanche da poliziotto. Tutti casi in cui la presenza dell’ufficio di Polizia all’interno dello stesso Pronto soccorso ha reso gli interventi immediati, sia nel dare l’allarme alle pattuglie in giro per la città e sia nel fronteggiare in tempo reale la situazione in attesa di rinforzi.

Se si riproponesse una situazione del genere, con gli agenti a circa 300 metri di distanza dal pronto soccorso, i tempi di intervento si allungherebbero e in situazioni di emergenza anche i secondi possono fare la differenza.

A fronte della inadeguatezza dell’ubicazione prospettata, quindi, non è da escludere che l’ufficio del Posto fisso venga trasferito nella Questura, con gli agenti che giornalmente si recherebbero in ospedale a recuperare i referti giornalieri. Il che significherebbe perdere un presidio di sicurezza in un luogo sensibile, semplicemente a causa di una discutibile progettualità.

Antonio Negro

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