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di Eliseo Zanarelli

LATIANO - Lo scorso 22 maggio, il giudice Vittorio Testi ha autorizzato la citazione del Comune quale responsabile civile nel processo a carico della ex comandante Vitamaria Pepe (44 anni) di tre sottufficiali della polizia locale, Vincenzo Ruggiero (62), Cosimo Librale (60) e Cosimo Madaghiele (62), e di un impiegato del settore Polizia locale e Attività produttive, Flavio Lecciso (37). S’ipotizzano a loro carico, e a vario titolo, i reati di tentato abuso d’ufficio, falso ideologico e materiale aggravato commesso dal pubblico ufficiale, calunnia. La citazione dell’ente era stata richiesta dall’avvocato Antonio Sartorio, che assiste tutte e tre le parti civili (Cosimo Mosca, Giuseppe Scozzi e Fabio Barrecchia). I cinque imputati sono invece difesi dagli avvocati Claudio Ruggiero (Pepe), Giancarlo Camassa (Ruggiero, Librale, Madaghiele) e Felice Lecciso (Lecciso). Il prossimo 25 settembre, dunque, il sindaco di Latiano Mino Maiorano dovrà costituirsi in giudizio.

Il procedimento nacque, il 15 gennaio 2016, dalla contesa di uno stallo per disabili in via Balsamo e dalla successiva querela presso i carabinieri da parte di uno dei contendenti: il 52enne Mosca. Quel giorno, Mosca trova occupato dall’auto dei dirimpettai lo stallo per disabili riservato alla madre – Domenica Lisi, affetta da Alzheimer, deceduta lo scorso settembre – e chiama la polizia locale perché fosse sanzionato il parcheggio non autorizzato. I vigili non multano però la Fiat 500 dei suoi vicini di casa. Così si rivolge ai carabinieri che effettivamente, alle 17,25, redigono il verbale di contravvenzione. Da questo semplice fatto si scatena tutto il resto.

Mosca si reca presso il comando dei vigili per lamentarsi del loro mancato intervento nonostante le sue ripetute richieste, ma la comandante Pepe non la prende affatto bene e minaccia - a suo dire - di revocare lo stallo riservato alla madre e di assegnarlo proprio ai suoi vicini di casa. «Cosa che poi prova effettivamente a fare - secondo l’avvocato Sartorio -, tanto che il 18 gennaio un’agente notifica alla signora Lisi una comunicazione relativa “all’avvio del procedimento di revoca dell’ordinanza dirigenziale per la concessione dello stallo di sosta riservato ai disabili (…) per il venir meno delle condizioni essenziali ai sensi dell’art. 383 del Codice della strada…”. A supporto e giustificazione di quest’iniziativa, la circostanza – poi risultata non rispondente al vero – che l’anziana era ormai “ospitata in pianta stabile e definitiva a far data dal 4 settembre 2015 presso la struttura denominata ‘La casa di Nina”». La revoca non va in porto soltanto perché nel frattempo i carabinieri della stazione di Latiano, cui si erano rivolti Mosca e i suoi legali Rizzo e Sartorio, hanno avviato le indagini.

Ma non finisce qui. Sempre stando alle carte dell’accusa, la comandante si sarebbe spinta oltre: nei giorni successivi, rilascia un contrassegno per disabili ai dirimpettai di Mosca retrodatandolo al 15 gennaio 2016 (il giorno della multa) nonostante la richiesta da parte dei diretti interessati fosse del 16 gennaio e comunque successiva al verbale di contravvenzione dei carabinieri. Ciò, anche attraverso uno scambio nell’assegnazione dei numeri progressivi delle istanze presso il registro generale del Comune. Nel frattempo, il maresciallo Madaghiele attesta l’avvenuta notifica dell’ordinanza di rilascio in data 15 gennaio (senza indicazione dell’orario). In seguito – sempre secondo investigatori e pubblico ministero – Pepe fa redigere ai suoi sottoposti marescialli Ruggiero e Librale una relazione di servizio – datata 15 gennaio 2017, ore 12,45 – da lei poi sottoscritta nella quale i due poliziotti locali attestano (falsamente, sempre per la Procura) che “alle 12,30 a seguito di richiesta telefonica da parte di un cittadino gli scriventi, su disposizione del Comando, si portavano in via Balsamo n. 46 per occupazione di posto ad personam occupato. Ivi giunti constatavano che l’autovettura marca Fiat Cinquecento targata (…) occupava effettivamente lo spazio sopra indicato e nel frattempo la conducente la stava rimuovendo. I referenti interpellavano la stessa per sapere il motivo per cui aveva sostato nello stallo riservato a persone disabili e riferiva quanto segue: «Sono una dirimpettaia e mi sono fermata per far scendere mio marito, che è persona disabile. Infatti ho fatto richiesta presso il vostro Comando per il rilascio del contrassegno e l’assegnazione dello stallo di sosta».

Il 21 gennaio, Mosca si reca nuovamente al Comando per chiedere gli atti del procedimento di revoca dello stallo a sua madre, ma gli viene mostrata soltanto la missiva della struttura sanitaria che di tanto in tanto ospita sua madre e non il resto della documentazione poiché non ne aveva alcun titolo. Solo che in un verbale datato 21 gennaio, Pepe e Lecciso (impiegati) scrivono di aver fatto visionare al richiedente tutti gli atti del fascicolo. E ancora: il 22 gennaio 2016, la stessa comandante predispone e deposita presso la Prefettura di Brindisi un ricorso (firmato dall’automobilista multata) contro il verbale dei carabinieri di quel 15 gennaio nel quale si legge che “il marito della ricorrente è titolare del contrassegno invalido n. (…) rilasciato dalla Polizia Municipale di Latiano in data 15 gennaio 2016 (la stessa della multa)” e che esso era regolarmente esposto sul parabrezza della vettura”. E in questo caso – sempre per la Procura – si configurerebbero, infine, l’errore determinato dall’altrui inganno e la calunnia proprio nei confronti dei CC. Prossima “puntata” il 25 settembre.

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