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le incompiute

Trani, l'ex psicopedagogico
è un «rudere» da 40 anni

Trani, l'ex psicopedagogicoè un «rudere» da 40 anni

NICO AURORA

Trani - «La Provincia di Barletta-Andria-Trani ci dia quell’immobile, e noi troveremo tutte le soluzioni utili per rilanciarlo». Così il sindaco, Amedeo Bottaro, sul clamoroso degrado dell’ex Istituto psicopedagogico, a quarant’anni dalla sua costruzione.
Siamo al Ponte Lama, fra Trani e Trani e Bisceglie, sul territorio della prima e, soprattutto, fra il 1977 ed il 2017: quarant’anni di oblio, degrado e distruzione di una delle più grandi incompiute d’Italia.

Il complesso immobiliare denominato «Istituto psicopedagogico» è formato di sette edifici. La superficie totale coperta è di 4422 metri quadrati, su un’area complessiva di 43.532. Fu realizzato dalla Provincia di Bari nel 1977, su un terreno acquistato dal Consorzio provinciale antitubercolare di Bari nel 1966.

Avrebbe dovuto ospitare un centro per assistenza a disabili e minori con problemi psichici. Le strutture, nonostante le immagini odierne suggeriscano l’immagine di un luogo di guerra e devastazione, appaiono all’avanguardia nella misura in cui presentano pochissime barriere architettoniche, e quarant’anni fa questa era una notizia.

Tutto questo costò oltre 20 miliardi delle vecchie lire, davvero tanto considerando che si parla di quasi mezzo secolo fa. Ma la Provincia di Bari non riuscì mai a farne nulla, il Comune di Trani non seppe mai cogliere alcuna occasione e, così, si è arrivati ad oggi, con un rudere passato nelle mani della Provincia di Barletta-Andria-Trani.

La Bat ha provato più volte ad alienarlo, l’ultima nel 2013, con un importo a base d’asta di 2.250.000 euro. Poi, capendo l’antifona, vale a dire nessun interlocutore, ha proposto un partenariato pubblico-privato ma nessuno si è fatto ancora avanti, anche solo per sedersi a un tavolo e cominciare a parlarne.

Vi si scorge la fantasia architettonica del progettista che aveva pensato, molto opportunamente, di distribuire l’ampia superficie in estensione e non in altezza, per non impattare con la vicina fascia costiera, non superando i due livelli (piano terreno compreso) ed alternando anche le forme.

Una struttura, a dire il vero, anche troppo piena di cemento armato, ma complessivamente rispettosa delle altezze , dell’ambiente e della vicina Torre Olivieri, al Ponte Lama, che rappresenta uno degli ultimi baluardi di una storica tradizione di edilizia marittima, peraltro sempre più a rischio a causa dell’azione erosiva del mare sulla base.

«Il Comune di Trani può occuparsi dell’eventuale cambio di destinazione d’uso dell’immobile soltanto avendolo nella propria disponibilità - riprende Bottaro -. La Provincia ce lo ceda e noi troveremo finanziamenti per risanarlo e rilanciarlo. Solo in questo modo potremmo approvare una variante urbanistica che ci consenta di attuare un progetto diverso rispetto a quello per il quale, quarant’anni fa, fu stabilita quella destinazione d’uso. Noi - conclude il sindaco di Trani - siamo pronti ad intraprendere un percorso con la Provincia, ed anche contro la Provincia, se dovesse servire, per rilanciare quell’immobile andando poi in consiglio per chiudere la partita. E ve lo dice uno che ha vissuto gli anni dell’infanzia e giovinezza in una villa quasi di fronte, per cui nessuno come me - conclude Bottaro - ha toccato con mano l’amarezza di quel degrado e sogna di cancellarlo e scrivervi una nuova pagina».

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