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Trani «Tutti conoscono Vito Corda, tutti sanno di cosa è capace. Quindi, per evitare di fare discussioni, spesso accettavamo le sue imposizioni». Così una delle vittime delle estorsioni, durante la sua denuncia ai carabinieri. Dichiarazioni che, insieme con quelle di altri taglieggiati e con le rivelazioni di un collaboratore, hanno permesso di ricostruire il quadro del secondo filone di inchiesta sul racket in città, determinando l’altro giorno l’emissione di sette nuove misure di ordinanza cautelare, di cui quattro a carico di soggetti già in carcere e tre per persone che erano ancora a piede libero.

Il commerciante coraggioso riferiva che «Corda era persona nota per i suoi trascorsi criminali, e per questo motivo lo conoscevo da tempo di nome e già aveva avuto contatti con lui lavorando come dipendente in un altro locale. E già da allora aveva un atteggiamento intimidatorio - sottolinea - e mi diceva spesso: “Che hai qualche problema con me?”».
Peraltro anche gli altri indagati, secondo quanto ricostruito dagli inquirenti, nel porre in essere le condotte estorsive, utilizzavano metodi chiaramente intimidatori, facendo leva proprio sulla notorietà di Corda e sul suo carisma, presentandosi come «incaricati da Vito» per richiedere finanche la consegna di bevande e consumazioni, e redarguendo i gestori che si rifiutavano con atteggiamenti di stampo mafioso.

Nel racconto si legge che «uno di loro era piccoletto con gli occhiali, un altro era un albanese chiamato Elia (Ilir Gishti, ndr)». Ad ottobre 2016 il commerciante viene avvicinato dal piccoletto in bicicletta, che gli dice: «Ha detto Vito, dammi una bottiglia di prosecco». Al rifiuto del commerciante, che non credeva alle parole di quel giovane, seguiva la promessa: «Allora ti faccio venire Elia». Subito dopo, infatti, si presenta l’albanese e, con atteggiamento autoritario, chiede al commerciante: «Perché non gli hai dato la bottiglia». Una domanda che confermava che la richiesta proveniva proprio da Vito Corda. «Pertanto - rivela l’esercente - presi la bottiglia e gliela diedi. Non mi è stata mai pagata».

«Manifestazioni di inclinazione a delinquere spiccata ed accentuata - scrive il Gip del Tribunale di Bari, Sergio Di Paola, motivando le misure cautelari emesse - per le specifiche modalità di azione, espressive di una garanzia di impunità collegata al prestigio criminale di alcuni dei più noti esponenti ed alla certezza di contare su un sicuro effetto intimidatorio conseguente al contesto ambientale in cui da tempo erano state poste in essere con sistematicità le condotte estorsive, che hanno riguardato numerosi esercizi commerciali».

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