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ANTONELLO NORSCIA

TRANI - Evidentemente il 7 luglio è una data particolare per Molfetta. Quel giorno del 1992 il sindaco Gianni Carnicella venne ucciso per futili motivi. A 24 anni di distanza, sempre il 7 luglio, dinanzi al Tribunale di Trani si celebrerà l’udienza preliminare per la miriade di reati (a cominciare dall’associazione per delinquere) contestati per la costruzione del nuovo porto commerciale.

Certo questa è un’altra vicenda, che ovviamente non ha nulla a che fare col delitto, ma che pure ha segnato (comunque andrà a finire) la storia recente della città, coinvolgendo con accuse pesanti (tra cui l’associazione per delinquere) l’ex sindaco ed ex presidente della Commissione bilancio del Senato Antonio Azzollini, figure apicali di Palazzo di Città e dirigenti di importanti società interessate ai faraonici lavori del ricco appalto.

L’inchiesta della Procura di Trani si chiude con 45 richieste di rinvio a giudizio a firma del procuratore aggiunto Francesco Giannella e del sostituto procuratore Michele Ruggiero. Le richieste di processo saranno esaminate, dunque, a partire dal prossimo 7 luglio dal giudice per l’udienza preliminare del tribunale di Trani Francesco Messina.

Le sorti dei 45 imputati (5 sono persone giuridiche, cioè società) potrebbero anche dividersi se qualcuno degli accusati opterà per i cosiddetti riti alternativi al dibattimento: più probabile il rito abbreviato del patteggiamento. In tal caso il gup da un lato sarà chiamato a pronunciare sentenza (ovviamente in altra udienza) e dall’altra a decidere sulle, restanti, richieste di rinvio a giudizio.

La data del 7 luglio sarà importante anche per vedere se e chi si costituirà parte civile, alla luce della vasta gamma di accuse per reati contro il patrimonio e l’ambiente. A vario titolo e a seconda delle presunte rispettive responsabilità sono contestati i reati di associazione per delinquere finalizzata a delitti contro il patrimonio, la fede pubblica e la pubblica amministrazione; abuso d’ufficio (tentato e consumato), falso, truffa, omissioni d’atti d’ufficio, frode in pubbliche forniture, minaccia a pubblico ufficiale, favoreggiamento, concussione, danneggiamento, attentato alla sicurezza dei trasporti marittimi, violazioni della normativa ambientale, del testo unico sull’edilizia, del codice del paesaggio e della disciplina speciale per la bonifica da ordigni bellici.

In un’informativa della voluminosissima indagine la Guardia di finanza parlò espressamente di «Sistema Molfetta» relativamente al versante amministrativo-contabile dell’opera. Il nuovo porto – illustrarono gli inquirenti ad ottobre 2013, quando scattarono due arresti ed il sequestro dell’area a lavori in corso - sarebbe dovuto costare 72 milioni di euro. In realtà, l’impegno economico di Regione e Stato sarebbe stato più che raddoppiato: 147 milioni con varie leggi di finanziamento dal 2001 in poi. Col sospetto, peraltro, che alcune poste finissero anche per voci diverse dal porto, per assestare il bilancio comunale.

L’altro ramo dell’indagine, portato avanti dal Corpo Forestale dello Stato, si è incentrato sul profilo ambientale e della sicurezza per la presenza di ordigni bellici sui fondali. Insomma un presunto coacervo di interessi, illeciti, sviamenti, minacce (della serie «Fate attenzione che questa è una cosa più grande di voi»; «Andate via, qui c’è Roma dietro»; «Sono cazzi vostri, qua nessuno vi ha autorizzati» che sarebbero stati rivolte a marescialli in occasione di un controllo sul cantiere), di costose varianti oltre ogni previsione di budget e dunque di supposti artifizi contabili e d’illeciti fiumi di finanziamenti pubblici. Tutto per costruire l’impresa del secolo, che, invece, i magistrati tranesi non esitarono a definire «irrealizzabile».

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