Domenica 04 Gennaio 2026 | 02:45

Trani, 16enne picchia un disabile 33enne perché guardava la fidanzatina: il pestaggio finisce sui social

Trani, 16enne picchia un disabile 33enne perché guardava la fidanzatina: il pestaggio finisce sui social

 
Redazione online

Reporter:

Redazione online

Trani, 16enne picchia un disabile 33enne perché guardava la fidanzatina: il pestaggio finisce sui social

Il violento episodio è stato registrato con il cellulare dalla ragazzina, pubblicato sui social e poi rimosso dopo la denuncia presentata ai carabinieri dalla vittima

Sabato 03 Gennaio 2026, 11:09

14:33

Un uomo con disabilità di 33 anni è stato picchiato da un 16enne a Trani per uno sguardo di troppo rivolto alla sua fidanzatina. Il violento episodio è stato registrato con il cellulare dalla ragazzina, pubblicato sui social e poi rimosso dopo la denuncia presentata ai carabinieri dalla vittima che soffre di un ritardo mentale. Il 33enne, che non si è fatto refertare dai medici, ha graffi al volto che guariranno in pochi giorni. Il presunto aggressore è stato identificato dai militari dell’Arma e la sua posizione è al vaglio della Procura per i minorenni di Bari.

«È un atto deplorevole che non merita alcun commento se non che l’autore di quel gesto andrà perseguito in tutte le sedi». Lo dichiara il sindaco di Trani, Amedeo Bottaro, in riferimento all’aggressione.

L'allarme degli psicologi

«Il rischio più grande è fermarsi al singolo gesto e al singolo aggressore. Quel ragazzo violento è il dito che indica la luna: la vera questione è il modo un cui funziona il contesto sociale, culturale e politico che continua a produrre modelli di violenza e di sopraffazione». Giuseppe Vinci, presidente dell’Ordine delle Psicologhe e degli Psicologi della Puglia, commenta la violenta aggressione avvenuta a Trani ai danni di un 33enne con disabilità, picchiato e umiliato da 16enne, mentre la scena veniva ripresa e successivamente diffusa (e poi rimossa) sui social.

Per lo psicologo si tratta di un episodio di estrema gravità, che va ben oltre la responsabilità individuale e che chiama in causa l’intera comunità, in particolare gli adulti, nei loro diversi ruoli.

«Dal punto di vista psicologico - spiega -, comportamenti di questo tipo rimandano a una profonda difficoltà degli aggressori nella gestione delle emozioni, dell’impulsività e della frustrazione, ma anche all’interiorizzazione di modelli culturali che legittimano il dominio, il controllo e l'umiliazione dell’altro come strumenti di affermazione personale e identitaria». «La diffusione del video sui social evidenzia inoltre una preoccupante normalizzazione della violenza, resa visibile, condivisibile e, in alcuni casi, persino approvata», continua il presidente degli psicologi pugliesi, secondo il quale è proprio questa cornice culturale a rendere l’episodio tutt'altro che isolato: un contesto in cui la fragilità diventa bersaglio e l’aggressività un linguaggio accettabile. «Da qui l’urgenza di porsi il problema, riflettere su sé stessi e investire in prevenzione, educazione emotiva e affettiva, rafforzando il ruolo delle famiglie, della scuola e delle comunità educanti, anche nei contesti digitali» sottolinea Vinci.

© RIPRODUZIONE RISERVATA

Marchio e contenuto di questo sito sono di interesse storico ai sensi del D. Lgs 42/2004 (decreto Soprintendenza archivistica e Bibliografica Puglia 18 settembre 2020)

Editrice del Mezzogiorno srl - Partita IVA n. 08600270725 (Privacy Policy - Cookie Policy - - Dichiarazione di accessibilità)