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In Puglia e Basilicata

Lo spettacolo della discordia

Barletta, Jova Beach party dei veleni: è scontro tra ambientalisti

«Jova Beach Party», sold out la tappa di Barletta del 30 luglio

Una immagine del Jova Beach Party

Domani e il 31 luglio: ambientalisti locali contro il Wwf partner ufficiale dell'evento. A rischio l’habitat dell’uccello fratino.

29 Luglio 2022

Graziana Capurso

BARLETTA - Ambiente, spettacolo e polemiche. Ci risiamo con il Jova Beach Party ancora tra i veleni. La tegola del maxi evento di Lorenzo Cherubini in arte Jovanotti, che fa tappa dopo il 2019, di nuovo a Barletta, cade sulla testa di un volatile, il fratino, di cui rimangono poche coppie in Italia e che riesce a nidificare solo su spiagge e dune naturali. Una scelta che fa infuriare gli ambientalisti i quali, da mesi, implorano di stoppare le due giornate di musica e bagordi (il 30 e il 31 luglio) sul Lungomare Pietro Mennea al semplice scopo di preservare l'habitat incontaminato di questi animali.

La diatriba cresce e dilaga dividendo sempre più il pubblico: tra chi ha intenzione di boicottare il concerto e chi invece scalpita per ascoltare il proprio idolo sul palco pugliese, con buona pace delle dune sabbiose che accolgono i nidi e le uova del fratino, prontamente transennate e spianate per fare spazio al palco della manifestazione.

Il paradosso che più salta all'occhio è che il Jova Beach Party si propone come un concerto attento all’ambiente (tanto da diffondere eco-consigli su come comportarsi) e tra gli sponsor principali figura, il WWF che con il progetto Ri-Party-Amo collegato ai concerti, raccoglie fondi per la tutela dell'ecosistema. E come in ogni paradosso che si rispetti, tutto vale il contrario di tutto: il concertone di Barletta infatti va in scena su spiagge e arenili naturali, avendo al contempo un impatto immenso su biodiversità delicate quali sono le aree costiere.

È questo che ha innescato la bomba della polemica. Le associazioni locali chiedono una cosa semplice: «Vogliamo che i mega concerti vengano fatti in spazi dedicati e non su aree delicate. Insomma in arene o stadi, nei luoghi giusti», dice l’Ente nazionale protezione animali (Enpa).

I «guai» del Jova Beach Party si annidano proprio a Barletta dove «la spiaggia è stata già spianata - sottolineano - e le dune non esistono più. Il corposo dossier di Enpa Barletta e delle altre associazioni locali con l’indicazione di un sito alternativo meno impattante, ha avuto una risposta burocratica e formale. Negativa. Educati, almeno loro: noi aspettiamo ancora un riscontro dal Ministro della Transizione Ecologica Cingolani». Insomma dune, vegetazione e animali sono incompatibili con decibel, luci e con decine di migliaia di spettatori. Per queste cose serve una spiaggia liscia come un biliardo, adatta allo svago umano ma incompatibile con ogni altra forma di vita.

E così sui social c’è chi chiede conto direttamente a Jovanotti, ma dal cantante non è arrivata alcuna risposta. Se non il silenzio.

«È veramente ipocrita che la musica si ammanti di sostenibilità ambientale - commentano su Facebook - come è possibile accettare un'operazione così vergognosa con tanto di sponsorizzazione del Wwf?». «Per i concerti di Jovanotti viene privatizzato un tratto di lungomare, si disturba la fauna selvatica e viene impedito ai contadini di arrivare in macchina ai loro campi. È accettabile? Reagiamo. Boicottiamo il concerto» propongono alcuni. Ma la maggioranza li addita come terroristi ambientali: «Smettetela con ‘sto green e queste lamentele. Abbiamo l’occasione di goderci un concerto a casa nostra e possiamo aiutare la circolarità dell’economia locale. Perché non approfittarne?», sottolineano. Una posizione legittima. Peccato che nel caso del Jova Beach Party e non solo, il verde tanto decantato, per molti, sembra sia collegato solo al colore dei soldi.

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