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Strage treni Andria-Corato, dal gup «stoccata» ai magistrati: assolta dirigente imputata

Nessuna colpa in merito allo scontro dei treni della Ferrotramviaria che il 12 luglio 2016 costò la vita a 23 persone, può essere addebitata alla dirigente del Ministero dei Trasporti, competente anche in ordine alla sicurezza

Trani, strage dei treni dal gup «stoccata» ai magistrati: assolta dirigente imputata

TRANI - Pubblicate le motivazioni della sentenza del giudizio abbreviato con cui il 14 gennaio il gup del tribunale di Trani, Lucia Anna Altamura, ha assolto «per non aver commesso il fatto» l’ing. Elena Molinaro, dirigente del ministero delle Infrastrutture e Trasporti, difesa dall’avv. Maurizio Sasso. La direttrice della quinta divisone del MIT era una dei 18 imputati per lo scontro fra 2 treni della Ferrotramviaria che il 12 luglio 2016, nella tratta Corato-Andria regolata dal vetusto sistema del blocco telefonico, causò 23 morti e 51 feriti. «Alla Molinaro non potevano esser ricondotti, poiché non spettanti, i compiti relativi alla possibilità di procedere all’adozione di provvedimenti di coordinamento dell’attività degli Uffici Speciali Trasporti ad Impianti Fissi, nonché alla possibilità di effettuare operazioni di verifica e controllo sull’operato dei gestori delle ferrovie secondarie, oltre che di analisi del rischio connesso alla circolazione in regime di blocco telefonico. Molinaro aveva cessato di esser competente sulla materia quantomeno dal 14 gennaio 2010, per cui non potevano ricondursi a lei normative chiaramente riferibili ad un periodo successivo».

La Procura (le indagini furono concluse dai pm Alessandro Donato Pesce e Marcello Catalano) chiese al gup la condanna della Molinaro a 5 anni di reclusione.

Il gup richiama le conclusioni dell’informativa della polizia giudiziaria da cui si evince che «le specifiche condotte di cui al capo d’imputazione della Molinaro, venivano, invece, ad esser appositamente ed esplicitamente addebitate ad altro soggetto, coimputato».

E poi una considerazione sul capo d’imputazione: «Quantunque non sia da escludersi che un diverso e più attivo comportamento della Molinaro nel periodo, cronologicamente limitato, di sua dirigenza della divisione competente in materia di “ferrovie secondarie” avrebbe potuto consentire una differente situazione alla data dell’incidente, tuttavia la contestazione accusatoria risulta esser stata formulata ed articolata non riferendosi in modo diretto a condotte ascrivibili all’imputata, dovendosi, per l’effetto, pervenire alla conclusione assolutoria per il principio di non corrispondenza tra il chiesto e il pronunciato».

Gli altri 18 imputati a vario titolo (tra cui i capistazione di Andria e Corato e figure apicali di Ferrotramviaria) sono invece ancora a processo: prossima udienza il 3 giugno davanti al Tribunale collegiale di Trani presieduto da Antonio de Luce.

MOLINARO INGIUSTAMENTE COINVOLTA - «Una vicenda dolorosa che ha visto l’ingegner Elena Molinaro, suo malgrado, ingiustamente coinvolta nel processo». Per il suo avvocato, Maurizio Sasso, la soddisfazione per l’esito del procedimento penale non cancella comunque le tensioni e l’amarezza di un percorso giudiziario che, a suo dire, non sarebbe dovuto giungere alla richiesta di rinvio a giudizio.

«Fin dall’inizio dell’indagine – afferma Sasso - l’ing. Molinaro ha fornito ogni possibile collaborazione agli organi inquirenti, chiarendo i vari aspetti della complessa normativa tecnica di settore, di derivazione comunitaria, nazionale e regionale, nonché la sua assoluta estraneità ad ogni addebito, per essersi occupata di “ferrovie secondarie” nel periodo compreso tra maggio 2008 ed aprile 2009, in proroga, per il passaggio di consegne, fino a gennaio 2010: ossia 6 anni prima dell’incidente ferroviario della Ferrotarmviaria».

«Subito - aggiunge il legale - aveva chiarito che l’incidente avvenuto nel 2007 in Sardegna, sulla tratta Macomer-Nuoro, che secondo la prospettazione accusatoria avrebbe dovuto imporre una verifica delle condizioni di sicurezza ed interventi su tutte le “ferrovie secondarie”, non era in alcun modo assimilabile al drammatico incidente avvenuto nel 2016 sulla Corato-Andria. Così come non era possibile addebitarle adempimenti, facoltà o doveri introdotti da una normativa tecnica di settore, pure richiamata nel capo d’imputazione, entrata in vigore solo successivamente alla conclusione del suo incarico di gestione delle “ferrovie secondarie”».

«E’ intuibile – evidenzia il legale – che un simile processo è chiamato anche a soddisfare la sete di giustizia di tutti i familiari delle vittime del disastro che si sono costitute parti civili, avanzando pretese risarcitorie anche nei confronti dell’ing. Molinaro, e che giustamente continuano a porsi domande meritevoli di trovare risposte sulle singole e plurime responsabilità di quelle morti. A loro è rivolta tutta la solidarietà ed il cordoglio per un dolore che ha investito tutta la nostra comunità. La sentenza – conclude Sasso - conferma quanto affermato fin dall’inizio delle indagini e cioè: che Molinaro era assolutamente estranea ad ogni addebito; che non è consentito in nessun caso cedere alla tentazione di facili giustizialismi; e che le plurime responsabilità, esistenti, vanno ricercate altrove». 

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