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Bregovic il partigiano del folk. Quant’è necessaria, urgente, vitale, civile, poetica, rivoluzionaria, combattente, rabbiosa, gioiosa la musica di Goran Bregovic (il musicista bosniaco è attesissimo sabato 30 marzo al teatro Curci). “Three Letters from Sarajevo” è una dichiarazione di resistenza che rivela la stessa commozione donataci dal grande poeta Izet Sarajlić. Sì perché la musica è poesia, soprattutto quando riesce a far danzare insieme vita e morte, culture e razze diverse, un macramè di anime danzanti alla ricerca della tradizione. Goran e la sua musica è l’esempio di come dalla contaminazione culturale possa nascere la bellezza, l’incontro di popoli, storie, religioni, sono vitali per costruire un mondo a forma di pace.
E dove non arriva la politica spesso può arrivare solo l’arte, soprattutto la musica. Il dolore di Sarajevo è stato lenito proprio dalla poesia, dalla musica, mescolare la cultura musulmana, cattolica e cristiana ortodossa può dar vita a dei valori ben saldi legati proprio alla stessa parola vita.

Non è un caso se Bregovic chiuda i suoi concerti Bella ciao, la nostra canzone di resistenza e speranza: le ferite della guerra fraticida di Sarajevo non si possono dimenticare e così che ha senso cantare ancora quel dolore e rinnovare un patto di pace e gioia. Croato e servo, folk e rock, elettronico e tarantolato, sapientemente folle grazie al suo istinto gitano, sacramente laico, uomo di frontiera, demiurgo di valori quali l’accoglienza, un concertatore di pace e poesia. Nel sangue di Bregovic non scorre solo il sangue balcanico ma è l’intera cultura Europea che pulsa e manda ossigeno ai polmoni, c’è anche l’influenza partenopea, altro esempio di multiculturalità. Il pubblico lega Bregovic inevitabilmente al Kusturica di “Underground”, vincitore della Palma d’oro a Cannes nel 1995, e di “Gatto nero gatto bianco” del 1998. In scena una straordinaria band di 18 elementi, così suddivisa: Muharem Redžepi – Goc (Grancassa tradizionale), Voce, Bokan Stankovic – Prima Tromba, Dragic Velickovic – Seconda Tromba, Stojan Dimov – Sax, Clarinetto. Aleksandar Rajkovic – primo Trombone, Glockenspiel, Milos Mihajlovic – Secondo Trombone. Ci sono poi le voci bulgare Ludmila Radkova Trajkova e Daniela Radkova. In più un sestetto di voci maschili: Dejan Pesic – 1° tenore, Ranko Jovic – 2° tenore, Milan Panic – 2° tenore, Aleksandar Novakovic – baritono, Dusan Ljubinkovic – basso e Sinisa Dutina – basso. Per finire, un quartetto d’archi composto da Ivana Matejic – 1° violino, Bojana Jovanovic Jotic – 2° violino, Sasa Mirkovic – contralto, Tatjana Jovanovic Mirkovic – violoncello. Zingaro, popolare, festoso, ammaliante, nostalgico, struggente, irriverente, potente: tutto questo è il mondo di Bregovic. In scaletta dovrebbero trovare spazio canzoni come War, Vino Tinto, Bartolomejska, Dreams, Natura, Christian Letter, Made in Bosnia, Muslim Letter, S.O.S., Jewish Letter, Mazel Tov, Melanholija, Gas Gas, Erdelezi, Mesečina, In the Death Car, Hopa Cupa, Kalasjnikov, Kuduz e la nostra Bella Ciao.

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