Giovedì 18 Aprile 2019 | 22:55

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La vicenda risale al 2013 in occasione delle proteste nazionali

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CANOSA DI PUGLIA - Dopo cinque anni si è conclusa la vicenda dei sei canosini arrestati per gli episodi avvenuti durante le proteste cosiddette dei «Forconi». Il giudice Luigi Camporeale, in composizione monocratica del Tribunale Penale di Trani ha assolto i sei imputati tutti di Canosa di Puglia che il 30 gennaio 2014 erano stati destinatari di ordinanza di custodia cautelare. La sentenza è passata in giudicato. I fatti risalgono all’11 dicembre del 2013: in occasione della manifestazione nazionale di protesta, «dei Forconi», a sei canosini, quasi tutti attivisti della formazione di destra «Forza nuova», era stato contestato di aver utilizzato atteggiamenti minacciosi e violenza sulle cose creando tensione e panico tra i clienti presenti nell’Ufficio Centrale delle Poste e, secondo l’accusa, l’atteggiamento aveva determinato l’interruzione di pubblico servizio. Per quell’episodio furono accusati anche del reato di violenza privata aggravata e finirono ai domiciliari. Poi il processo e l'assoluzione.

«La protesta di quei giorni – ha commentato l’avv. Giovanni Patruno, uno dei difensori degli imputati – era legittima e figlia dell’insofferenza verso l’incapacità di una classe dirigente politica di trovare soluzioni adeguate ai problemi della gente comune dalla quale sembra distante e per certi versi insensibile. Dalle motivazioni depositate – continua l’avv. Patruno - emerge chiaramente che il mio assistito non ebbe alcun atteggiamento minaccioso ma, al contrario, si era prodigato per far conoscere a tutti le problematiche rimaste peraltro oggi irrisolte della categoria degli autotrasportatori nel rispetto di quelle che sono le prerogative di pubblico dissenso che anche la Costituzione garantisce».

«È stata una vicenda che si inserisce in un contesto socio-politico particolare e che ha creato in tutta Italia grande clamore- aggiunge l’avv. Michele D’Ambra difensore di Fabio D’Aquino, Claudio D’Aquino e Francesco Malcangio (gli altri due imputati sono stati difesi dagli avvocati Giambattista Pavone ed Enzo Princigalli, ndr) - tutti ricorderanno il periodo della “protesta dei forconi” che aveva coinvolto gran parte della popolazione. Una protesta partita dagli autotrasportatori, poi affiancati dagli agricoltori, dai commercianti e successivamente dagli appartenenti a diverse fasce di settori economici. I miei assistiti furono raggiunti da un’ordinanza di custodia cautelare alla fine di gennaio del 2014, nonostante rivendicassero a gran voce la loro innocenza e la estraneità ai fatti contestati hanno subìto diversi giorni di privazione della libertà, ma ancora più gravemente soprattutto per chi, come Malcangio, esercita una attività di frequente contatto con il pubblico in quanto commerciante, hanno subìto la privazione della dignità e della credibilità in primo luogo professionale ed in secondo luogo della dignità di uomo ed infine di marito e di genitore». I delitti contestati erano di elevato allarme sociale: dalla violenza privata aggravata alla interruzione dei pubblici servizi. «Tuttavia il Tribunale, sottoponendo al vaglio le prove che avevano determinato la custodia cautelare e dopo una adeguata valutazione ha ritenuto che i reati contestati fossero insussistenti. Il diritto di protestare civilmente non può essere frustrato, specie quando le rivendicazioni dei cittadini sono giustificate e non basta l’appartenenza ad una forza politica di destra come nel caso dei rappresentanti di Forza Nuova, per definire antigiuridico un comportamento perché questo è figlio di un retaggio ormai superato in Italia. L’attento e competente giudice - conclude l’avv. D’Ambra - ha sposato integralmente la tesi delle difese ed ha giustamente posto fine a un processo che si protraeva già da diversi anni, riabilitando anche giuridicamente i nostri assistiti».

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