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Spy story in salsa lucana

Spy story in salsa lucana

Spy story in salsa lucana

 

Mercoledì 10 Maggio 2006, 14:04

02 Febbraio 2016, 19:26

POTENZA - Dodici ore di interrogatorio per ripercorrere misteri e storie italiane (come la morte di Ilaria Alpi, la strage di Ustica e la scomparsa di Emanuela Orlandi) e per aprire scenari finora sconosciuti al grande pubblico, come presunte «operazioni fasulle» dei servizi segreti, la massoneria di qua e anche di là del Tevere, le estrazioni di petrolio «in nero» in Basilicata, e altro ancora.
Massimo Pizza - nome in codice Polifemo, il «consulente» arrestato sabato scorso nell' inchiesta su truffe ad imprenditori, coordinata dal pm di Potenza, Henry John Woodcock - è stato interrogato due volte, nell'aprile scorso, e ha fatto affermazioni pesanti. Tutte da verificare, ma pesanti.

Ecco alcune delle dichiarazioni di Pizza.
ILARIA ALPI - «E' vittima della sua superficialità al 100 per cento», dice Pizza, perchè quel giorno «lei doveva trovarsi a bordo della nave Garibaldi. L'hanno ammazzata i somali. I mandanti? Le voci concrete, totali ed assolute - ha aggiunto - erano che avesse scoperto il passaggio strategico di materiale importantissimo, piccolo ed occultabile», cioè di uranio. Partito da dove? Forse dalla Basilicata?
«USTICA UNA SPINA NEL CUORE» - E' il titolo (ripreso da una frase di Francesco Cossiga) del film per realizzare il quale Pizza ha fatto da «consulente storico». Il film doveva servire a «far venire veramente fuori che cosa avesse determinato l' incidente» e le «reticenze generali ed assolute dei vertici istituzionali dello Stato». Il Dc9 Itavia - racconta Pizza, citando fonti arabe - «l' hanno abbattuto gli italiani» in una sera di guerra fra aerei libici, americani e italiani, con il Governo italiano che avvisa il leader libico, Gheddafi - in volo verso Belgrado - che gli americani vogliono abbatterlo.
EMANUELA ORLANDI - «Non c'è mai stata nessuna attività di indagine seria su questa cosa. E' stata un'attività vergognosa. Cose che non interessano, quindi non se ne parla».
OPERAZIONE «FASULLE» DEI SERVIZI SEGRETI - Pizza le definisce anche «farlocche, gonfiate», e «se ne vanno un sacco di soldi, tanti», che finiscono nelle tasche degli agenti. E vengono da fondi riservati, a cui si attinge senza controlli. Fausto Del Vecchio (arrestato dal gip di Potenza, Alberto Iannuzzi, nell'ambito dell' inchiesta), quando era nel Sisde, secondo Pizza, aveva «un tenore di vita sui 25-30mila euro al mese».
MASSONERIA E 'MASSONERIA VATICANA' - Pizza ne parla a proposito di monsignor Francesco Camaldo, con cui dice di avere rapporti personali stretti, e del collaboratore di un altro prelato (a sua volta collaboratore del Sisde). Con Camaldo - dal quale i politici lucani vanno a lamentarsi «terrorizzati» da alcune inchieste che li coinvolgono - Pizza ha uno «scambio fruttuoso di notizie». Il prelato si sarebbe mosso «per distruggere» una loggia massonica, «che può togliere seguaci e può distogliere soprattutto soldi e capitali da un' altra loggia massonica». Pizza descrive Camaldo come molto influente e ricorda che, ai funerali di Giovanni Paolo secondo, era in prima fila (con il compagno) il famoso stilista che gli confeziona le tuniche, mentre importanti Capi di Stato erano dietro. Pizza sottolinea il potere della massoneria italiana, a cui appartengono persone di ogni settore, compresi magistrati, rappresentanti delle forze dell' ordine e anche cardinali: secondo lui, la Basilicata ha una loggia massonica importante, di cui sono soci anche uomini politici. Poi descrive il vero potere: «Ci sono personaggi che non contano niente, hanno incarichi e non contano niente e persone che assolutamente non hanno incarichi e contano tantissimo. Non è l' incarico che hai - spiega - è il centro di potere a cui sei collegato».
I FONDI DEL 'CENTRO DI POTERE' - Secondo Pizza, proprio il centro di potere che «viene finanziato in Basilicata e che a sua volta finanzia mezza Italia, si finanzia con i soldi in nero che vengono dallo sfruttamento in nero del petrolio» e da operazioni legate ai rifiuti e all' acqua. «Si estrae petrolio in nero», dice lapidariamente Pizza al pm. Ovviamente, rispetto al centro di potere finanziato in Basilicata, «Roma è estremamente presente e pressante».
LA SOMALIA, «UN GROSSO BUCO NERO» - Pizza racconta i suoi profondi legami col Paese africano e ha organizzato personalmente (pagandola con «soldi che mi sono arrivati») la Conferenza di pace. Vuole tornare a Mogadiscio per trovare alcuni archivi e «gestire» le informazioni che contengono, ma numerose forze anche italiane si oppongono, evidentemente, a tale progetto. La Somalia è un luogo dove «l' anarchia è assoluta e totale», con «interessi incredibili» che si incrociano con i disegni del terrorismo: costruire una bomba «sporca» che farebbe «due, tre milioni di morti».
A PROPOSITO DI SOMALIA... - Pizza parla dei mille miliardi di vecchie lire della cooperazione internazionale, dal 1988 al 1991. I soldi li hanno presi «i politici italiani» o per traffici illeciti. Chi ha paura quindi dei dossier di Mogadiscio? «Anche padri della patria», dice Pizza.
IL GENERALE AIDID E'... - «Morto, ucciso», dice Pizza. «E' morto e sepolto», assicura, nonostante sia fra le persone da ricercare a livello internazionale: «Avrà sterminato 200, 300mila persone», sottolinea «Polifemo».
AUTORITRATTO - Nei due interrogatori, Pizza si definisce rappresentante del Governo somalo, «agente provocatore», consulente storico, consulente, bibliografo, «scambiatore di notizie», analista, venditore di informazioni e anche «truffatore ma non musulmano», quando ricorda che è stato vicepresidente dell'Associazione musulmana italiana.
Mario Restaino
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