POTENZA - «Le imprese controllate da Renato Martorano non si sono mai ribellate perché ne aveva il controllo totale». L’ex boss dei basilischi pentito Tonino Cossidente, dopo aver svelato i tentativi del suo clan e di quello di Martorano - indicato dagli investigatori come il massimo esponente della ’ndrangheta in Basilicata - di mettere le mani sugli appalti pubblici a Potenza, descrive il metodo usato dagli uomini del boss per imporsi sulle imprese.
«Martorano aveva il controllo totale - dice Cossidente al pm antimafia Francesco Basentini - e in caso di problemi interveniva in maniera brusca».
«Lo fece anche con Carmine Guarino», sostiene Cossidente. Guarino è l’imprenditore che ha denunciato di essere stato «strozzato» da Martorano. «Guarino - sostiene Cossidente - fu picchiato da Martorano e minacciato con una pistola».
Cossidente attribuisce al clan Martorano l’incendio di mezzi da cantiere di imprese che lavoravano nella città di Potenza. E racconta quello che secondo lui sarebbe accaduto a una ditta che stava portando a termine dei lavori in località Chianchetta: «Alla ditta incendiarono una ruspa». Il movente? «Per fare un favore a un amico imprenditore», sostiene Cossidente.
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