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Omicidio di Natale a Melfi uccisa una donna ucraina

di FABIO AMENDOLARA
MELFI - Erano all’incirca le 13.30 quando Mariya Alferenok, una donna ucraina, di 53 anni (da 10 abitante a Melfi), è stata trovata esanime nella propria abitazione ubicata in via Porta Calcinaia di Melfi. Uccisa dopo essere stata picchiata selvaggiamente, come testimoniavano i segni sul corpo. A dare l’allarme il suo convivente (che ha fornito un alibi in corso di verifica). Ieri sera è stato messo sotto torchio, nella caserma dei carabinieri, insieme a un ex fidanzato
Omicidio di Natale a Melfi uccisa una donna ucraina
di Fabio Amendolara 

MELFI - È stata picchiata finché non ha esalato l’ultimo respiro. Calci e pugni. «Una violenza inaudita», conferma chi ha potuto vedere il corpo della donna. Alle 13.30 di ieri i carabinieri sono entrati nella piccola abitazione di via Porta Calcinaia a Melfi. Il medico legale ha riscontrato «gli evidenti segni di percosse» che l’hanno uccisa, sotto l’albero, nel giorno dell’antivigilia di Natale. È una donna ucraina, Mariya Alferenok 53 anni, da dieci anni a Melfi.

Pochi amici, qualche conoscente. Frequentava per lo più badanti sue connazionali. Niente relazioni pericolose né grilli per la testa.

Ed è proprio tra i conoscenti della donna che i carabinieri hanno scavato per tutta la giornata di ieri. Tra questi c’è l’ex fidanzato di Mariya: un connazionale più giovane di lei di quasi 20 anni. È rimasto in caserma - come altri testimoni - per molte ore. Fino a ieri sera. «Per spiegare i suoi spostamenti», dicono gli investigatori.

È stato il suo convivente, invece, a chiamare i carabinieri. «Erano circa le 13 - confermano in caserma a Melfi - quando l’uomo è tornato a casa dopo una giornata di lavoro e ha rinvenuto la compagna riversa sul pavimento». Per l’ora della morte ha un alibi. Lo ha fornito durante il suo interrogatorio. Ora i carabinieri lo stanno verificando. Gli investigatori - l’inchiesta è coordinata dal procuratore di Melfi Domenico De Facendis e dal sostituto Renato Arminio - non escludono il movente passionale o di gelosia. Anche perché - ma è un’indiscrezione al momento non confermata da alcuna fonte ufficiale - pare che i due uomini, legati sentimentalmente a Mariya, di recente abbiano litigato in modo molto acceso. «Nei giorni scorsi - sostiene Andrea Gerardi di “Basilicata24” - il convivente era anche finito in ospedale». Era contesa, Mariya? «Per ora possiamo solo dire che è una lite finita in tragedia», dice un investigatore che, però, ha tanto l’aria di uno che ha già sbrogliato il giallo e sta aspettando solo la confessione del sospettato. «La casa - aggiunge - è nel centro storico e non è accessibile con l’auto. Chi ha commesso il delitto è fuggito a piedi e potrebbe essere stato visto da qualche testimone». La porta di casa, inoltre, non è stata forzata. Quindi Mariya ha aperto a una persona che conosceva o di cui, comunque, si fidava. L’abitazione non è stata rovistata e, secondo gli investigatori, «non è una rapina». Chi ha ucciso Mariya pare che abbia lasciato molte tracce. Tracce utili a incastrare l’assassino.

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