«Un piano di emergenza per salvare i mercati rionali che sono il cuore pulsante delle città pugliesi». È la proposta del consigliere regionale della Lega, Fabio Romito in corsa alle prossime regionali a sostegno del candidato forzista Luigi Lobuono. Una proposta di legge scritta dal consigliere per rivalorizzare il settore attraverso azioni mirate.
«Tutti i mercati di Bari – spiega - dall’ex Manifattura dei Tabacchi fino ad arrivare ai due mercati di Japigia sono in uno stato di degrado. Il settore è sempre più in difficoltà nonostante sia abituato ai sacrifici e al duro lavoro. Di contro mai una iniziativa a loro sostegno. Mai progetti a loro dedicati. Mai una attenzione spontanea da parte di Comune o Regione«.
Quale, secondo lei, il punto debole del settore?
«I mercatali devono sostenere spese gravose tra fitti, bollette e tasse. La Tari, in primis. Di contro il loro lavoro si concentra nelle poche ore del mattino. Non solo, convivono con problemi strutturali e spesso con condizioni igienico sanitarie al limite. Non ci sono condizionatori d’aria d’estate e di inverno fa freddo. Nella mia proposta di legge punto a valorizzare i mercati locali, intesi come luoghi di sviluppo territoriale, culturale e sostenibile. Immagino che siano aperti sino a tarda sera, intesi anche come luogo di aggregazione. È necessario, in questo senso, promuovere la crescita di un’economia urbana incentrata su produzione artigianale e tradizionale, verso modelli innovativi di riqualificazione e potenziamento della rete dei servizi e degli spazi, con l’obiettivo di raggiungere una maggiore competitività, attrattività e resilienza dei territori e del sistema imprenditoriale e per rispondere più efficacemente ai cambiamenti negli stili di vita e di consumo».
Cos’è mancato sino ad ora?
«È mancata e continua a mancare, come spesso accade nella nostra regione, una progettualità. I mercati sono fermi agli anni novanta mentre nel resto del mondo sono una attrattiva per i cittadini e per i turisti. Basti pensare a la Boqueria di Barcellona, al Gran Bazar di Istanbul, al San Miguel di Madrid, al Mercado da Ribeira a Lisbona. Tanto per citarne qualcuno. Questi mercati sono famosi non solo per la varietà dei prodotti, ma anche per la loro architettura, l’atmosfera e per il loro valore storico-culturale. Noi, invece, combattiamo ancora con una manutenzione a macchia di leopardo e con annunci che poi finiscono nel vuoto».
Cosa intende?
«Non serve intervenire sporadicamente per risolvere problemi atavici. Nell’ex Manifattura il progetto è fermo al palo da anni. Nel frattempo quel luogo - che doveva essere un presidio per il quartiere Libertà - sprofonda nel degrado. Nell’ex Mercato del pesce era stato annunciato un mercato rionale colorato e all’avanguardia ma non se ne parla da tempo. Negli altri mercati a Bari come nel resto della Puglia, la manutenzione non è sufficiente ad arginare le carenze strutturali. Servono investimenti importanti e rapidi. Il settore non può attendere. Le saracinesche nella maggior parte dei mercati sono abbassate. In molti hanno rinunciato e hanno chiuso. Per questo la mia proposta prevede che la Regione conceda finanziamenti ai Comuni per l’esonero o la riduzione fino al cento per cento del canone per l’occupazione di suolo pubblico, la sospensione dei tributi locali, esenzioni specifiche in caso di calamità naturali o crisi di settore. Tutte modalità che hanno lo scopo di porgere una mano di aiuto ad una categoria profondamente provata dalla presenza ormai capillare delle multinazionali sul nostro territorio che hanno reso il commercio di prossimità una impresa eroica».
Lei è in corsa alle prossime regionali, quale la priorità della Puglia 25/30?
«Ci sono sicuramente tante priorità: dalla sanità alle grandi e piccole imprese passando attraverso la crisi idrica. Ma c’è secondo me in questo momento un atto necessario. Ridurre le agenzie regionali, le fondazioni, le società partecipate da venti a tre. Abbiamo il dovere di abbassare radicalmente i costi della politica. Dobbiamo fermare “il metodo del poltronificio” e dare priorità ai nostri lavoratori. Sapete qual è lo stipendio medio di un operatore dell’Amiu appena assunto? Di novecento euro. Direi che non c’è nient’altro da aggiungere».
















