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Sentenza inglese «Restivo colpevole ha ucciso Heather»

Sentenza inglese «Restivo colpevole ha ucciso Heather»

Sentenza inglese «Restivo colpevole ha ucciso Heather»

 
Sentenza inglese «Restivo colpevole ha ucciso Heather»

Mercoledì 29 Giugno 2011, 17:08

02 Febbraio 2016, 23:29

WINCHESTER (INGHILTERRA) – Colpevole. La giura ha impiegato poco meno di cinque ore per raggiungere il verdetto. Poco, se si considera la complessità del caso e l'attenzione suscitata fra i media britannici e non. Alla fine, dunque, le arzigogolate ricostruzioni dell’ex ragazzo di Potenza non hanno convinto i giurati, che hanno invece accolto la tesi della procura: quel 12 novembre 2002 fu Danilo Restivo ad ammazzare e mutilare Heather Barnett nel bagno dell’abitazione della vittima. 

Ci sono voluti nove anni, e la scoperta del cadavere di Elisa Claps, ma il delitto che ha sconvolto Bournemouth, tranquilla cittadina di mare nel Dorset, è stato alla fine risolto. Per la sentenza bisognerà aspettare domani. Ma le probabilità che Restivo venga condannato all’ergastolo sono alte. 

I giurati, nonostante le raccomandazioni del giudice Burnett, che ieri e oggi ha sottolineato più di una volta di «trattare con cautela» le prove presentate in aula perchè spesso e volentieri di natura «indiziaria», hanno fatto la loro comparsa nell’aula due della corte di Winchester poco dopo le 16.00. Le cinque donne e i sette uomini, in maggioranza giovani, hanno consegnato il verdetto circondati da un silenzio tombale: nella galleria riservata al pubblico, dove pure la famiglia di Heather si era riunita per attendere la decisione della giuria, non si è sentita volare una mosca, solo il pianto silenzioso di Caitlin, la figlia ormai 20enne di Heather. 

Restivo, in tutto questo, non ha fatto una piega: ha accolto il verdetto con l’aria distaccata di sempre. Eppure la sensazione che il suo destino era ormai segnato si era percepita durante i quattro giorni di deposizione sul banco dei testimoni. Troppe le contraddizioni, le divagazioni, gli scatti d’ira nei confronti del pm spesso accusato «d’insinuare» invece che «basarsi sulle prove». Ma il magistrato Michael Bowes sulle prove si è basato, eccome. «Elisa Claps – ha detto durante la requisitoria – è stata uccisa nella chiesa che Restivo conosceva bene». «Aveva il reggiseno tagliato, i pantaloni abbassati fino all’inguine e i capelli recisi. Proprio come Heather Barnett. L’imputato è una persona pericolosa, non un semplice eccentrico». Che poi era esattamente la linea cercata dal suo avvocato difensore, David Jeremy. «Restivo – aveva azzardato – non è quello che potete pensare, un semplice bugiardo, ma una persona del tutto incapace di rispondere con una semplice risposta a una semplice domanda. È una persona che non ci arriva». 
Jeremy, insomma, ha provato a giocare, per Restivo, la carta dello «scemo del villaggio». Una strategia disperata che nulla ha potuto contro il materiale altamente indiziario ammassato in questi anni dalla Dorset Police: le scarpe Nike rinvenute a bagno in varechina e risultate positive agli esami svolti per accertare tracce di sangue; la perizia informatica che fin da subito ha fatto traballare il suo alibi; le intercettazioni ambientali che hanno certificato il suo comportamento sospetto; le forbici e il coltello sequestrati mentre Restivo era al parco, pizzicato ad osservare donne che facevano ginnastica; e, infine, il suo Dna rilevato su un asciugamani di casa Barnett. 

Ma ad aver definitivamente inchiodato Restivo alle sue responsabilità è stato certamente il corpo mummificato di Elisa, emerso dopo 17 anni di mistero nel sottotetto della chiesa della Santissima Tinità di Potenza. Il confronto fra i due cadaveri, infatti, ha dato la possibilità agli inquirenti britannici di stabilire un nesso, e legare una volta di più l'ossessione per i capelli mostrata da Restivo al comportamento criminale. «Chi ha ucciso Elisa Claps ha anche ucciso Heather Barnett», ha sempre detto Bowes. E i giurati gli hanno creduto. «Voglio ringraziare le autorità italiane per l’assistenza che ci hanno dato e i testimoni che hanno deposto in videoconferenza da Potenza, Bologna e Salerno», ha detto il procuratore Alastair Nisbet. «E spero – ha concluso – che questa condanna possa essere di conforto, per quanto minuscolo, ai famigliari di Heather Barnett».
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