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il fenomeno

«Chiuso in tabaccheria
ho giocato tutti i miei soldi»

La confessione di un pensionato delle Poste nel tunnel dell'azzardo

 «Chiuso in tabaccheria ho giocato tutti i miei soldi»

di Franco Petrelli

Dice di essersi disintossicato. Di aver accettato, alla sua età, una vita serena e sobria, l’assegno mensile della pensione, una casa in locazione. Le fortune del passato? Svanite. Come accade a chiunque finisca nel gorgo del gioco d’azzardo. O gioco patologico, com’è finalmente chiamato oggi.

Nicola (nome di fantasia) è un ex funzionario di un ufficio pubblico. Un’adolescenza di grandi stenti e grande impegno: da barbiere ad Adelfia a dipendente statale, grazie a un concorso nelle poste che lo ha portato a Torino. Fino alla soglia degli anni Ottanta la vita di Nicola è fatta di lavoro fin quando la sua posizione si consolida e può richiedere il trasferimento nel capoluogo pugliese. Torna a vivere ad Adelfia, conoscere una giovane donna, la sposa e fa un figlio. Tutto regolare. Fin qui.

Fino a quando Nicola non decide - come migliaia di persone - di regalare una crociera alla sua famiglia. Una maledetta crociera, racconta: è qui che nella sua vita si spalanca la porta del «gioco». In navigazione il tempo libero è abbondante e gli svaghi allettanti. Feste, cene e un vero casinò galleggiante: il tavolo verde, roulette, bacarà, blackjack, qualche slot machine. Una febbre improvvisa e impensabile per un uomo moderato, semplice e molto accorto nelle spese.

Da quel viaggio la vita cambia. Al tavolo verde vince una somma notevolissima. Quanto? «Milioni», sussurra (siamo verso la fine degli anni Ottanta). Ma oltre ai soldi Nicola porta con sè anche il morbo contratto sulla nave: il gioco d’azzardo diventa una sirena che chiama a tutte le ore.

Dal 1994, poi, la sua malattia si aggrava grazie all’introduzione sul mercato dei Gratta&vinci. Le lotterie istantanee divenano in breve tempo un buco nero che ingoia persone mai tentate dal gioco, donne, anziani, ragazzini, anche gente che a un tavolo verde non si è mai seduta. Il tavolo verde e i gratta&vinci diventano il suo secondo lavoro, dopo le poste. E proprio su uno dei tagliandi della lotteria istantanea l’uomo vince altri 100mila euro. Sul finire degli anni Duemila sta bene economicamente e pensa bene di spendere tutto in qualsiasi forma di gioco, non ultime le slot machine che cominciano a comparire in ogni bar, in ogni locale, in ogni tabaccheria.

Racconta, Nicola, oggi fuori dal vorticoso giro dell’azzardo, di aver trascorso ore e ore chiuso nella tabaccheria di un amico, con annesso centro scommesse. In alcune occasioni sarebbe rimasto solo a giocare nel locale durante la pausa di chiusura. Qualcuno riferisce perfino che un giorno, preso dalla febbre, Nicola abbia perfino «dimenticato» il figlio in macchina, ma su questa «voce» il nostro interlocutore glissa. Confessa di aver fatto molte cose sbagliate. Di aver sperperato un patrimonio. E di aver bruciato tutti i suoi affetti. Ma la sua condizione, la sua storia, sono così simili a quelle di tante persone finite nel tunnel senza speranza della dipendenza da gioco d’azzardo.

Ricorda di aver trascorso ore, sia di pomeriggio e sia di notte, a togliere la vernice a plichi interi di gratta&vinci. Ma altrettanto tempo è finito dinanzi alle maledette slot machine, dinanzi alle loro luci ipnotiche, seduto a pigiare di tasti, in un susseguirsi di combinazioni, quasi stordito dalle musichette accattivanti. Riscosso, ogni tanto, dal tintinnio dei gettoni che precipitano nel vassoio, che annunciano una vincita comunque troppo esigua a fronte di quanto quest’uomo è riuscito a sperperare.

Le perdite di Nicola sono nettamente superiori alle vincite, si susseguono lungo intere settimane e mesi fino a prosciugare tutto. Un giorno tenta un’operazione con la sua carta di credito e dall’estratto conto emerge la disponibilità insufficiente di un conto in banca, oramai in rosso «vivo» da tempo. Circostanza che non placa l’uomo. Non si ferma piuttosto aumenta il suo impegno, eccitato dall’avere a disposizione la tabaccheria «amica» alla «nobile controra», senza che nessuno possa vederlo o disturbarlo. Un posto sicuro e protetto. Lontanissimo, e non già fisicamente, da sua mogliee suo figlio.

Alla fine, raggiunta la pensione, e comunque con l’aiuto delle persone più care, Nicola avvia la sua «disintossicazione». Un processo lungo, che si basa sulla volontà di cambiar vita. Lentamente slot machine e lotterie istantanee diventano un ricordo. Oggi vive in una soglia minima, in un alloggio in affitto con le case e migliaia di euro di proprietà, frutto di sogni realizzati attraverso anni di duro lavoro, viceversa volatilizzatisi.

Più di qualcuno si domanda se riuscirà a resistere, a stare lontano dalla sua droga. Noi abbiamo fiducia in lui. E speriamo che la sua storia aiuti tante altre persone a riemergere dall’abisso del gioco patologico.

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  • dinox

    08 Maggio 2017 - 12:12

    vorrei chiamarlo come penso , ma non lo faccio, gli auguro che esca dal tunnel

    Rispondi

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