Sabato 18 Aprile 2026 | 19:27

«Ti uccido, ti sfregio»: 33enne di Valenzano condannato a 4 anni e mezzo per maltrattamenti alla convivente

«Ti uccido, ti sfregio»: 33enne di Valenzano condannato a 4 anni e mezzo per maltrattamenti alla convivente

«Ti uccido, ti sfregio»: 33enne di Valenzano condannato a 4 anni e mezzo per maltrattamenti alla convivente

 
Redazione online

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Violenza domestica, in due mesi cinque «ammoniti» nel Potentino

Il Tribunale di Bari riconosce una lunga serie di vessazioni e minacce nel contesto di una relazione segnata dalla violenza. Disposta anche l’interdizione dai pubblici uffici per cinque anni

Sabato 18 Aprile 2026, 17:34

19:15

Il Tribunale di Bari, seconda sezione penale collegiale, ha condannato un 33enne di Valenzano, F. R., a 4 anni e 6 mesi di reclusione per il reato di maltrattamenti nei confronti della convivente, costituitasi parte civile insieme all’associazione Gens Nova. Una condanna definita tra le più rilevanti emesse a Bari nell’ambito dei procedimenti legati al Codice Rosso.

L’uomo, secondo quanto ricostruito nel processo, si sarebbe reso responsabile di reiterate condotte di vessazione, minacce e violenze, che avrebbero segnato in modo continuativo la relazione, sfociando nel procedimento davanti ai giudici baresi. La vittima, difesa dall’avvocato Anna De Tommaso, si è costituita parte civile insieme all’associazione Gens Nova, rappresentata dall’avvocato Nicola Antuofermo.

Il pm Ignazio Abbadessa aveva richiesto una pena più severa, pari a 5 anni e 4 mesi di reclusione, ma il collegio ha irrogato una condanna comunque significativa, anche in relazione agli orientamenti giurisprudenziali del territorio.

Di particolare rilievo anche la pena accessoria disposta dal Tribunale: l’interdizione dai pubblici uffici per cinque anni, misura considerata di forte impatto sia sul piano preventivo sia su quello simbolico.

Secondo quanto riportato nel capo d’imputazione, l’uomo avrebbe sottoposto quotidianamente la compagna a minacce e umiliazioni, arrivando a proferire frasi gravemente intimidatorie come: «ti uccido», «ti sfregio», «ti butto dal balcone», «magari muori… magari ti viene un infarto», «se ci lasciamo e ti vedo con qualcuno ti riempio di mazzate e ti ammazzo», «ti brucio l’auto, ti faccio sparire», «la notte sogno di ammazzarti», «cosa ci vuole a trovare una pistola», «cosa devono fare i carabinieri, prova a chiamarli e vedi cosa succede», «tanto crederanno a me».

In più occasioni, le avrebbe controllato il telefono cellulare, sottraendolo e cancellando contatti ritenuti non graditi, nel contesto di una gelosia ossessiva. Avrebbe inoltre accusato la donna di presunte relazioni sentimentali con altri uomini, alimentando un clima di costante controllo e pressione psicologica. 

La sentenza arriva al termine di un procedimento in cui l’accusa aveva chiesto una condanna a 5 anni e 4 mesi, poi ridotta dal collegio giudicante. Restano comunque confermate la gravità delle condotte e la linea di severità adottata dal Tribunale nei confronti dei reati di violenza domestica.

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