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Bari, il giudice reintegra sul posto di lavoro l’operaio licenziato dalla multinazionale

Bari, il giudice reintegra sul posto di lavoro l’operaio licenziato dalla multinazionale

 
Marco Seclì

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Marco Seclì

Bari, il giudice reintegra sul posto di lavoro l’operaio licenziato dalla multinazionale

Diversi sono stati i sit-in di solidarietà, con volantini e manifesti, promossi dai lavoratori anche in occasione delle udienze in Tribunale

Sabato 24 Settembre 2022, 12:26

Quel licenziamento era illegittimo e il lavoratore deve essere reintegrato. Arriva a un punto fermo la battaglia di Michele Glorioso, l'operaio 36enne della Skf Industrie Spa di Bari allontanato dal posto di lavoro, assieme a un collega, con l’accusa di aver causato nel febbraio 2020 un ingente danno all'azienda per via di un errore in fase di produzione.

La sezione Lavoro del Tribunale di Bari (giudice Vincenzo Maria Tedesco) lo ha reintegrato condannando la multinazionale svedese, che produce cuscinetti a sfera per auto, al pagamento delle retribuzioni e delle spese.

Accolte le tesi della difesa del lavoratore, rappresentato in giudizio dagli avvocati Enzo Augusto e Antonello Daprile. Glorioso si aggiudica così anche il secondo round nei confronti della Skf, che lo scorso febbraio si era opposta all’ordinanza del Tribunale seguita all’impugnativa del licenziamento da parte dell’operaio, ritenendo applicabili le tutele previste dall'articolo 18. L’annullamento e la reintegra, già riconosciute, sono state ora confermate con sentenza. E bisognerà vedere quali effetti sortiranno. I provvedimenti decisi nella fase sommaria del giudizio, infatti, non sono finora bastati a fare tornare Glorioso al lavoro: l’azienda, pur retribuendolo, lo ha obbligato a restare a casa.

Quella dell’operaio non è stata solo una battaglia a colpi di carte bollate. L’eco del suo licenziamento e la sua volontà di non piegarsi alle richieste dell’azienda (l’altro collega accusato da Skf, ormai vicino alla pensione, aveva accettato l’incentivo all’esodo) ha innescato una vasta mobilitazione che per mesi ha visto in prima fila il «Comitato contro i licenziamenti» nato nella zona industriale di Bari-Modugno.

Diversi sono stati i sit-in di solidarietà, con volantini e manifesti, promossi dai lavoratori anche in occasione delle udienze in Tribunale. Non solo: è stata anche organizzata una campagna sui social per chiedere giustizia per Michele, ovvero la possibilità di riprendersi il suo posto di lavoro (perché «I diritti non si licenziano») convinti che non gli potesse essere addebitata alcuna colpa. Al contrario di quanto sostiene Skf, che ha accusato i due dipendenti di un comportamento negligente durante la produzione che avrebbe determinato l’uscita dalla fabbrica di pezzi difettosi e causato un danno di oltre 300mila euro.

Ma il Tribunale del Lavoro ha sancito che Michele Glorioso non ha responsabilità tali che possano determinare un licenziamento. Fortuna che c’è un giudice a Berlino. E a Bari.

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