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Bari, sfrattato dalla casa sulla muraglia dopo 35 anni per far posto a una struttura ricettiva

Bari, sfrattato dalla casa sulla muraglia dopo 35 anni per far posto a una struttura ricettiva

«Un quartiere che in questo modo rischia di trasformarsi nelle stagioni invernali in un deserto quando si spegneranno le luci dei set delle riprese televisive e della movida»

30 Giugno 2022

Gianni Del Mastro - storico ristoratore

BARI - Sta silenziosamente ma inesorabilmente scivolando il passaggio di proprietà di Bari vecchia, delle sue case, delle sue piazze, dei suoi tempi e ritmi di vita delle sue facce e dei suoi mestieri. Un centro storico spopolato conseguenza della tendenza a sfrattare residenti per far posto ad attività di locazione breve.

Ciò che lascia sbigottiti è che questo sta avvenendo nell'indifferenza generale. I vicoli e le corti perdono la loro anima fatta di solidarietà di vicinato ed accoglienza, vero inestimabile valore economico e turistico di Barivecchia.

Ne sono vittima anch’io costretto a lasciare nei prossimi mesi la mia abitazione sulla «muraglia», dopo 35 anni, per far posto ad una struttura ricettiva, l'ennesima in quella storica strada. Un duro colpo al cuore difficile da metabolizzare.

Un quartiere che in questo modo rischia di trasformarsi nelle stagioni invernali in un deserto quando si spegneranno le luci dei set delle riprese televisive e della movida. Una progressiva perdita di identità culturale che sta riducendo alcune storiche tradizioni a fenomeni di folklore o di cartoline ricordo. Un fenomeno che affonda le sue radici in un tempo non lontano con la scelta di riqualificazione fatta con il piano Urban. Quarantadue miliardi di lire di investimento più altri ventitré furono per l'epoca una cifra davvero considerevole. Durante i lavori di ristrutturazione furono rinvenuti soprattutto in piazza Mercantile, via Manfredi e corso Vittorio Emanuele numerosi antichi insediamenti sottostanti, basolati e resti di strutture abitative alcune del IV secolo a.C.

La Sovrintendenza dopo alcuni mesi di imbarazzo e tentennamenti decise di ricoprire tutto in nome del trionfo della modernità. Né nulla si è mai saputo della sorte delle migliaia di chianche (quelle scure guidavano i fedeli verso i luoghi di culto) rimosse dal centro storico in quel periodo. Negli anni precedenti, lo ricordo bene, i vigili urbani si affannavano a fermare la gente, compreso i pochi turisti, all'ingresso di piazza Ferrarese per consigliare loro di non avventurarsi nei vicoli per motivi di sicurezza. Nessuno di noi abitanti del centro storico avvertiva all'epoca questa sensazione di rischio o paura andando in giro per il centro storico.

Ma dopo trent'anni leggo sui media in questi giorni che il numero degli scippi nei pressi della stazione e' in forte aumento e non è andata meglio negli anni precedenti. La grave colpa delle istituzioni e della politica negli anni '80 e 90 fu quella di non aver intrapreso nessuna iniziativa di intervento sociale per isolare le 3 o 4 famiglie criminali chiaramente identificate e così sottrarre le generazioni emergenti alle lusinghe di facili guadagni attraverso droga ed armi.

La mia esperienza al «Caffè sotto il mare» inizia nel 1992 ed è durata quasi vent'anni. La interpretai come una sfida a tutti coloro a cui avevano insegnato a ritenere il centro storico luogo inaccessibile. Fu una vittoria contro pregiudizi e cattiva politica. Migliaia di persone iniziarono a frequentare la muraglia e il «caffè sotto il mare» diventò un incredibile luogo di aggregazione e ritrovo, un mix vincente fatto da una socialità sana e senza steccati ed un percorso di arricchimento culturale con mostre, installazioni, incontri di poesia e concerti di qualità nello spazio antistante il fortino. Un tappeto di gente che scaldava davvero il cuore e la dimostrazione che la cultura vince sempre. . Con il Piano Urban fu fatta una scelta ben precisa. Si scelse di puntare tutto e solo sul forte incremento delle attività di ristorazione per creare nell'intenzione un argine al dilagare della criminalità e dell'insicurezza sociale. Fu un grave errore.

Un uso non così esclusivo e più equilibrato di quelle ingenti risorse avrebbe rappresentato una straordinaria occasione per salvare e implementare il numero di botteghe artigiane e vecchi mestieri di cui bari vecchia rappresentava uno scrigno unico ed irripetibile e di cui praticamente non esiste più traccia.
Il mercato del pesce, la sala Murat, l'isolato Quarantanove e tanti altri andavano restituiti alla loro funzione originaria, nel rispetto della loro storia e della loro funzione sociale.
San Nicola è l'unico quartiere dell'area metropolitana che non ha un mercato . Moriremo sommersi di spazi celebrativi per la cultura e il tempo libero confondendo cultura con spazi per eventi.

E mi spaventano coloro che giudicano questo un prezzo da pagare in nome della mistica della modernità.
Bisogna creare le condizioni per il recupero della devianza minorile ancora largamente presente. Avviene fornendo loro gli strumenti per crescere culturalmente attraverso il coinvolgimento e la partecipazione, mettendosi in relazione tra loro costruendo un osmosi tra bisogni e valori che continuamente si sperimenti e si misuri su obiettivi e finalità.
Di questo ha molto bisogno il centro storico. Concludo citando le frasi di due figli nobili di Bari Vecchia. Benedetto Petrone chiedeva alle istituzioni di risanare la città vecchia senza svuotarla della sua gente e una di Gaetano Rossini «Dobbiamo scongiurare che il successo di Barivecchia coincida con la sua estinzione».

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