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Bari, il portiere Frattali rinnova fino al 2023

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Bari, in città il futuro si chiama «mare»

Una carta da giocarsi per un reale sviluppo

porto di Bari

Bari capitale dell’architettura. Bari che pensa al futuro giocando il jolly del mare nella sfida dello sviluppo. Bari dei progetti, delle opportunità, del legame tra passato e presente, della continuità e del dialogo collettivo senza pregiudizi e veti. Di questa Bari delle possibilità hanno parlato il presidente dell’Autorità di sistema portuale del Mar Adriatico meridionale Ugo Patroni Griffi, il presidente dell’Ance Bari-Bat, l’architetto restauratore Beppe Fragasso e l’architetto Cristina Petralla che collabora con l’Autorità portuale barese e fa parte del coordinamento del laboratorio indipendente chiamato a dare il suo contributo al al Bari International Archifestival, il Festival dell’architettura in programma dall’1 al 20 settembre (doveva svolgersi lo scorso anno ma è stato rinviato a causa della pandemia). Al laboratorio, come ha ricordato Cristina Petralla, collaborano due docenti universitari: Michael Jakob, docente di Storia e Teoria del paesaggio all’Università di Ginevra e al Politecnico di Losanna; Joao Nunes, architetto paesaggista, docente universitario a Lisbona e nelle Università di Venezia, Roma, Alghero e nei Politecnici di Milano e Torino.

Nel rispondere alle domande della giornalista della «Gazzetta» Carmela Formicola, durante il forum svoltosi nella sede del nostro quotidiano, Petralla ha posto l’accento sul valore funzionale che avrà la collaborazione tra il laboratorio e il Festival in ragione della possibilità di sviluppare idee, grazie anche al contributo dei docenti universitari stranieri, sul futuro di Bari. Come conciliare crescita economica, paesaggio, architettura urbana? Il tema del paesaggio è centrale, in ragione dell’essenza stessa del Festival articolato in tre sezioni: margini, confini e frontiere. Una città come Bari, che ha storicamente voltato le spalle al mare, è chiamata - quasi in una parafrasi dell’immagine che Albert Camus dava della sua Orano in Algeria - a ruotare di nuovo su se stessa e guardare il mare, guardare al mare come «quel luogo in più - ha sottolineato Beppe Fragasso - su cui bisogna soffermarsi quando parliamo di confine». Dotarsi, insomma «di strumenti per gestire «un nuovo rapporto col mare» ha aggiunto Fragasso esprimendo una considerazione politica: «Molte risorse finanziarie sono arrivate e altre stanno per arrivare, quello che potrebbe essere considerato un punto di debolezza: l’assenza di un assessore all’Urbanistica dobbiamo considerarlo, invece, un punto di forza in ragione del fatto che la delega è nelle mani del sindaco Antonio Decaro».

Diversi i passi da fare perché Bari si riappropri di un rapporto col mare che non sia solo estetico e appaia decisivo in termini di crescita. Partendo da opere pubbliche come la condotta che a Torre Quetta permetterà, finalmente, di risolvere il problema dello scarico a mare nella zona sud della costa (com’è già accaduto a nord). Passando dal Parco del castello e dalla camionale che rimandano al tema fondamentale del porto. «Partiamo da un punto fondamentale: in una città possono convivere il turismo e il porto industriale» ha spiegato il presidente dell’Autorità di sistema Ugo Patroni Griffi. «E traffici, occupazione e turismo possono crescere insieme. Il porto di Bari movimenta in un anno oltre 80 mila teu (l’unità di misura dei container, ndr), più di Taranto. Significa, per migliaia di lavoratori se si considerano anche le attività retroportuali, portare il pane a casa. Del resto - ha dichiarato Patroni Griffi - la coesistenza tra porto industriale e turistico è visibile in grandi capitali europee come Barcellona, Marsiglia, Amburgo e in realtà italiane come Venezia e Marghera, Salerno e la costiera amalfitana. Su un punto non si può transigere: quando si apre un confronto è indispensabile conciliare gli interessi, non cannibalizzarli. Bisogna invertire la tendenza che vede, nel dibattito pubblico, soprattutto al sud, non la composizione degli interessi ma la sopraffazione per cui si vuol far prevalere il proprio su quello degli altri soggetti. Così un territorio è destinato all’eterna subalternità, all’eterna sconfitta. Invece non bisogna - ha concluso Patroni Griffi - dividersi sul se realizzare un progetto ma confrontarsi sul come realizzarlo».

Il Festival dell’architettura come opportunità in termini di confronto. Secondo l’architetto Fragasso «l’occasione offerta dalla presenza di paesaggisti con i quali dialogare» può aiutare a concepire soluzioni relative «alla deviazione del traffico pesante verso il porto. Per la camionale (l’Autorità di sistema ha a disposizione 200 milioni di euro, ndr) si può utilizzare un tunnel nel tratto terminale verso lo scalo marittimo».
«Turistica, industriale, commerciale, universitaria». Così nel futuro, a giudizio di Patroni Griffi, Fragasso, Petralla. Il presidente dell’Ance ha indicato un obiettivo ambizioso: «Recuperare alla città quei 50 mila baresi che sono andati a vivere nei centri vicini: da Triggiano a Valenzano; costretti a migrare a causa di un’urbanistica punitiva. Oggi si può perché i costruttori operano su scale diverse, non c’è più consumo del suolo e si può aprire uno scenario di ripopolamento». Tutto questo a patto però «di riaprire il dibattito pubblico - ha ricordato Fragasso - perché attraverso la cabina di regia il percorso da seguire c’è e possono essere superate situazioni che frenano lo sviluppo». «Dobbiamo ragionare - ha sottolineato Patroni Griffi - su come sostenere la ripresa e anche l’eredità della pandemia rappresenta un punto di forza se si considera lo smart-working, ad esempio, come forma di lavoro utile a garantire efficienza. Vedo con favore gli sforzi volti a superare il grande ed eterno scoglio della burocrazia: il decreto semplificazione va su quella strada. La stagione dell’iper-regolamentazione ha causato danni: pensare che fino a poco tempo fa un burocrate impediva al barista di sistemare i tavolini per strada, davanti al suo locale, la dice lunga sul buio tunnel che abbiamo attraversato. Ora vedo una città che progressivamente diventa dei cittadini. Tutti quei tavolini a Bari - conclude Patroni Griffi - mi fanno sentire europeo in una città europea».

Ma che sensazione ha l’Europa di Bari? L’ultima parola a Cristina Petralla: «Bellissima. In tanti vogliono visitarla, conoscerla. È più facile, però, costruire ed effettuare lavori nel centro di Parigi». Ma Parigi non ha il mare...

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