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Paziente fragilissima di 45 anni muore in struttura l'appello: «Spiegatemi com’è morta mia figlia»

Una paziente fragile da anni in una residenza dove all’improvviso si diffonde il Covid

I contagiati dal Covid sfrattano i pazienti fragili

BARI - Gli ultimi giorni di vita di una paziente fragile, morta per o con il Covid, questo lo diranno gli accertamenti che i familiari hanno chiesto attraverso un esposto. Era affetta da tetraparesi spastica e insufficienza mentale. Aveva 45 anni, era nata a Bari. Sua madre Serafina non ha avuto il tempo di dirle addio. Maria è morta da sola, in un letto dell’ospedale Moscati di Taranto dopo 22 giorni di malattia. «Quando mia nuora ha chiamato il Moscati – racconta Serafina alla Gazzetta – e le hanno passato il reparto di Rianimazione, un medico le ha detto che mia figlia aveva ancora un’ora di vita. Solo allora abbiamo capito quanto fossero veramente gravi le sue condizioni e che tra smentite e conferme , forse era stato il Covid a portarla via».

Ventidue giorni di telefonate, di videochiamate, di sms, di messaggi WhatsApp per cercare di capire come stesse Maria, di leggere dalle sue espressioni, mentre rivolgeva lo sguardo alla telecamera del telefonino con la quale l’infermiera di solito la riprendeva, se stava bene, se era sofferente, se riusciva a respirare. Per trent’anni questa paziente fragile, affetta da patologie, è stata ricoverata in centri specializzati nella cura di soggetti con alti livelli di disabilità. Quando è arrivata la pandemia era ospite di una struttura di lungodegenza nella provincia di Taranto, in cui si era sviluppato un focolaio che sembrava tuttavia aver risparmiato Maria. Sembrava. «Non posso lamentarmi per i trent’anni di ricovero di mia figlia ma durante il periodo Covid qualche cosa è cambiato», spiega la madre. Gli ultimi giorni di vita di Maria sono stati scanditi da momenti di grande speranza, e subito dopo di paura, da un apparente ritorno alla normalità e da nuovi peggioramenti. Tra i suoi familiari e i medici, gli infermieri, gli assistenti sociali e il personale della casa di lungodegenza che accudiva gli ospiti, sono intercorse ventidue conversazioni, una al giorno. Sono state la cronaca di un graduale peggioramento, di un lento scivolamento verso la morte che nessuno è riuscito a fermare. Una morte di cui ora sua madre, i suoi fratelli, i suoi familiari vogliono avere spiegazione.

«Voglio sapere perché e di cosa è morta mia figlia. Se è stato il Covid a portarsela via o altro. Se il ricovero in ospedale è stato tempestivo oppure se è arrivata quando era troppo tardi. Non ho potuto abbracciarla e soprattutto non ho potuto neppure parlare con lei, perché mia figlia non parlava, non capiva, ma era molto affettuosa. L’ho vista, per l’ultima volta con un videomessaggio, poi ho saputo della sua morte con una telefonata dal Moscati di Taranto. Mi chiedo perché l’hanno tenuta nella struttura senza ricoverarla per tanti giorni». Il primo campanello di allarme arriva quando, dopo aver saputo del focolaio i parenti di Maria telefonano alla struttura residenziale e chiedono delle sue condizioni, un medico li tranquillizza dicendo che «Maria è negativa al Covid19» ma durante la stessa conversazione, un’assistente sociale, prima di salutarli li informa che invece potrebbe anche «positivizzarsi». Allarmati chiedono ulteriori chiarimenti che arrivano con una brutta notizia: «La lungodegente è positiva, ha 38,5 di febbre e non ha bisogno di ossigeno». Le telefonate, i messaggi, le videochiamate che si susseguono nelle tre settimane successive raccontano come Maria «sta meglio… ora non ha bisogno di ossigeno…. non mangia e non beve…. la febbre le è passata…l e sue condizioni migliorano….l a pressione è scesa…. ora è tornata a mangiare….il Covid non è più un problema». Nell’ultima videochiamata Maria è seduta su una sedia a rotelle e appare stanca. In quella precedente, qualche giorno prima era serena e mangiava senza problemi. Sono trascorsi 19 giorni e la situazione precipitata. Maria perde conoscenza, viene alimentata attraverso le flebo e trasferita al Santissima Annunziata di Taranto. Sono i suoi due fratelli che telefonicamente vengono messi al corrente dai medici che Maria è definitivamente positiva al Covid, molto disidratata e in pessime condizioni. Il giorno successivo la paziente viene trasferita al Moscati e ricoverata in rianimazione ma è tutto inutile. Muore dopo 24 ore.

Assistiti dall’avvocato Michele Ficco dello studio Ficco-Sportelli i familiari hanno presentato un esposto contro la struttura residenziale. «Per una madre come me - dice mamma Serafina - che ha perso un altro figlio di 25 anni, quattro anni fa in un incidente stradale, è difficile riprendere la vita di sempre. Perdere Maria, che ha sofferto così tanto durante la sua vita, così fragile, così malata, il dolore è insopportabile».

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