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Bari, genitori cambiano idea sulla Did ma la scuola dice no: «Bimba non può tornare in classe»

La mamma della piccola di 7 anni ha scritto al ministero: questa è discriminazione

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BARI - «Mi spiace ma tu non puoi entrare a scuola». È quanto è stato detto a una bimba di 7 anni della seconda elementare dell'istituto Fraccacreta di Bari-Palese, quando lunedì scorso, nonostante il sorriso sulle labbra e la cartella sulle spalle, le è stato proibito di entrare in aula assieme ai suoi compagni. In tutto l'istituto lei è stata l'unica «costretta» a seguire le lezioni da casa, attraverso la didattica a distanza, mentre tutti i suoi amichetti (ben 22 compagni) erano in aula, in presenza.

Il motivo di questo diniego si intreccia con l’ordinanza regionale che, il 5 gennaio scorso, ha disposto per tutti gli studenti la Didattica integrata digitale (Did), stabilendo che per le scuole elementari e medie i genitori potessero optare per la frequenza in presenza ma solo facendone esplicita richiesta e, in entrambi i casi, senza poter cambiare idea. E così il 6 gennaio la mamma e il papà della piccola, hanno scelto la Did. Poi, due giorni dopo, essendosi resi conto che la bimba era l'unica a restare a casa, e avendo avuto rassicurazioni sul corretto svolgimento delle lezioni in presenza, hanno cambiato idea. La preside, però, seguendo anche quanto stabilito dall'ordinanza, non ha più ammesso la piccola in classe. Così quel sorriso che l'aveva accompagnata al mattino mentre andava a scuola, si è capovolto in un broncio, accompagnato da tanta tristezza. I suoi genitori, però, non sono rimasti con le mani in mano, anzi hanno scritto anche al governatore Emiliano e al ministero dell’Istruzione per porre rimedio a questa «discriminazione».

«Abbiamo deciso per la Did in un primo momento - spiega Valentina, la mamma della piccola - perché nella circolare della scuola si faceva notare che, per difficoltà organizzative, le attività in presenza non sarebbero state garantite, con orari di frequenza ridotti in gruppi trasversali. L’8 gennaio, invece, con un’altra circolare, venivamo informati che le lezioni si sarebbero svolte senza alcuna variazione». A questo punto, avendo anche saputo che la loro figlia era l’unica a seguire da casa, già l’8 gennaio i genitori della piccola hanno scritto all'istituto chiedendo la possibilità di effettuare la didattica in presenza al posto di quella digitale. «Ma non abbiamo mai avuto risposta - sottolinea Valentina - e per questo lunedì 11 gennaio siamo andati a scuola di persona, portando nostra figlia, ma la preside non ha voluto sentir ragione e ci ha detto che ormai era troppo tardi per cambiare». «Non vi dico la reazione di mia figlia, ci è rimasta malissimo. Sia per il no secco ricevuto sull'uscio della porta, sia perché è l'unica costretta a fissare lo schermo per ore seguendo delle lezioni “solitarie” visto che la webcam riprende solo la lavagna. Poi lei ci tiene così tanto al rapporto con i compagni che ogni mattina chiede subito alla maestra di salutarli da parte sua». «Sappiamo bene di non aver correttamente ottemperato alla richiesta di effettuare una scelta sulla didattica in presenza», scrivono i genitori nella mail inoltrata al ministero e alla Regione, «ma ci aspettavamo da parte della scuola un atteggiamento più sensibile e umano, per evitare un atto discriminatorio nei confronti della bambina che sta vivendo un disagio e un periodo difficile».

La soluzione però è a portata di mano: già da lunedì 18, vista la proroga dell'ordinanza regionale estesa fino al 16 gennaio, la piccola potrebbe ritornare in classe e rivedere di persona maestra e amichetti. «Ci auguriamo che il gruppo di classe si riunisca e deliberi l'ok al rientro di mia figlia - aggiunge Valentina - capisco la pandemia e le precauzioni, però essendo l'unica esclusa su un congruo numero di bimbi, non credo che alla fine avrebbe cambiato qualcosa accettarla già da inizio settimana. Le avremmo risparmiato un dispiacere. Speriamo si risolva tutto per il meglio».

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