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Bari, boss albanesi e la loro rete in provincia

Droga dall’Albania, i luoghi baresi. Fuori da un bar a Modugno l’acquisto delle partite, a Bitonto c’era il deposito

Bari, boss albanesi e la loro rete in provincia

BARI -  I signori della droga sono albanesi. I loro referenti sono connazionali che risiedono in provincia di Bari, a Modugno in particolare, dove c’era una importante base operativa. Agli italiani, al massimo era consentito di occuparsi del deposito della merce o poco più. Il rapporto di forza tra albanesi e baresi sembra sbilanciato a favore dei primi.

Le ramificazioni, grazie a comunità molto forti e unite all’interno, contagiano l’hinterland. E’ quanto emerge dalle carte dell’inchiesta condotta dal centro Dia di Bari che ha sgominato un enorme traffico internazionale di droga (marijuana soprattutto ma anche hashish, eroina e cocaina) tra le due sponde dell’Adriatico. 26 gli arresti, che si aggiungono ai 10 eseguiti dalla polizia albanese che ha chiuso il cerchio anche sul primo anello della filiera, individuando i presunti titolari delle campagne sperdute tra le montagne del Paese delle Aquile dove vengono coltivate le immense piantagioni di marijuana. E questo grazie ai perfetti sincronismi delle «sic», squadre investigative comuni: hanno lavorato in sinergia sia l’autorità giudiziaria italiana, coordinata sul campo dal pm antimafia Ettore Cardinali e dal suo omologo albanese; sia il Centro Dia di Bari agli ordini del colonnello Vincenzo Mangia, in collaborazione con il suo omologo a capo della polizia albanese.

Ma torniamo ai luoghi baresi. Dalle indagini emerge l’esistenza di «cupe preposte al deposito della sostanza stupefacente come l’abitazione di Semiraro Cosimo, ubicata in Bitonto», si legge nelle carte. L’uomo è finito ai domiciliari. A Modugno acquirenti e broker si incontravano con borsoni pieni di droga fuori da un bar per lo scambio. Nel mirino lo smercio di sostanze stupefacenti ad opera di soggetti di nazionalità albanese, «di stanza nell’hinterland barese»; ma anche il mercimonio di documenti da falsificare diretti in Albania, grazie alle collusioni di un narcotrafficante con un carabiniere finito con questa accusa ai domiciliari. Uno dei presunti broker internazionali risiedeva a Molfetta salvo volare nel Paese d’origine «durante le illecite operazioni». Insomma, dalla «distribuzione mercantile della merce sul territorio nazionale» alla «esistenza di fiduciari locali, preposti al deposito della merce da movimentare sul mercato nazionale», l’associazione sgominata dalla Dia non lasciava nulla al caso. Un’organizzazione «a base gerarchica, con connotazione tendenzialmente verticistica, che vede operare Daci Shkelzen in posizione apicale quale promotore». L’albanese è finito in carcere.

Dall’inchiesta emerge la grande capacità di effettuare grandi acquisti di droga con tanto di tariffario: eroina a 37 e 38 mila euro fino a 40 mila al chilo, eroina a 6 mila e 500 euro. E poi ancora «utenze telefoniche “dedicate” all’attività illecita ed attivate per volontà dei vertici del sodalizio»; due autovetture di «servizio», come una Toyota Corolla e una Fiat Croma. La Toyota in particolare era dotata di «un cassetto, si preme un pulsante e si apre, cioè non se ne accorgono le forze dell'ordine praticamente, hanno un pulsante nascosto e sotto si apre meccanicamente - ha svelato un pentito -. Si apre questo cassetto e nel cassetto sta la sostanza… e c’è la roba, ed è benfatta, ben sigillata, neanche i cani della Finanza se ne accorgono».

Il gip del tribunale di Bari Giovanni Abbattista che ha firmato l’ordinanza di 371 pagine sottolinea la «straordinaria intensità del dolo». Per il giudice «trattasi di condotte sicuramente idonee a generare estremo allarme sociale in capo alla collettività stanziata sul territorio elettivo di azione dei protagonisti». Di conseguenza, le esigenze cautelari «si connotano in termini di stringente attualità e concretezza, sia per la non comune capacità criminogena dei prevenuti, risultati in grado di intessere stabili e duraturi collegamenti con grossi narcotrafficanti operanti in Albania, sia perché gli apparati associativi riflessi in imputazione non possono dirsi in alcun modo smantellati».

Nei due anni di indagini sono state sequestrate più di tre tonnellate e mezzo di droga del valore di oltre 40 milioni di euro per un totale di circa 7 milioni di dosi, che venivano trasportate dalle coste albanesi a quelle adriatiche a bordo di gommoni oceanici e via terra, su camper turistici.

Intanto, nella rete della Dia sono finiti tre persone sfuggite alla cattura nel giorno in cui è stato eseguito un blitz piuttosto complesso dal momento che gli agenti hanno operato anche all’estero. A Tursi, in provincia di Matera, personale del Centro Operativo Dia di Bari, congiuntamente Carabinieri Squadrone Cacciatori Puglia e Compagnia di Policoro, hanno arrestato l’albanese Allmuca Bledar, 36 anni. Stessa sorte anche per Daci Vullnet, preso in collaborazione con i carabinieri di Fasano e Sefano Covella (quest’ultimo rintracciato in Germania, finirà ai domiciliari).

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