Lunedì 01 Giugno 2020 | 06:51

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Da Gravina il «karate con le icone»: una marcia in più non solo per chi ha la sindrome di Down

Il «maestro» gravinese De Lucia sperimenta un progetto d’inclusione, presto allargato a tutti

Peppe De Lucia durante una lezione a distanza

GRAVINA - Riparte in modalità e-learning il progetto Ikons, che letteralmente significa Icona. Rivolto oggi in via sperimentale a pochi ragazzi con la sindrome di down, il prossimo anno sarà replicato in tutta Italia. Tra i karate trainer, i referenti del progetto cofinanziato dalla Commissione Europea, anche il 25enne gravinese Peppe De Lucia. Con lui il Fabio Verdone, componente della Commissione Nazionale Disabili Fijlkam karate e Maurizio Saravalli, pedagogista clinico e maestro di arti marziali. Per De Lucia una passione per il karate nata all’età di 3 anni grazie al padre Franco, anche lui karateca.
Oggi, Peppe è un allenatore, ma se fino a ieri sognava far vincere medaglie, oggi vuole aiutare a far vincere a ragazzi speciali una sfida ancora più bella, quella della vita.

De Lucia, ci può dire di più del progetto Ikons?

«Siamo nella fase sperimentale. Il progetto è iniziato a settembre in due centri su Roma e fino a metà febbraio si è svolto fisicamente con i ragazzi e i tecnici. Poi il Covid-19 ci ha portato all’e-learnig».

Arti marziali e inclusione sociale: come possono sposarsi?

«Alla base delle arti marziali c’è un concetto chiaro che è la non offesa. Chi pratica il karate non attacca mai per primo. Nelle lezioni con questi straordinari ragazzi e con chi pratica il karate ci sono due ruoli. Il tori, colui che esegue l’azione, e l’ukeche è colui che aiuta a poter realizzare la tecnica. Se non c’è rispetto tra i due, interazione ed interattività non c’è karate».

Si arriverà a Ikons per tutti, nessuno escluso?

«Oggi il progetto Ikons è rivolto a persone con sindrome di down, ma nella realtà il karate, con altre metodologie, è proposto anche ad altre disabilità, con risposte eccezionali. Ikons segue un nuovo protocollo sperimentale a livello europeo, nato con l’obiettivo di promuovere e migliorare l’inclusione sociale delle persone con sindrome di down, migliorare le loro condizioni psicofisiche quali abilità motorie, cognitive e coordinative, e conseguentemente le condizioni di vita quotidiana, per mezzo della pratica di una disciplina complessa».

Un paio di esempi?

«È stato dimostrato che già con una lezione a settimana è migliorato sensibilmente il livello ficiso e nel tempo è migliorata anche la capacità di rapportarsi con gli altri. Ho un ragazzo che all’inizio non parlava e avevi seri problema all’anca. Oggi, dopo mesi di allenamento addirittura salta, con significativi miglioramenti di interazione con gli altri. Ikons è un karate adattato all’interno di un ambiente arricchito da icone, utili ad abbattere le barriere, facilitando così l’apprendimento della tecnica ed il movimento nello spazio da parte degli allievi».

Può essere più esplicito?

«Per capirci, si parte da un tappetino a terra con disegnati sei piedi, tre a destra e tre a sinistra, colorati e con illustrazioni specifiche. Si utilizzano poi altri segni o icone in palestra che aiutano i ragazzi ad avere altri punti di riferimento. Ad esempio tre icone che identificano l’iverno, come nuvole, neve e pioggia, tre icone che identificano l’estate come sole, mare e fiori. Strumenti utili per forme di disabilità che non lavorano solo sul colore ma anche sulle aree associative, soprattutto per gli autistici. Facile da realizzare anche in un ambiente diverso dalla palestra, come una stanza in casa. Tanta la gioia e la soddisfazione da parte dei genitori nel vedere i propri figli seguiti anche a distanza dai propri maestri e soprattutto la gioia dei ragazzi di poter interagire e relazionarsi con i propri amici di allenamento».

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