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In Puglia e Basilicata

L'intervista

Casanova (Lega): scegliamo noi il candidato per la Puglia

Casanova (Lega): scegliamo noi il candidato per la Puglia

«È il Carroccio il primo partito del Sud. Ma non sarò io a correre»

06 Marzo 2020

Leonardo Petrocelli

BARI - Massimo Casanova, eurodeputato leghista, in Puglia si sta consumando un braccio di ferro fra il Carroccio e Fratelli d‘Italia sul candidato presidente del centrodestra per le Regionali di primavera. Anche lei è convinto che sia necessario superare il nome di Raffaele Fitto?

«Sono convinto che via sia l’urgenza di consegnare alla Puglia una squadra di uomini rinnovata e all’altezza, per dare finalmente a questa Regione un governo capace ed efficiente, in grado di porre rimedio ai danni provocati dal centrosinistra e di superare la stagione di Michele Emiliano, fallimentare sotto ogni punto di vista».

Qualche elemento del «fallimento»?
«Basta guardare ai settori di maggiore competenza regionale: dai rifiuti all’agricoltura e alla straordinaria occasione mancata dei Psr, passando per la sanità e per lo stato infrastrutturale delle aree più marginali, la gestione Emiliano è stata una vera e propria sciagura per i pugliesi. Nessun risultato, zero visione. E’ mancata un’anima, un’idea di Puglia. E lo dico da pugliese. Sorrido quando il governatore uscente parla di “calata dei nordici”: evidentemente non sa che io risiedo in Puglia da ben 14 anni e la vivo da quando ero bambino. Quindi la conosco bene. E da imprenditore qual sono vivo sulla mia pelle tutti i limiti, le incapacità e i ritardi dei governi, tanto nazionale quanto regionale.

D’accordo, ma cosa non la convince dell‘ex governatore salentino?
«Mi piacerebbe parlare di Puglia ma non mi sottraggo. Guardi, non è questione di convincimenti e sia chiaro che non vi è nulla di personale nei confronti di Raffaele Fitto, che ritengo una persona competente e capace».

E allora?
«Il tema è un altro e muove dalle percentuali che oggi ha la Lega: perché l’elettorato esprime tanta fiducia nei confronti di Matteo Salvini? Perché un partito che sino a ieri era estremamente territoriale si sta allargando e radicando nel Mezzogiorno d’Italia con una rapidità ed un affetto sorprendenti?»

Risponda lei...
«Perché la gente è stanca, perché il Sud deve recuperare cinquant’anni di ritardi ed inefficienze causati dal susseguirsi di classi dirigenti egoiste, incapaci e non all’altezza del governo della cosa pubblica. Perché il popolo vuole cambiare, vuole tornare a sperare, a crescere, ad avere un sogno. Perché nei miei giri sui territori ascolto i drammi di madri e padri che non vorrebbero più vedere emigrare i propri figli. Perché noi abbiamo il dovere di provare a trattenerli qui quei ragazzi, lavorando sulle potenzialità che queste zone hanno ma non esprimono. La Lega arriva al Sud per questo, non per altro. Ed io sono stato uno dei più grandi fautori e sostenitori, assieme a Matteo Salvini, di questo nuovo corso del partito. La risposta è questa: la Lega ha il dovere di rispondere alle istanze della gente del Sud che chiede un rinnovamento della sua classe politica e dirigente. La sintesi tra i leader nazionali Salvini, Berlusconi e Meloni andrà certamente in questa direzione».

La Lega pugliese tira la volata a Nuccio Altieri. È della cordata o sta pensando di candidarsi come presidente?
«Anzitutto deve essere chiara una cosa: con Salvini e la Lega non esistono cordate. Detto questo, Nuccio Altieri è giovane e sicuramente ha esperienze e competenze politico amministrative locali e nazionali spendibili, ma nella classe dirigente della Lega abbiamo diversi nomi, tutti molto validi».

E lei? Scende in campo?
«Per ciò che concerne me, vale una norma etica fondamentale a cui ritengo dovrebbero attenersi tutti gli eletti, ciascuno per la competizione a cui si sottopone: se chiedi la fiducia degli elettori per ricoprire un determinato ruolo istituzionale, quella fiducia non devi tradirla e devi onorare il mandato che ti è stato dato. Io mi sono candidato non più dieci mesi fa al Parlamento europeo. I miei elettori si aspettano che faccia i loro interessi lì a Bruxelles. Vale per me ma dovrebbe valere per tutti: onorare il mandato elettorale è un codice di condotta che andrebbe vergato nei libri di politica. Aborro l’idea di candidature buone per tutte le competizioni elettorali».

I meloniani rivendicano l‘esistenza di un accordo già siglato e vi accusano di mettere a repentaglio l’unità della coalizione. Siete davvero disposti a rischiare uno strappo?
«Sono certo che i leader della coalizione siano perfettamente sintonizzati sulle istanze di rinnovamento della gente e sapranno agire di concerto per addivenire alla sintesi migliore. La coalizione è unita e coesa. Non vi sarà alcuno strappo»

La trattativa con FdI, converrà, sta diventando estenuante. Glielo chiedo con una battuta: cosa vedremo prima? La fine del coronavirus o il nome del candidato di centrodestra?
«L’emergenza coronavirus ha modificato l’ordine delle priorità, è evidente ed è giusto che sia così. Personalmente auspico che il Paese possa rientrare quanto prima nel perimetro della normalità. Per ciò che concerne la seconda, ritengo che i tempi siano ormai maturi per dare alla Puglia una candidatura forte, nuova ed assolutamente vincente. E non vedo l’ora di lavorare pancia a terra e con abnegazione insieme ai pugliesi per garantire loro un nuovo futuro, convinto come sono che una classe dirigente diversa è possibile. Anche al Sud. Anche in Puglia».

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