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Editoria

Addio a Diego De Donato. L’avventura dei libri in una Bari che era capitale

L’editore aveva 90 anni. Pubblicò l’«école barisienne»

Bari, addio a Diego De Donato: pioniere della cultura nazionale

De Donato

BARI - È morto ieri a Bari, all’età di 90 anni, l’editore Diego De Donato che ha contribuito per molti anni allo sviluppo culturale del Sud e al dibattito politico in Italia. La sua carriera ebbe inizio quando giovanissimo rilevò, nel 1947, la «Leonardo Da Vinci». Pubblicò fra gli altri Fosco Maraini, R. M. Rilke, Carlo Levi, Noam Chomsky, Ferdinando Scianna, Giuseppe Vacca e Franco Cassano. La salma è composta presso l’obitorio del Policlinico di Bari fino alle 17 di oggi.

Quando una dozzina di giorni fa è mancato il filosofo Remo Bodei qualcuno ha menzionato uno dei suoi primi saggi, Hegel e Weber. Egemonia e legittimazione del 1977, scritto con il collega barese Franco Cassano per i tipi della De Donato. Questa era l’impresa editoriale creata a Bari da Diego De Donato, scomparso ieri all’età di 90 anni, che nell’immediato dopoguerra cominciò a produrre libri scientifici o tecnici rilevando il marchio «Leonardo da Vinci» (1947). Poi l’azienda cambiò nome e assunse quello del fondatore, diventando un «marchio di fabbrica» delle stagioni sessantottine. Fu una delle sfide vinte nella Bari editoriale dei capitani coraggiosi: Vito Laterza innovatore di una tradizione che aveva avuto in Benedetto Croce il suo mentore, Raimondo Coga della Dedalo, Vito Macinagrossa dell’Adriatica, Mario Adda, Nicola Cacucci, e, appunto, Diego De Donato.

Sì, c’era una volta Bari capitale culturale grazie allo storico protagonismo laterziano, ma anche in virtù di quelle sigle più piccole, eppure tenaci e innovative, talora al limite della spericolatezza. Diego De Donato già nel 1950 pubblica le misteriose fotografie del Segreto Tibet di Fosco Maraini, viaggiatore indefesso e padre di Dacia Maraini, nonché allievo e carissimo nemico dello storico delle religioni e buddologo Giuseppe Tucci, cui De Donato affidò la collana «Scrittori d'Oriente». E nel 1963 il Nostro varerà una delle prime collane «fotografiche» (testi più immagini), ospitando Verde Nilo dello storico dell’arte Cesare Brandi, un volume corredato da suggestive topografie fluviali. Nel 1965 tocca alla favolosa raccolta di scatti del ventiduenne Ferdinando Scianna di Bagheria sulle feste religiose in Sicilia. Scianna venne a Bari con l’amico e maestro Leonardo Sciascia - di cui giusto domani 20 novembre ricorre il trentennale della scomparsa - per una presentazione di La morte dell’inquisitore alla libreria Laterza, dove lo scrittore propose invano le immagini del giovanissimo fotografo a Vito Laterza. Dopo, a cena, sedevano il saggista Tommaso Fiore, il dirigente comunista Alfredo Reichlin, l’anglista Vito Amoruso e Diego De Donato, cui Sciascia mostrò le foto e che decise sul momento di darle alle stampe.

I meridiani. La casa editrice De Donato fra storia e memoria s’intitola un saggio di Luca Di Bari pubblicato dalla Dedalo nel 2012 e concepito sotto l’egida di Giuseppe Vacca, storico del pensiero politico e animatore redazionale della stessa De Donato (oltretutto, Beppe sposò una sorella di Diego). Il volume evoca nel titolo un riferimento successivo ai decenni tematizzati 1950-80, con un salto in avanti che porta nell’orizzonte del Pensiero meridiano di Franco Cassano (Laterza 1996). Vero è che Cassano, men che trentenne, esordì nel 1971 con Autocritica della sociologia contemporanea per De Donato, cui affiderà anche Il teorema democristiano. La mediazione della DC nella società e nel sistema politico italiano (1979). Quella vicenda editoriale e politica tout court nell’alveo del Partito comunista italiano, secondo Di Bari «costituì il punto d’incontro di un gruppo di intellettuali meridionali che rappresentarono forse l’ultimo episodio culturale significativo del nostro Mezzogiorno». Le tormentate ma feconde discussioni «baresi» dell’epoca talora presagirono i cambiamenti epocali dell’economia neocapitalistica in nuce e della società di massa (ma anche della letteratura), orientando, almeno in parte, le battaglie del Pci.

All’école barisienne (non mancò un che di beffardo nella definizione d’incerta genesi) sbocciata intorno alla De Donato, contribuirono due generazioni di intellettuali prestigiosi, fra cui Leone de Castris, Santostasi, De Felice, Buono, Botta, De Giovanni, Cotturri, Barcellona, Rusconi, Saraceno, Marramao, Cerroni, Mortellaro, Montanari, Schiavone, Fistetti, oltre ai succitati Vacca, Amoruso e Cassano.
Quel che resta dell’école è una lezione in fondo «semplice»: la sinistra risplende e seduce quando è innervata di percorsi di gruppo, anziché solitari, di confronti serrati e solidali che coltivino il dissenso nelle proprie file.
La storia della De Donato incrocia la scissione del gruppo del «Manifesto» di Luigi Pintor, Rossana Rossanda e compagni (l’omonima rivista verrà pubblicata da Dedalo nel ’69), ma essa è rilevante soprattutto all’interno del Pci di Pietro Ingrao e Alfredo Reichlin, assertori «di un rapporto creativo e di reciproco alimento tra la società e il mondo politico».

Già, oggi in Italia dove sono gli eretici fra gli intellettuali? Dove, la politica e i partiti degni di dirsi tali? ll «centralismo democratico» del Pci è soppiantato dal populismo dei leader, dal settarismo dei «cerchi magici», dall’isterismo sul web dei capi politici (e anti-politici). «All’insegna dell’orizzonte» si chiamava una delle prime collane De Donato, inconsapevolmente geopolitica, che, dal lungomare Nazario Sauro in cui s’insediò la casa editrice, guardava all’Oriente, all’America Latina, all’Africa. O alla Russia del grande critico letterario Viktor Sklovskij, il quale - ospite a Bari di Diego - comprò un cappotto da Mincuzzi in via Sparano per regalarlo a un contadino pugliese ancora in lutto per il figlio perso in guerra nell’Unione sovietica. A proposito di Russia, nel 1967 De Donato riuscì a strappare all’Einaudi la prima traduzione italiana del capolavoro di Michail Bulgakov, Il maestro e Margherita, a cura di Maria Olsufieva e Saverio Vertone. È uno fra i titoli memorabili di un catalogo che, nell’arco di quattro decenni fino al 1989, allinea autori come Rainer Maria Rilke (I quaderni di Malte Laurids Brigge), Bruno Caruso, Carlo Levi, Noam Chomsky, Franco Fortini, Romano Luperini, Giorgio Zampa, Folco Quilici, Ettore Luzzatto, Herbert G. Gutman e tanti altri.
Nella biblioteca Santa Teresa dei Maschi, alla presentazione di I meridiani, infine intervenne brevemente lo stesso Diego De Donato: «Sono un editore per caso, ho investito in cultura perché non volevo fare l’avvocato». Sobrio e fattivo, pura scuola barese...

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