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Il contrabbando di sigarette è morto. Lunga vita al contrabbando! Il tabacco fuorilegge continua ad ingrassare i conti della malavita barese che le «bionde» ora le vende in casa, nel retrobottega oppure a domicilio con la consegna curata da fattorini in auto o in motorino. Funziona così, il fattorino riceve l'ordine di consegna: una notifica sullo smartphone direttamente dal cliente oppure da «amici degli amici» che lo mettono al corrente della richiesta. Il rider, se è in grado di soddisfare l'ordinazione con la piccola scorta di stecche che conserva nel bagagliaio dell’auto o nel portaoggetti del motorino parte verso la destinazione concordata, oppure preleva la «paglia» dal «fienile» e raggiunge il consumatore finale il quale aspetta la consegna a casa o in ufficio.

I baschi verdi del Gruppo pronto impiego della Guardia di finanza, nei giorni scorsi, ne hanno fermati due e sequestrato complessivamente 14 chili di tabacchi lavorati esteri privi del sigillo dei Monopoli di Stato. Il primo, un 60enne incensurato del quartiere San Paolo, aveva stivato nel bagagliaio della sua vecchia utilitaria, avvolti in due bustoni neri da spazzatura, dieci chilogrammi di stecche. Il secondo, di Bari Vecchia, mestierante del settore, con una sfilza di precedenti penali che comprendono, naturalmente, anche il contrabbando, prudentemente si trascinava dietro per la bisogna sono poche stecche.

Conoscendone la naturale inclinazione e l'esperienza maturata sul campo dall'uomo, i finanzieri hanno deciso di non trascurare l'eventualità che avesse lasciato il grosso della scorta in un luogo sicuro. Durante la perquisizione del suo appartamento, nel salotto buono, celati anche in questo caso in un sacco nero, i militari hanno scovato altri 4 chili di stecche infilate in una specie di doppiofondo ricavato in un divano a quattro posti. Ai due «fattorini» sono state inflitte sanzioni amministrative pari, complessivamente, a circa 23 mila euro che si triplicherebbero nell’ipotesi in cui il pagamento non avvenisse entro 60 giorni dalla contestazione dell’illecito.

Non sarebbe un semplice facchino ma un vero corriere invece il 53enne foggiano Gaetano D’Angelo che gli uomini della Polstrada hanno bloccato sulla A14 con un carico di 80 chilogrammi di tabacchi non vidimati dai Monopoli nascosto nel bagagliaio della sua Fiat Punto. Il carico secondo la ricostruzione dei poliziotti della sottosezione della Polizia stradale di Trani era stato effettuato a Napoli con probabile destinazione Foggia o Bari.

Se le «bionde» di contrabbando non le vendi a domicilio puoi sempre aprire una rivendita di tabacchi in casa, ovviamente clandestina. Esattamente quello che ha fatto un pregiudicato del quartiere San Paolo che ha allestito la sua bottega tra le pareti domestiche. Casa al piano terreno, serviva la clientela affacciandosi direttamente alla finestra della cucina. Presa la «comanda» lasciava il cliente in attesa giusto il tempo di prendere stecche e pacchetti sfilandoli dai nascondigli, disseminati per casa e ricavati all'interno dei mobili, dalla cucina alla camera da letto, passando per una cantinola dove i Baschi verdi della Gdf, nel doppiofondo di un armadio per attrezzi da giardino hanno scovato quasi 4 chili di stecche. Un altro chilo era celato negli altri mobili.

Una specie di caccia al tesoro. A mettere la pulce nell'orecchio dei militari sono stati i vicini di casa del presunto contrabbandiere, infastiditi dal continuo viavai di clienti che si presentavano nel condominio h24, così numerosi e affezionati che il rivenditore di tabacchi lavorati esteri, importati illecitamente, aveva schedato annotandone esigenze, gusti ed eventuali «pagherò». Una attività molto ben avviata. All'uomo è stata contestata una multa da 8mila euro.

Altra rivendita di tabacchi non autorizzata è stata individuata dai finanzieri nel retrobottega del suo circolo ricreativo del quartiere Libertà. Dieci chili di stecche sono saltati fuori dal doppiofondo della sedia utilizzata dal gestore del circolo e nel vano meccanico di un biliardino in disuso. E tutto questo per stare solo agli ultimi sequestri.

Le cicche illegali sono il 5,8% del totale fumato e ogni anno questo mercato nero genera un buco di milioni di euro nelle casse pubbliche, sotto forma di accise non pagate. Non sarà più uno dei business principali ma la malavita organizzata sta mostrando, come dicono gli investigatori «una ripresa di interesse per lo specifico comparto criminale, caratterizzato da bassi rischi e, contestualmente, da profitti molto elevati».

Una attività marginale i cui profitti sono tornati ad ingrassare i conti dei clan, che li investono per tenere in piedi una piccola economia di sopravvivenza alla quale possono attingere i picciotti e le loro famiglie in tempo di magra. A Bari tutte o quasi le famiglie di camorra sono nate vendendo stecche di Marlboro e di Camel e quando l'affare è sfumato, perché lo Stato circa 20 anni orsono ha dichiarato guerra al contrabbando di sigarette, hanno continuato a fare affari con la droga e le estorsioni.

Perché una cosa è certa: il contrabbando di sigarette non rappresenterà più il core business delle mafie, ma resta una delle voci a bilancio ancora molto remunerativa, considerati anche i costi di impresa inferiori a quelli di altri traffici illegali e le pene decisamente più miti.

A pensarla così è soprattutto la camorra: Napoli, e la Campania, restano il principale hub di approdo ma i clan hanno preso a delocalizzare i depositi in Italia centrale e settentrionale e a parcellizzare le spedizioni, in modo da limitare le perdite in caso di sequestri. Incrociando i dati e le informazioni contenute nei fascicoli di inchiesta della Direzione investigativa antimafia, nelle informative di Guardia di finanza, Carabinieri e Polizia di Stato e nelle analisi dei gruppi di ricerca sul fenomeno (gruppi come «Intellegit», la start-up sulla sicurezza dell'Università di Trento e «KPMG» il network di società indipendenti, specializzato in indagini e servizi fiscali, legali e amministrativi) emerge che il 26,6% delle partite illecite sbarcano in Italia dagli Emirati arabi.

La Grecia è il secondo snodo di provenienza, con il 13,9%. Poi Ucraina (12,1%), Ungheria (11,5%) e Romania (8,4%). Le sigarette di contrabbando in arrivo dall’Est Europa in genere passano via terra dalle frontiere del Brennero o della Slovenia. In alcuni casi, però, gli stock di sigarette viaggiano per settimane, partendo dai porti lettoni sul Baltico, circumnavigando le coste di Danimarca, Olanda, Francia, Portogallo e Spagna fino ad approdare dal Tirreno in Puglia. Su queste rotte sono smerciati marchi come Marlboro, Winston, Rothmans. Minsk e Nz brand legali in Bielorussia.

Arrivano in Italia come «illicit whites», ossia sigarette in regola al di fuori dei confini europei ma illegali nella Ue. La seconda rotta del contrabbando passa dal Nordafrica. Parte da Tunisia e Libia e attraverso il canale di Sicilia fa approdo sulle coste italiane. L’Algeria sfrutta i porti della Costa Azzurra e della Liguria, mentre il contrabbando dall’Egitto passa da Cipro e Grecia prima di arrivare in Puglia.

Dove avvengono i sequestri? I porti di Genova, Napoli, Bari, Gioia Tauro e Ancona, il passo del Brennero, i confini con Francia, Svizzera e Slovenia sono i principali luoghi di sequestro, anche se il maggior numero di operazioni è stato messo a segno tra Napoli, dove è fuorilegge il 28% dei pacchetti, Caserta e Salerno.

Le zone dove si vendono più sigarette di contrabbando sono quelle in cui la criminalità organizzata è più radicata. Ma c’è un’altra variabile da considerare. Nelle città italiane in cui c’è più disoccupazione si consumano più sigarette importante illecitamente. L’aumentare del tasso di disoccupazione diminuisce il potere d’acquisto e aumentano, di conseguenza, le persone alla ricerca di sigarette illecite a basso costo.

Il consumo di «bionde» assume connotati profondamente differenti da città a città. Analizzando i dati sui sequestri effettuati nelle province italiane, nel periodo 2015-2019, emerge come in testa non ci sia solo la Campania (che spicca per numero di quantitativi confiscati nelle città di Napoli e Caserta), ma anche altre province prima tra tutte quella di Bari che giocano un ruolo chiave nel transito di sigarette, perché zone di confine, sedi di importanti porti e che si presentano dunque come rilevanti «piazze» di consumo. A Napoli, è un fenomeno «alla luce del sole». La «paglia» si vende sui banchetti che sono ovunque. A Milano lo smercio si concentra nel centro della città ed è prevalentemente gestito da venditori ambulanti stranieri. A Palermo, i traffici illeciti sembrano concentrarsi principalmente negli storici mercati rionali con «bancarelle» e venditori ambulanti.

A Bari invece il business è gestito con maggiore riserbo, in luoghi privati (come circoli e abitazioni), soprattutto nel centro cittadino: si trovano sia «illicit whites» che marchi noti, con costi stabili e medi rispetto
alle altre città. I tre marchi più presenti nel mercato illecito barese sono Marlboro, Regina e Yesmoke.

La crisi, dicevamo ha fatto abbassare i prezzi. Dai 5,40 euro delle Marlboro rosse, forse il pacchetto di sigarette più famoso al mondo, ai 2,20 euro (centesimo più, centesimo meno) per un pacchetto da 20, venduto clandestinamente di Regina, Marble o D&B. In Italia, le sigarette illegali costano la metà. La disponibilità è importante e in alcune aree la facilità nel reperire tabacco di importazione clandestina stimola la domanda. Il traffico di tabacco, secondo gli esperti, il 2% del totale dei ricavi percepiti dalle mafie fra le varie attività illegali. La crescita della domanda è un fenomeno di mercato che le famiglie della camorra barese hanno percepito da tempo. Per questa ragione sono tornate ad investire.

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