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Per i frequentatori abituali del megastore barese di Feltrinelli, di via Melo 119, il suo volto è tra i più familiari. Giovanni Bello, genovese, classe 1969, è un classico direttore «operaio»: accanto alla sua attività direttoriale - tra gestione delle risorse umane, coordinamento del team, gestione del budget e quant’altro - era facile incontrarlo direttamente «sul campo», a sistemare libri e scaffali, o a dare una mano per qualcuno dei numerosi eventi organizzati. Proprio lui, che per molti di questi eventi, ne ha inventato e sostenuto il format: sin dal 2008, quando è stato chiamato a dirigere il megastore Feltrinelli di Bari, dopo aver guidato l’allora Ricordi Mediastore di Salerno (dal 2000 al 2006) e poi il Ricordi Mediastore della sua Genova (dal 2006 al 2008).

Eppure, dal novembre 2018 a tutt’oggi, Bello non lo si è più visto nella Feltrinelli di Bari. Il motivo? Un licenziamento in tronco, da parte dell’azienda, che aveva suscitato grande impressione. Un fulmine a ciel sereno che non lo ha fatto perdere d’animo, con un ricorso ufficiale, presentato il 28 dicembre 2018 al Tribunale di Bari. La ragione del licenziamento, secondo l’azienda, era da rinvenire in presunte irregolarità nella gestione delle turnazioni del personale del punto vendita, in regime di solidarietà.

La questione è stata prontamente contestata dal direttore, il quale si era persuaso ci fosse un equivoco, piuttosto che sospettare una sorta di «spoil system» all’interno dell’azienda. A nulla sono valse le spiegazioni di Bello, per dimostrare come la sua condotta fosse sempre stata corretta, improntata alla salvaguardia degli interessi aziendali, e giustificata dalla necessità di assicurare la continuità del servizio, a fronte di croniche carenze di personale. Il tutto in piena e trasparente sintonia con i vertici di Feltrinelli.

Adesso è arrivata una sentenza che ribalta tutto, depositata giovedì 12 settembre al Tribunale del Lavoro di Bari: il giudice Mario De Simone ha riconosciuto appieno le ragioni del lavoratore, dichiarando ingiusto il licenziamento disposto dalle Librerie Feltrinelli. E ordinandole di reintegrare Bello nel posto di lavoro dal quale era stato immeritatamente distolto. «E al pagamento di un’indennità risarcitoria - si legge nella sentenza - commisurata in 9 mensilità dell’ultima retribuzione globale di fatto». Oltre «al versamento dei contributi previdenziali e assistenziali dal giorno del licenziamento fino a quello della effettiva reintegrazione, maggiorati degli interessi nella misura legale». Feltrinelli è anche stata condannata al pagamento delle spese legali per il difensore del direttore, l’avvocato Nicola Roberto Toscano. L’azienda, interrogata ieri telefonicamente dalla «Gazzetta», non ha voluto rilasciare dichiarazioni.

Chi gli è vicino si augura che questa possa essere la fine di un incubo per Bello, che attende di essere reintegrato in servizio nel suo posto di lavoro, all’interno del punto vendita di Bari. Che è uno degli store più dinamici e frequentati d’Italia, grazie a una politica degli eventi condivisa con le istituzioni cittadine. In un luogo dove può accadere, in un pomeriggio qualunque (era il 27 novembre 2014), di veder duettare persino Francesco De Gregori e Checco Zalone, davanti a una marea umana. Con relativo video virale.

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