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Ruvo: sfrattati, morosi, senza un tetto? L'amministrazione propone la coabitazione

Ruvo: sfrattati, morosi, senza un tetto? L'amministrazione propone la coabitazione

 
Enrica D'Acciò

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Enrica D'Acciò

Ruvo: sfrattati, morosi, senza un tetto? L'amministrazione propone la coabitazione

Immobili comunali dove abitare insieme condividendo i servizi: ecco la proposta contro l'emergenza alloggi

Sabato 03 Agosto 2019, 09:21

Si chiama cohousing, letteralmente «abitare insieme» in residenze con alloggi privati e servizi da condividere, ed è la proposta dell’amministrazione del sindaco Pasquale Chieco per affrontare l’emergenza casa. Chi è sfrattato, o a rischio sfratto, chi vive già in altre strutture di accoglienza, avrà a disposizione uno spazio da abitare in un immobile comunale in cui, oltre all’alloggio personale e privato, ci saranno spazi comuni da condividere con altri coinquilini che si trovano nelle stesse condizioni di difficoltà. In più, tutti gli inquilini saranno seguiti da una cooperativa o da un’associazione del terzo settore, ancora da individuare, che li accompagnerà nella ricerca di un lavoro.

«Quello della casa – così Chieco - è sicuramente uno dei problemi principali del nostro paese. In questi anni sono stati tanti i cittadini, famiglie, ma anche persone sole, che hanno bussato alla porta del sindaco per chiedere aiuto, anche se il comune ha pochissimi strumenti per far fronte a queste necessità». Di qui, l’idea di replicare a Ruvo un modello di inclusione sociale e di contrasto al disagio abitativo già sperimentato in diverse città del nord Italia e d’Europa «meno costoso e più efficace del vecchio approccio assistenzialista». Si utilizzeranno, dunque, immobili comunali «Non solo per tamponare le emergenze ma anche per mettere in campo azioni di lungo periodo, nell’attesa di rendere finalmente agibili i venti alloggi di edilizia popolare del quartiere 2».

Il progetto, chiamato appunto «Casa comune», sarà rivolto ad un massimo di 20 persone, individuate dal servizio sociale del comune, che potranno usufruire dell’alloggio e degli altri servizi di sostegno per un massimo di 12 mesi. Potranno essere accolti sia nuclei familiari che singoli che seguiranno percorsi di qualificazione professionale e lavorativa, accedendo, fra le altre cose, anche alle misure di contrasto alla povertà attivate dalla regionale e dal governo nazionale. «Casa in Comune» è una proposta nata nell’assessorato alle politiche sociali del comune: «Casa in comune – ha detto l’assessore alle politiche sociali Monica Montaruli - si propone di intervenire sulle cause che generano il disagio abitativo e sulle difficoltà di inclusione sociale. Questa progettualità anticipa la programmazione che sarà realizzata a livello di ambito territoriale sociale sui temi del contrasto alle povertà estreme e, in particolar modo, al disagio abitativo. L’obiettivo è quello di trasformare la sperimentazione del progetto in un servizio strutturale e stabile, efficace e coerente con i bisogni della comunità».

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