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Il caso a Bari

Punta Perotti: Corte d'Appello dice sì a super perizia. Matarrese: «Risarciti dal Comune?»

I palazzi furono demoliti 13 anni fa in mondovisione. L'allora sindaco Emiliano ha lasciato in eredità il contenzioso al suo successore

abattimento dei palazzi di Punta Perotti

Foto Luca Turi

La Corte europea dei diritti dell’Uomo nel lontano 2012 ha già dato ragione ai Matarrese, condannando lo Stato italiano a pagare 37 milioni di euro. E adesso, sembra spianarsi la strada per un altro maxirisarcimento: la Corte d’Appello di Bari ritiene quanto meno non infondata una seconda richiesta avanzata dalla Sudfondi srl, oggi in liquidazione, che non si sovrappone, ma si aggiunge a quella già riconosciuta da Strasburgo. I giudici, infatti, accogliendo una richiesta dei legali che assistono Sudfondi, i prof. avv. Vincenzo Chionna e Michele Lobuono, hanno disposto una «super perizia» per quantificare l’esatto ammontare dei danni lamentati. Se i giudici d’appello avessero, al contrario, condiviso l’impostazione del Tribunale di Bari che in primo grado aveva respinto analoga richiesta dei costruttori, difficilmente avrebbero disposto una costosa perizia per quantificare voce per voce i danni lamentati, ragionano i ricorrenti.

La certezza è che a tremare sono i baresi che, in astratto, potrebbero pagare un conto salatissimo per risarcire i costruttori. In fondo alla lista della spesa presentata dagli imprenditori c’è una cifra che fa spavento: 462 milioni di euro, dei quali circa 150 milioni come quale controvalore dei suoli dove oggi sorge, ironia della sorte, il «Parco della Legalità»; 134 relativi al «danno emergente»; 152 quale «lucro cessante» ovvero i mancati ricavi, più «danni «non patrimoniali» per circa 25 milioni di euro. Controparti in questo procedimento sono il Comune di Bari (nei confronti del quale non risulta al momento che lo Stato si sia rivalso per i 37 milioni di euro già pagati), la Regione Puglia e il ministero per i Beni culturali (in relazione a pareri e autorizzazioni della Sovrintendenza forniti all’epoca della lottizzazione). Dalle spese legali sostenute nel lungo contenzioso a quelle pagate dagli imprenditori per i progetti; dall’Ici agli oneri di urbanizzazione pagati al Comune; dai lavori di costruzione alle fideiussioni in favore degli acquirenti, all’indebitamento della salvatore Matarrese Spa oggi in concordato, ai mancati ricavi, la lista delle spesa è infinita.

Insomma, Punta Perotti, ci risiamo. La complessa vicenda giudiziaria dei palazzi sul lungomare a sud della città, demoliti in mondovisione ormai quasi 13 anni fa, quando sindaco della città era Michele Emiliano si arricchisce di un nuovo importante tassello. Un’eredità pesante per l’attuale amministrazione targata Decaro, o chissà, per la successiva, ormai alle ,porte da chiunque sarà guidata. Questa volta, al vaglio dei giudici, non ci sono i danni subiti dai «proprietari» dei suoli Matarrese (già risarcito dall’Europa), bensì dagli «imprenditori» Matarrese che i baresi potrebbero pagare molto caro. «Le domande proposte dinanzi al giudice nazionale sono parzialmente diverse rispetto a quelle proposte dinanzi al giudice della Cedu», scrivono i giudici della terza sezione civile della corte d’Appello nell’ordinanza che ammette la superperizia, a firma del presidente ed estensore Luciano Guaglione. Del resto, «occorre evitare una duplicazione di risarcimenti per la stessa causale sia in applicazione dei principi generali, sia perché espressamente sancito dalla Corte Cedu 2012». Insomma, è quanto meno meritevole di essere approfondita la natura giuridica dei danni per i quali si chiede l’ulteriore risarcimento. I giudici, in ragione della «delicatezza dell’indagine e la qualità delle parti», hanno ritenuto «opportuna la nomina di un collegio di consulenti in persone che espletano la loro attività in luoghi diversi dal capoluogo di Regione». Il collegio, infatti, è composto dalla professoressa Gabriella Giorgi, docente di diritto amministrativo dell’Università del Salento, dal presidente dell’ordine degli ingegneri di Lecce, Raffaele Dell’Anna e dal vicepresidente dell’ordine dei commercialisti di Brindisi.

Il processo penale si era concluso con l’assoluzione degli imputati, ma anche con la confisca dei terreni ritenuti frutto di una lottizzazione abusiva. Senza quella confisca, le imprese avrebbero potuto edificare con un diverso progetto conforme a leggi e regolamenti allora vigenti, mentre adesso questo non è più possibile con conseguente ed evidente danno. Questo in sintesi, il ragionamento della Cedu. La confisca, come si ricorderà, venne ordinata dalla magistratura barese nel lontano 1997. Da allora una serie di colpi di scena si sono susseguiti nell’arco di circa 20 anni: i dissequestri, i ricorsi, gli appelli, i verdetti nei tre gradi di giudizio, le azioni legali, le richieste di risarcimento, i pignoramenti, le trattative, le spettacolari demolizioni. La Cedu sentenziò che la confisca avvenne in violazione del diritto della protezione della proprietà privata e della Convenzione dei diritti dell’uomo. E sotto le macerie di palazzi demoliti a favore di telecamera, resta un terribile sospetto: se quel bottone non fosse stato premuto, la Salvatore Matarrese Spa sarebbe stata oggi in concordato preventivo e la Sudfondi in liquidazione?

LE REAZIONI DI DECARO - «Prima di preoccuparci aspettiamo di conoscere le motivazioni. Appena conosceremo le motivazioni della perizia che è stata affidata alla Ctu, capiremo anche che cosa dichiarare, che cosa dire». Lo ha detto il sindaco di Bari commentando la decisione della Corte di Appello di Bari di disporre una perizia per quantificare i danni alla società Sud Fondi dei costruttori Matarrese per la vicenda di Punta Perotti. Si tratta degli «ecomostri» che furono costruiti sul lungomare di Bari e poi abbattuti, perché ritenuti frutto di una lottizzazione abusiva, pur in assenza di una condanna dei costruttori che hanno poi chiesto il risarcimento del danno.

EMILIANO: SBAGLIATO GIUDIZIO DAVANTI A CORTE UE - «La causa che è in corso davanti alla Corte di appello avrebbe dovuto essere la prova che il giudizio davanti all’Alta Corte di Giustizia era inammissibile, perché si può ricorrere alla giustizia europea solo a condizione che tutti i mezzi nazionali siano esauriti. Questo è il primo caso della storia giudiziaria italiana, nel quale il mezzo di tutela nazionale convive con la sentenza della corte di giustizia europea. Quindi, c'è da capire qual è il senso di questa perizia». Lo ha detto il presidente della Regione Puglia, Michele Emiliano, rispondendo ai giornalisti che gli chiedevano un commento sulla decisione della Corte di Appello di Bari di disporre una perizia per quantificare i danni alla società Sud Fondi dei costruttori Matarrese per la vicenda di Punta Perotti. Si tratta degli «ecomostri» che furono costruiti sul lungomare di Bari e poi abbattuti, quando Emiliano era sindaco di Bari, perchè ritenuti frutto di una lottizzazione abusiva, pur in assenza di una condanna dei costruttori che hanno poi chiesto il risarcimento del danno.

«Probabilmente, questo mi dicono gli avvocati del Comune con i quali ho mantenuto un rapporto di comunicazione - ha detto ancora - si tratta di verificare il fatto che sull'area restituita tuttora ci sia il parco. Quindi una cosa legata alla quantificazione di un danno che deriva forse dal non utilizzo dell’area da parte dei proprietari dopo la sentenza. Ma ripeto, sono delle ipotesi. Non sono in grado di dire altro. Però, ripeto, c'è una forte contraddizione giuridica tra quello che è accaduto in Europa e quello che sta accadendo qui, perché in teoria in Europa non si poteva andare con la causa in corso in Italia. Purtroppo è andata diversamente».

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