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Mercato nero della legna: un business malavitoso

Si taglia abusivamente e si rivende a 12 euro il quintale, quasi sempre su internet. La comprano acquirenti senza scrupoli, molti ristoratori

Mercato nero della legna: un business malavitoso

È un fenomeno sommerso che più sommerso non si può. Il fatto che la legna da ardere non sia tracciabile (e del resto non può essere tecnicamente «griffata») la rende facilmente riciclabile, al mercato nero, e per gli usi più disparati. Compreso quello legato alla ristorazione. Nessuno qui vuole puntare il dito accusatorio contro una categoria professionale indistinta, ovviamente. Ma il traffico di legname di provenienza illecita è un fenomeno sempre più diffuso.


Lo dimostra il fatto che i controlli delle forze dell’ordine si stanno intensificando. Innanzitutto, come riferiamo a parte, sull’ampio fronte della lotta alla Xylella, il batterio killer degli ulivi, che viene veicolato attraverso l’insetto denominato «sputacchina». Non a caso, soprattutto nella fascia cuscinetto dell’area interessata dalla Xylella, e dintorni, cioè il Sud Est Barese, il livello di attenzione delle forze dell’ordine è sempre più elevato. Infatti i tronchi di ulivo, notoriamente, procurano un’ottima combustione, particolarmente idonea anche alla cucina. Perciò - è il ragionamento delle autorità competenti - bloccare il commercio clandestino di legname equivale a prevenire la possibile diffusione di parassiti, compreso il pericoloso batterio che da mesi ormai si è guadagnato una vetrina di prim’ordine nelle agende parlamentare e governativa e anche nelle sedi istituzionali comunitarie.


Il legname da ardere può sfuggire facilmente ai controlli delle forze dell’ordine. Ecco perchè l’invito più aureo che viene dagli organismi competenti è di denunciare i furti e, in generale, i comportamenti sospetti.
D’altra parte, prelevare legname, anche semplicemente raccogliendolo dalle campagne, e a maggior ragione tagliando interi alberi oppure rami, è una offesa a madre natura. Il legname si trasforma in humus e quindi diventa nutrimento per il terreno e per le piante che vi crescono.
Nelle strade di campagna è sempre più frequente incrociare veicoli che trasportano legna, in concreto rami interi oppure già sezionati. Per farne cosa? Forse per bruciarli? Una esperienza apparentemente innocua e persino bucolica, cioè incrociare o sorpassare un veicolo con questo genere di carico, può in realtà nascondere un traffico illecito.
Esiste, quindi, una «mafia del legno»? Forse è presto per dirlo. Certo è che gli investigatori e l’autorità giudiziaria farebbero bene a tenere accesi i fari su un fenomeno sommerso che probabilmente trova agevole sponda, in tempi di crisi economica, nella necessità di portare a casa qualche decina di euro, da parte di qualcuno che voglia giovarsi di un reddito di cittadinanza «fai da te», o nella inclinazione a violare la legge, da parte di altri.


Ultimamente, però, dall’oceano dell’illegalità stanno spuntando le prime «punte dell’iceberg». Come la storia che andiamo a raccontare.
«Tutta la legna che lei vede in vendita in giro è per la gran parte rubata da terreni privati. Può stare tranquillo, è così. Vanno nei campi, tagliano e poi tornano in paese a vendere con un tre ruote o un’auto con la legna nel portabagagli. Tutti lo sanno, anche se forse non è giunto ancora alle orecchie di prefetto e forze dell’ordine». A parlare, con scioltezza, sicuro di sé, un ristoratore di Casamassima, uno di quelli che hanno un forno a legna. «Mi ha trovato proprio nei giorni giusti, ho appena subito un furto di legname in un terreno di mia proprietà verso Sammichele, nella pineta a metà strada sulla via Vecchia. Nei prossimi giorni - annuncia il ristoratore che chiede l’anonimato - presenterò regolare denuncia ai Carabinieri. Quando la denuncia sarà formalizzata, potrò rivelare tranquillamente il mio nome ma per il momento preferisco mantenere la riservatezza».
Poi, dal cellulare, mostra la foto di un albero di ulivo con un grosso tronco ormai tagliato alla base. «Ho un sospetto sul possibile autore del gesto ma non ho le prove. Quello era un ulivo di 100 anni».

Il fenomeno ha tutte le caratteristiche di un fiume carsico, che scorre nel sottosuolo, silenzioso ma rapido. «Negli anni scorsi ne hanno tagliati parecchi, di alberi, nei terreni adiacenti al mio», dice il ristoratore casamassimese. Insomma, uno stillicidio cronico. «Una volta tagliata, vanno a vendere la legna in strada. Qui non c’è solo un danno ambientale ma anche economico. Tagliare un albero non è cosa semplice, per legge servono delle autorizzazioni - ricorda -. Se tagli di frodo, puoi passare i guai con i Carabinieri forestali. Ecco perché devo presentare regolare denuncia, gli alberi di ulivo non possono essere segati, è illegale».
il businessIl racconto continua: «Tempo fa, nel terreno adiacente al mio, furono tagliati e rubati circa 150 alberi». Sì, ma a quanto viene venduta la legna al mercato nero? «A 10 o 12 euro il quintale», risponde il testimone, che quindi appare bene informato. La differenza rispetto a chi svolge legalmente questa attività, munito di tutte le autorizzazioni necessarie, è guadagno netto e niente burocrazia. Nessuna autorizzazione ad abbattere gli alberi, nessuna autorizzazione per la vendita della legna e nessuna ricevuta fiscale.


A sentire il ristoratore, è decisamente facile procurarsi gli stock di legna sul mercato nero: «Se c’è qualche pizzaiolo con un forno come il mio che senza scrupoli cerca materiale da ardere in tempi rapidi, è sufficiente farsi un giro su Facebook o Instagram, insomma sui social network, per contattare qualcuno che commercia in questo modo, tutto esentasse». Più volte sottolinea: «Non è un fenomeno che nasce oggi. Esiste da sempre ed è qualcosa di risaputo, al punto che mi ero così stancato, da voler andare in Prefettura per denunciarlo». Un altro particolare: «Credete sia solo un fenomeno legato alla legna degli alberi? Giammai. Rubano le chianche dai trulli diroccati o dalle case antiche, dalle ville, per rivenderle a chi sta ristrutturando o costruendo ex novo una residenza in campagna. Anche questo è un fenomeno conosciuto da tempo. È un commercio assai florido».

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