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Antico palazzo demolito a Bari, proteste: «Ennesimo scempio»

Giù mezzo edificio tra via Cairoli e via Calefati

Antico palazzo demolito a Bari, proteste: «Ennesimo scempio»

(foto Luca Turi)

Una città ha mille sguardi ed altrettante anime. Per un turista non è mai semplice coglierne l'essenza, specie se il tempo è poco. È bello invece poter passeggiare senza meta, con il naso per aria per poter cogliere la bellezza di un cornicione, di un dettaglio nascosto. Più una città ha una lunga storia alle spalle, più queste esplorazioni sono vere e proprie cacce al tesoro, magari allontanandosi dai posti turistici classici che per Bari possono essere la Basilica, la cattedrale, i vicoli della città vecchia. Perché la grandezza della nostra città è anche nel suo centro murattiano con le sue case rosso pompeiano, il «Margherita», il «Petruzzelli» e tante altre costruzioni che magari non sono neanche segnate su una guida turistica, ma pure appaiono al viaggiatore più sensibile in tutto il loro fascino.


L'identità di una città è tutto questo. Ecco perchè un palazzo antico che viene demolito, per costruirne uno moderno, è sempre una ferita che si apre in un tessuto delicato, dove il tutto è sostanza. Un graffio in pieno volto che resterà per sempre.
«Purtroppo il Murattiano è un quartiere che da tempo sta subendo di questi scempi – dice Franco Neglia presidente dell'Associazione “Murattiano” -, Bari è una città che non sa conservare la sua storia. Per esclusiva speculazione edilizia è sempre pronta ad abbattere e ricostruire, senza rendersi conto che così perde l'anima».
«Ma abbiamo dimenticato come fu abbattuto il vecchio palazzo della “Gazzetta” in piazza Moro? Incuranti di tutto avvenne in una sola notte, nell'agosto del 1982. Purtroppo non si è imparato niente e si continua a non tener conto della nostra storia. L'ultimo (solo in ordine di tempo) – continua Neglia - è la demolizione che sta interessando un vecchio palazzo tra via Cairoli e via Calefati, non bello come la “Gazzetta” ma comunque una struttura antica realizzata tra la fine dell'800 e i primi del '900, un immobile angolare, dalle classiche murature rosse come è in gran parte il centro murattiano. Nelle scorse settimane è stato cantierizzato ed hanno iniziato a buttar giù il secondo piano. L'autorizzazione alla demolizione si può leggere nel prospetto con tutte le autorizzazione dell'impresa edile, rilasciata dal Comune il 31 maggio 2016, con tanto di disegno del progetto che verrà realizzato, un nuovo palazzo moderno a 4 piani. Solo che, dopo che i lavori di demolizione erano già avviati, è intervenuta la Sovrintendenza e tutto è stato fermato».


È inevitabile pensare che ora si aprirà un contenzioso a colpi di carte bollate per dimostrare la legittimità del progetto da una parte e dall'altra parte per dimostrare come i lavori non dovevano essere portati avanti.
«Una demolizione del genere fa perdere pezzi ad un intero quartiere – sottolinea Neglia –. Si abbatte un palazzo antico per cotruirne uno nuovo, inserire una maglia che stona in un tessuto che invece andrebbe preservato. Se c'è tutta questa frenesia di crescere anche a scapito della storia facciamo prima: bombardiamo tutto e ricostruiamo. Credo che da tempo ci sia una incapacità da parte della classe dirigente di questa città a saper conservare. Gli scempi edili non sono solo quelli di Punta Perotti (che pure avevano tutte le autorizzazioni in regola), ma anche questi più piccoli episodi. In città non c'è un regolamento per il rispetto dei colori, non c'è un elenco aggiornato per tutti gli edifici da tutelare. Oggi è intervenuta la Sovrintendenza e sappiamo come finirà: il cantiere fermo diventerà un monumento all'inefficienza chissà per quento tempo».
Con tutte le problematiche che un cantiere comporta in un centro urbano. «Quelle impalcature sono invasive – spiega Neglia -, limitano la visuale per chi attraversa la strada e per le auto in transito. Alcuni negozianti intorno già si stanno lamentando, come non dar loro ragione?».

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