Giovedì 13 Dicembre 2018 | 02:38

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La storia

Corato, in un giorno nascono 4 bambini di etnie diverse: una fotografia del mondo

«Quattro storie differenti, quattro vagiti che invece hanno tutti lo stesso suono, il suono fragoroso della vita»

neonati

Corato: l’esatta rappresentazione del macrocosmo/microcosmo come nel sistema valentiniano. In questa piccola città murgiana è contenuto in scala ciò che (da tempo) succede in tutto il mondo: nell’ospedale Umberto I, in una manciata di ore, sono venuti alla luce quattro neonati ognuno di etnia diversa. Un nigeriano, un cinese, un marocchino, un italiano. Quattro pelli diverse, quattro storie differenti, quattro vagiti che invece hanno tutti lo stesso suono, il suono fragoroso della vita. Perché questo è il Paese nel quale viviamo, un luogo di convivenze malgrado i decreti. Un crocevia di popoli in movimento a dispetto delle barriere e delle fobie. «La vita ha tutti i colori del mondo che è di tutti, nessuno escluso», ha commentato Felice Spaccavento, tra i medici presenti alla nascita di uno dei quattro piccoli. «Ogni differenza è parte del mondo, è la speranza, è il futuro».


Ma vaglielo a spiegare ai nostalgici del Ku Klux Klan, ai teorici delle razze ariane, a chi ancora pretende di srotolare il filo spinato intorno all’inarrestabile potenza dei popoli in movimento.
Anzi, i fattori sono due e molti fanno finta di non capirli: la migrazione dei popoli e la contrazione delle nascite. Negli Stati Uniti di Donald Trump i neonati di origine bianca non-ispanica sono in numero inferiore a quelli delle cosiddette minoranze etniche. La stima è che tra poco più di vent'anni la minoranza in America saranno i cosiddetti wasp, le vespe, cioè i white anglo-saxon protestant i bianco anglo-sassone protestanti, cioè i cittadini statunitensi discendenti dei colonizzatori originari inglesi.
In fondo già oggi a Londra i bianchi autoctoni sono meno degli immigrati. Londra, sì, il cui sindaco laburista Sadiq Khan ha origini pakistane. Metaforico e immaginifico lo spot voluto dallo stesso Khan dopo la protesta di piazza che ha invaso Londra per chiedere un nuovo referendum su Brexit. Khan, com’è noto, si è sempre schierato contro la decisione di far uscire la Gran Bretagna dall’Unione europea. Ed ecco il suo messaggio virale «London is open», Londra è aperta, un video voluto per celebrare la diversità culturale (e non solo di Londra), una serie di porte che si aprono, una dopo l’altra, l’invito ad entrare, il gesto dell’accoglienza, lo stare insieme ciascuno a suo modo. Perché aprendo le porte si aprono le menti.


Ecco cosa si è consumato a Corato, per una straordinaria congiuntura del destino, con quei quattro maschietti venuti a popolare il mondo, quel reparto di Ostetricia divenuto all’improvviso la porta spalancata sul futuro. Un futuro inevitabile, bisognerebbe comprenderlo e riorganizzare in questa luce società, convivenza e cultura.
Ma esiste un sentimento talvolta più forte del prorompere dell’esistenza: la paura. Che non è solo l’elemento psicoanalitico dell'altro da sé. Dal 2001 in poi, da quelle torri devastate dagli aerei dell’odio, la nostra paura ha preso la forma solida di un nemico fisico venuto dal polo opposto, da un’altra civiltà, da una fede cieca. Il terrorismo è diventato una minaccia concreta, è diventato sangue e lutti aiutando i più intolleranti a legittimare il proprio fastidio fisico contro pelli, vestiti, odori, usanze sconosciuti.


«Continua la commedia della tolleranza, la bugia dell’integrazione, la farsa del pluriculturalismo», tuonava Oriana Fallaci dando voce a un Occidente che non vuole fratelli bensì avversari. Come potrai mai conciliare l'ostilità e la convivenza? Sembra impossibile, soprattutto se un processo che andrebbe gestito con sensibilità e lungimiranza lo avveleni con la propaganda, ed è ben noto che alimentare la paura è uno straordinario mezzo di governo.
Ma quei quattro bimbi nella piccola, grande Corato sono l'unica fiduciosa risposta. La risposta dell'ineluttabilità.

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