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Dopo i test d'ingresso a Bari

Medici, organici ridotti al minimo, chi va in pensione non sostituito

L'Ordine definisce la situazione 'drammatica'. Sono quasi 3mila gli studenti che hanno svolto i test per i 300 posti disponibili nell'ateneo barese

sanità medici

Dei tre principali test di ammissione ai corsi di laurea affrontati a Bari, la prova per accedere a Medicina e Chirurgia ha registrato di gran lunga la più alta partecipazione, come del resto accaduto in tutte le altre sedi. Quasi 3mila studenti (67mila in Italia) hanno concorso per 301 immatricolazioni (cui vanno aggiunte le 26 per Odontoiatria) destinate all'Università del capoluogo, che, stando al Censis, è a metà della classifica degli atenei (sul podio, nell'ordine, Pavia, Milano Bicocca e Bologna).
Il 2 ottobre chi ha partecipato alla prova del 4 settembre saprà se potrà frequentare il corso che fa capo al Dipartimento interdisciplinare di Medicina, uno dei quattro della Scuola di Medicina, presieduta dal professor Loreto Gesualdo, struttura di raccordo e di coordinamento per le esigenze di razionalizzazione, gestione e supporto dell’offerta formativa. Peraltro «mantiene i rapporti con il Servizio sanitario nazionale e regionale per garantire l’inscindibilità delle funzioni didattiche e scientifiche con quelle assistenziali».

Detto così, sembrerebbe un idillio. In realtà, i problemi sono diversi e vanno a incidere pesantemente non solo sulla qualità del percorso di studi, ma anche sulle prospettive lavorative delle matricole, molte delle quali, a sentirle ora, sarebbero propense, una volta terminata la specializzazione, a restare nel territorio.
Del resto, da noi le eccellenze ci sono. Per rimanere al Policlinico, e fare solo un esempio, c’è il Dipartimento emergenza e trapianti di organi (Deto): ha come scopo principale la ricerca applicata ai trapianti di rene, fegato, cuore, pancreas e cellule staminali. Il personale docente del Deto svolge attività didattica nei corsi di laurea delle facoltà di medicina e chirurgia, medicina veterinaria, scienze biotecnologiche e nelle relative scuole di specializzazione e dottorati di ricerca (nell’ambito del Deto è presente il Centro regionale pugliese di riferimento per i trapianti di organi).
Sono considerate eccellenze, anche dagli studenti, Urologia, Andrologia e Trapianto di Rene, diretta dal professor Michele Battaglia, o Chirurgia generale e Trapianto di fegato, diretta dal professor Luigi Giovanni Lupo, e adesso anche Cardiochirurgia (quattro i trapianti di cuore da luglio), il cui rilancio voluto dal professor Aldo Milano per raggiungere il livello dei migliori centri europei è cominciato anche con la riattivazione della scuola di specializzazione.

Anche altrove ci sono unità operative importanti, da Ostetricia del Di Venere a Oncologia del San Paolo, in attesa che spicchi il volo l’Irccs, l’Istituto Tumori Giovanni Paolo II. La questione, però, vista anche dalla parte del cittadino, non è accontentarsi dei picchi, ma creare un sistema che garantisca un’assistenza complessiva di qualità (e magari senza lunghe attese), sistema messo a dura prova ad esempio, come purtroppo accaduto, dalla chiusura delle scuole di specializzazione e all’attuale deficit di medici.
Siamo al punto di non avere nemmeno i sostituti per chi va in pensione. Entro i prossimi dieci anni si rischia la paralisi. Ma già adesso siamo al collasso, conseguenza del vincolo dell’1,4% per la spesa del personale imposto alle Regioni dal Patto della salute del 2001. La situazione è talmente grave da aver indotto a fine agosto il ministero della Salute a chiedere i dati aggiornati alle Regioni (il ministro Giulia Grillo ha dichiarato di voler fare cambiamenti già nella prossima legge di Stabilità) in modo da definire le contromisure utili a contrastare la carenza di medici specialisti. Le Regioni sono state invitate a fornire entro settembre le cifre relative alla copertura degli organici dei servizi sanitari territoriali e ospedalieri.

La documentazione della Regione Puglia sarà pronta domani, ma dalle prime anticipazioni si sa che Policlinico e Pediatrico sono in linea col coefficiente di riferimento, mentre la Asl Bari è al di sotto, quindi in teoria ci sarebbero margini per poter assumere medici. I particolari si avranno a breve, ma l'emergenza non finirà certo. E nemmeno le contraddizioni di un sistema che ha prodotto migliaia di medici a spasso, carenze di organico negli ospedali e una programmazione di corto respiro che, se non rivista, determinerebbe, all'incirca al termine della formazione (praticamente decennale) delle attuali matricole, un fabbisogno incolmabile.

«La situazione è drammatica - afferma Filippo Anelli, presidente dell'Ordine dei Medici, diecimila iscritti - e lo sarà ancora di più. C’è la lotta per la concessione delle borse di specializzazione. Per Medicina generale siamo riusciti di recente a raddoppiare il numero da mille a duemila circa (in Puglia sono circa 170, ndr). Ma il problema è un altro. Nella programmazione fatta, già insufficiente, non si è tenuto conto della gobba pensionistica. In dieci anni il 60 per cento dei medici (anche più per alcuni settori, ad esempio i medici di base ndr) andrà in pensione. Tra un po’ avremo carenza di specialisti. Già non abbiamo anestesisti, non avremo ortopedici, pediatri. Bisogna immediatamente intervenire cominciando ad aumentare il numero delle borse di specializzazione».

Gli ultimi dati aggiornati indicano una carenza di medici in Italia che fra dieci anni potrebbe essere almeno di 10mila unità (50 mila i pensionamenti, di cui 1.952 in Puglia), mentre si stima che al prossimo concorso delle scuole di specializzazione si presenteranno in 16mila circa per poco più di 6mila contratti di specializzazione. La sanità costa, come costano le borse di studio che le Regioni in difficoltà non possono permettersi facilmente di ampliare. E comunque si calcola che anche in caso di totale sblocco del turnover, ora rallentato dai piani di rientro causa deficit, non si riuscirà a compensare nel prossimo quinquennio i dipendenti in uscita tra pensionati, prepensionati e chi va dai privati o all’estero.

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