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Io che ho vissuto tra Craxi e Falcone

Io che ho vissuto tra Craxi e Falcone
di Raffaele Nigro

01 Dicembre 2014

di Raffaele Nigro

C’è un libro che sta ottenendo straordinari consensi, è Ricordati di vivere, di Claudio Martelli, pubblicato da Bompiani; un volume di genere ibrido tant’è che è risultato vincitore di due premi diversi tra loro, il Carlo Levi, ad Aliano dove è stato premiato per la narrativa di testimonianza e il Vincenzo Padula ad Acri di Calabria, per la saggistica. Per Martelli il 1992 è uno spartiacque tra due fasi della Repubblica italiana. Per certi versi, sostiene l’autore, due fasi contrapposte, per altri una prosecuzione tra stagioni, senza soluzione di continuità. Martelli ha narrato in questo volume gli anni più difficili della prima repubblica, dalle vicende dei gruppi armati proletari all’attacco che la mafia portava agli apparati dello Stato, le tragiche vicende di Falcone e Borsellino, la dissoluzione del partito Socialista e l’avvento della stagione berlusconiana.

Per cogliere la profondità di queste memorie bisogna accettare un punto di vista etico: Martelli non è scivolato nel nuovo sistema col gattopardismo proprio degli italiani e che è stato di tanti suoi compagni di partito, all’indomani del big bang, della deflagrazione del Partito Socialista, ma si è ritirato in privato e ha osservato a distanza miracoli ed errori commessi,e il mondo che andava mutando. Ha accettato una sorta di esilio in casa, l’abbandono della politica e un ripiegamento sulla scrittura come mezzo di riflessione e voglia di consegnare alla posterità la propria versione degli avvenimenti.

Con tensione narrativa e con sguardo impassibile ci consegna un’autobiografia analitica che è uno spaccato su cinquant’anni di storia del nostro paese, un’analisi straordinaria che ci aiuta a capire la vita del Socialismo nel dopoguerra, dalla nascita dei Comitati di Liberazione Nazionale alla scissione tra Nenni e Saragat, e poi le scelte di un personaggio discusso e amato come Bettino Craxi. Martelli ci affida un volume di memorie straordinario, denso, utilissimo, dove si combinano fatti privati e vicende pubbliche. Un libro a mio modo di vedere, onesto, destinato a far discutere e ad alimentare il dibattito non solo storiografico, a restare, perché scritto con la passione del politico che ha partecipato in prima persona ai mutamenti di un paese attraversato da grandi rivoluzioni sociali e culturali e da un uomo che si è sempre ricordato di vivere e non fa misteri: non ha mai dimenticato passioni private, piccoli peccati, viaggi e continui innamoramenti.

SILENZIO - Un libro che Martelli costruisce in vent’anni di silenzio, mentre va meditando sulla propria vita, sul pensiero dei politici recenti e sui filosofi del passato e dopo aver fatto proprio l’imperativo di Goethe: ricordati di vivere. Vivere cioè a tutto campo. Ciò che fa guadagnare all’autore del saggio che è anche uno scanzonato reportage narrativo sul passato prossimo la simpatia dei lettori,o almeno dell’estensore di questa nota. Intanto si sono accumulate pagine, quasi un memoriale di Sant’Elena, sono state analizzate e descritte figure di primo piano e deuteragonisti della politica nazionale, da Togliatti, De Gasperi, Andreotti, Moro, Nenni, Saragat, a Craxi e creature del proprio privato, dalle compagne che hanno condiviso con lui gioie e amarezze, ai figli, alle molte avventure della quotidianità e disavventure, come il viaggio a Malindi con l’accusa di detenzione di stupefacenti da cui Martelli sarà costretto a difendersi non solo dalla polizia locale ma dagli attacchi della stampa italiana, con la progressiva consapevolezza che quando si cade dal piedistallo è facile vedersi coprire di polvere.

Si parte dagli anni universitari alla Statale di Milano, l’insegnamento della Filosofia e poi la scelta di entrare in politica e l’incontro nel 1967 con Bettino Craxi, che Martelli descrive come un omone allegro, talvolta greve ma simpatico e geniale. Un uomo al quale, il futuro delfino, braccio destro, confidente e amico, deve molto sul piano della formazione umana e politica. Si prosegue con un mutamento radicale avvenuto vent’anni più tardi, con la decisione del Partito di candidare Martelli in Sicilia, la partenza per Palermo contravvenendo alle preoccupate raccomandazioni di una madre, trapanese d’origine, di accettare il mandato. Poi la nomina a Ministro di Grazia e Giustizia e l’incontro con Giovanni Falcone che gli spiegherà in che consista in Sicilia il passaggio dalla Mafia a Cosa Nostra, come abbia il volto semplice del contadino quello di Totò Riina.

Non sarà facile provare a smantellare il regno dell’antistato, mentre deflagra il progetto con l’assassinio di Falcone e a poca distanza di Paolo Borsellino. Tra il 1987 e il ’92 si susseguono anni difficilissimi, le vicende giudiziarie avviate dal pool Mani pulite, l’accusa di finanziamento illecito dei partiti, la rottura con Craxi, l’accanimento di Antonio di Pietro e del tribunale di Milano, la deflagrazione dei partiti di governo, Democrazia Cristiana e Partito Socialista, la partenza di Craxi per la Tunisia, il ritiro di Martelli dalla scena politica, proprio in un momento in cui sta per fare il grande salto e prendere in mano il partito. Di tutto questo si parla in Ricordati di vivere, un libro intenso le cui pagine ognuno avrebbe voluto scrivere, le cui vicende ognuno avrebbe voluto vivere,quali che siano i giudizi morali, forse facili da tranciare su una stagione ormai conclusa e su un destino travolto dagli eventi. Quello di un uomo che è stato protagonista per un decennio della scena politica nazionale.
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