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Ma cosa succede agli italiani? È vero che si sono contagiati con il virus della lettura? Eravamo - parliamo al passato - agli ultimi gradini degli indici di lettura

Libri

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Ma cosa succede agli italiani? È vero che si sono contagiati con il virus della lettura? Eravamo - parliamo al passato - agli ultimi gradini degli indici di lettura. Un po’ lo siamo ancora, rispetto ai popoli nordici «divoratori» di pagine, ma stiamo risalendo in modo vorticoso se gli ultimi dati di vendita danno un +44% alle vendite di libri nei primi sei mesi del 2021. Il raffronto è con il 2020, quando evidentemente, freschi di lockdown, eravamo sui divani a ingrassare e guardare serie Tv. Poi, qualcosa sarà cambiato.

E all’improvviso, ci siamo ricordati dell’esistenza del libro, di quel «compagno» di carta che, amava dire Franz Kafka, è l’ascia capace di rompere il mare ghiacciato che è dentro di noi. Col calore afoso che viviamo in questi giorni, non riusciamo a immaginare i mari ghiacciati, ma soffermiamoci su questa affermazione e sui tempi grigi che abbiamo vissuto. Un po’ solitari, decisamente deserti e distanziati.

In questa glaciazione della socialità casciara, chissà, può essere scattata la molla della libreria, la spinta verso l’edicola, la ricerca della parola scritta, della conoscenza e della cultura. Più i video ci rimbalzano idiozie sul cellulare, più (forse) cerchiamo qualcosa di solido, di vero, di palpabile.

Il mercato del libro, però, non è così facile da interpretare. Non basta sciorinare cifre per capire il mondo complesso della lettura. Infatti, attenzione: il passo in avanti segnala il fenomeno dell’acquisto e non dell’azione di leggere. Questo va precisato, onde evitare inutili trionfalismi. Eppure è già un risultato, è il segnale di un bisogno, è il primo movimento verso quella che - speriamo - possa essere una riscossa. Che sia stata una lettura «pandemica», che abbia giocato un ruolo il maggior tempo libero e l’addio alle troppe uscite, non possiamo saperlo. Possiamo immaginare che qualcuno abbia deciso finalmente di ben utilizzare (senza farlo scadere!) il «Bonus» che docenti e 18enni ricevono allo scopo di poter acquistare cultura. E possiamo immaginare che, non essendoci nei mesi passati i grandi concerti, qualcuno abbia speso il denaro del Bonus per acquistare volumi e non più biglietti per eventi musicali. Però sono solo ipotesi. E restano così, sospese in quella meraviglia del dubbio che è però la fonte della curiosità.

E allora, anche noi, curiosissimi, andiamo a fotografare questo «strano» e bellissimo fenomeno del lettore liberato dalla cecità, dell’italiano medio attratto finalmente dal libro, quel vocabolario in disordine in cui magicamente le parole trovano casa e si accomodano, dandoci piacere. Libri, autori, festival: quanti ce ne sono e quanti ne vediamo sia... in presenza, che con la Dad della Tv e di internet. Anche i vituperati festival (ne abbiamo parlato di recente in queste pagine) portano un po’ di festa - appunto - nella lettura, dimostrando al grande pubblico che il libro non è noioso, che può generare il circolo virtuoso della discussione e che trascina l’economia, il turismo (esempio: Polignano, il «Libro possibile»), ma soprattutto una cosa di cui a volte dimentichiamo l’importanza: la cittadinanza, il nostro essere colti e partecipi.

In questi tempi «coviddati», carichi di virologi, bollettini e discussioni scientifiche, abbiamo forse soppesato l’importanza della comprensione delle parole, la bellezza dell’essere cittadini pensanti, cosa che a chi ci governa non interessa, anzi, spesso non piace. Perché se sappiamo, decidiamo. Se sappiamo, possiamo contestare.

Ma eccoci al dubbio... Le statistiche non fanno l’identikit dei lettori e non possiamo sapere se si tratta di nuovi lettori o di vecchi lettori che acquistano più libri. La scommessa delle politiche culturali degli ultimi anni è stata quella di portare la lettura nei quartieri, di diffondere e sostenere le biblioteche e le esperienze di comunità (in Puglia tanti esempi), di far fronte alla crisi dei librai (peccato che si dimentichino sempre dei giornali!). Ma possiamo dire che la battaglia è vinta? Possiamo dire che la parola scritta e quella orale siano comprensibili a tutti? Una scena vissuta in fila per la vaccinazione: «Signore, lei vuole Astrazaneca?». «No, io faccio la macedonia». Quella che ai telegiornali si chiama «mix» di vaccini o vaccinazione eterologa. E ancora: «Ma lei ha consultato il nostro portale?». «No, ieri alla Asl ho trovato tutto chiuso».
Sì, abbiamo fatto un po’ di strada, ma dobbiamo farne ancora.

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