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Non è solo colpa del caldo se la Puglia va in black out

Lecce, ennesimo emergenza black out in Salento

Come avviene nei titoli di coda dei film, ogni riferimento all'ondata di calore che sta investendo la Puglia e altre zone del Paese è puramente casuale. L'oggetto in questione sono i black out che hanno caratterizzato il fine settimana soprattutto in Salento, con intere comunità senza elettricità per diverse ore e la parossistica situazione registrata a Copertino dove, anche in seguito ai problemi sorti nel locale ospedale, comunque tamponati dalle stazioni mobili dell'Enel, viene annunciata una class action contro i disservizi catalogati nel week end.

Non migliore lo scenario che si è prospettato anche a inizio di settimana, visto che ieri i server del Comune di Lecce sono andati in tilt proprio in seguito ai continui «buchi» nell'erogazione dell'energia elettrica.

Ora, che si possano verificare dei problemi nella fornitura di un bene oggi essenziale come l'energia elettrica è nell'ordine delle cose. Quello che appare in un certo senso inaccettabile o al massimo non condivisibile, è l'idea appunto di individuare il «ceppo» responsabile di questi disservizi, ovvero il caldo africano che mette a rischio le condotte interrate della media tensione. Siamo in una zona che in questi ultimi giorni ha registrato temperature medie molto alte, non vi è dubbio, ma ci sono zone del pianeta che segnano temperature stabilmente intorno ai 46 gradi (Dubai e dintorni per avere una idea) e dove, fatta esclusione per eventi straordinari se non eccezionali, non si registrano queste inefficienze di giornata.

Per avere un quadro complessivo dello scenario è opportuno ricordare che la Puglia, grazie ai suoi impianti e ad un notevole apporto della produzione cosiddetta pulita (eolico, fotovoltaico), è una regione esportatrice di energia elettrica ma che alle soglie del terzo millenio deve fare i conti con le differenze più che con le sintonie dei Paesi più progrediti. A volte, di fronte a queste situazioni, ci si sente davvero scarti della globalizzazione più che protagonisti della stessa, sia sul piano sociale che economico: condizionatori che non funzionano, illuminazione naturale, attività produttive parzialmente penalizzate se non bloccate in assenza dei generatori alimentati a combustibile, computer in tilt (le batterie non durano in eterno) sono solo alcuni degli incidenti di percorso che si incontrano in un week end senza energia elettrica. Fino al caso specifico – per fortuna risolto – dell'ospedale di Copertino.

Che cosa apprendere da queste esperienze non nuove e soprattutto cosa fare per il futuro? Invece di dare sempre e soltanto la responsabilità al caldo, sarebbe opportuno cercare di approfittare del piano per la ripartenza e la resilienza per modernizzare anche il sistema della distribuzione dell'energia elettrica nella regione ed evitare inefficienze e dispersioni. La transizione ecologica, che è anche transizione energetica, non è soltanto piantare una pala eolica in più o semminare il fotovoltaico nei campi agricoli, ma migliorare anche l'impiantistica esistente per vivere in una Puglia più moderna ed efficiente. L'obiettivo, insomma, è quello non di mettere fine agli stereotipi sul sud arretrato, ma fare in modo che questi stereotipi – che certi episodi ci ricordano puntualmente – non si trasformino per forza di cose in archetipi. Anche su questi aspetti va superato se non arginato il divario esistente tra nord e sud. Non è solo una questione di risorse che, per fortuna, sono in arrivo, ma anche di scelte politiche e di scelte strategiche da tramutare in azioni (questi sono gli anni decisivi) per non essere condannati a vivere una vita sociale ed economica a bassa risoluzione.

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