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Il bacio di Biancaneve e il passato da cancellare

Specchio servo delle mie brame qual è l’ultima trovata del Reame?

Il baciodi Biancanevee il passatoda cancellare

Specchio servo delle mie brame qual è l’ultima trovata del Reame? Se il Reame è quello del politicamente corretto allora è presto detto: secondo due giornaliste del «SFCare», reduci da un giro a Disneyland, il bacio del principe azzurro all’inconsapevole Biancaneve sarebbe una specie di molestia. «Non siamo tutti d’accordo che quello del consenso nei primi film della Disney è un aspetto problematico?», scrivono Katie Dowd e Julie Tremaine. Roba che Flaiano andrebbe rovesciato del tutto: la situazione è sciocca ma è anche seria.

Anzi serissima. Il numero di messaggi arrivati al parco divertimenti affinché il bacio «rubato» non sia più il coronamento dell’attrazione la dice lunga sull’umore collettivo. Di fatto, le due giornaliste non hanno sparato una boutade isolata ma semplicemente dato fiato a un sentire che ci ha messo un attimo a traboccare.
E Biancaneve non è certo l’unica vittima. Già altri classici senza tempo, in proiezione sulla piattaforma Disney+, avevano meritato un «bollino di avvertimento»: Dumbo, ad esempio, per quei corvi che scimmiottano i minstrel, gli artisti bianchi colorati di nero. O gli Aristogatti con i due perfidi Siamesi con gli occhi a mandorla e le bacchette in mano. E che dire degli indiani d’America stereotipati in Peter Pan o dei cani dall’accento straniero in Lilli e il vagabondo? Nulla sfugge al controllo occhiuto del politicamente corretto che ormai, da mane a sera, batte in lungo e in largo tutta la produzione culturale d’Occidente per stanare il machista, il fascista, il razzista annidato tra le pieghe della favola o nell’incauto dialogo di un film.

E in questa caccia 2.0 al nazista immaginario i cartoni animati se la sono cavata tutto sommato a buon mercato, con un marchio e qualche reprimenda. Una sorte più adulta è toccata a pellicole come Via col Vento scaraventata fuori dal catalogo della Hbo o alle statue dei vari Cristoforo Colombo o Winston Churchill, tirate giù senza troppi complimenti. È la furia della cancel culture, quella specie di cesoia culturale che pota il passato a immagine del futuro che si vorrebbe costruire.
Iniziata in modo quasi estemporaneo, la moda della «cancellazione» è diventata un incubo da cui non c’è riparo, complice soprattutto l’auto-razzismo d’Occidente.

Il progresso a queste latitudini è ormai una costruzione per negazione: se vuoi andare avanti devi bollare, cancellare, espellere, censurare. Naturalmente senza nessun omaggio alla complessità o alla contestualizzazione. Il modello è quello social, da bar dello sport: chi grida di più e abbatte più statue vince il primo premio. Quale sia il riconoscimento non è dato saperlo. L’unica certezza è quella di abitare una società sempre più bigotta, bacchettona, raggomitolata su se stessa. Tra qualche tempo sarà impossibile scrivere un rigo senza vedersi calare addosso le Erinni del politicamente corretto. A destare qualche reazione non è servita nemmeno la decisione della Howard University, quella dove ha studiato la vicepresidente Usa, Kamala Harris, di bandire gli studi classici. Roba da suprematisti bianchi, dicono. Gli intellettuali di casa nostra, quelli che ci tritano i neuroni con l’importanza del liceo classico e della formazione umanistica, tacciono ossequiosi per non vedersi bollare pure loro, insieme a Dumbo, come cavernicoli retrogradi.

E così fra mattane estemporanee e accondiscendenza diffusa il delirio continua indisturbato. Nel frattempo, si prende quello che c’è. Ed è già un miracolo che ci abbiano fatto festeggiare il Dantedì. Qualche anno fa, infatti, un gruppo di ricercatori consulenti delle Nazioni Unite aveva denunciato l’antisemitismo e l’islamofobia del Sommo Poeta, suggerendo di espellerlo dai programmi scolastici (te pareva...). Non li ascoltarono, stranamente, forse perché troppo in anticipo sui tempi. Oggi la loro proposta sarebbe oggetto di qualche dotta discussione in prima serata tv. A questo punto è probabile che abbiano ragione le due giornaliste che hanno «cotto» il principe azzurro sulla griglia del MeToo. Quel bacio, con annesso risveglio, è stato un errore. Se il mondo ha preso questa china, meglio rimanere a dormire.

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